IL REPORT

Cybersecurity, il Covid-19 è anche pandemia digitale

Secondo i dati di Check Point il 95% delle aziende ha sperimentato problemi di sicurezza legati allo smart working. Boom di phishing

13 Ago 2020

F. Me.

Machine learning systems , accurate facial recognition biometric technology and artificial intelligence deep learning concept. 3D Rendering of Man face and dots connect with city background.

L’emergenza Covid-19 potrebbe diventare anche una pandemia digitale. Check Point Software Technologies ha analizzato i dati e gli eventi di sicurezza informatica relativi a questa pandemia e, secondo una ricerca condotta con Dimensional Research, emerge che il 95% delle aziende ha sperimentato problemi di sicurezza legati allo smart working.

La ricerca rivela anche che il 61% delle aziende si preoccupa dei rischi per la sicurezza e dei cambiamenti necessari per facilitare lo smart working, il 55% cerca come migliorare la sicurezza dell’accesso da remoto e il 49% richiede più sicurezza anche per gli endpoint. La pandemia Covid-19 ha colto aziende e dipendenti sostanzialmente impreparate a un lavoro da remoto di tipo massivo. Si sono rese necessarie modifiche veloci all’infrastruttura per gestire gli accessi (partendo dalla creazione di Vpn e al passaggio al cloud) e si è fatto ricorso massiccio alle piattaforme di videoconferenza, che sono comode “ma se non vengono attuati gli accorgimenti necessari possono diventare estremamente rischiose per la sicurezza aziendale”, spiegano gli epserti.

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La situazione si complica se l’accesso ai file avviene da infrastrutture personali, magari non aggiornate all’ultima release o non protette adeguatamente tramite sistemi antivirus completi. Oltre a queste minacce legate all’hardware, nell’ultimo periodo sono aumentati notevolmente i rischi legati all’interazione umana e a phishing.

Attacchi sempre più sofisticati

Gli hacker sanno riposizionarsi molto in fretta e hanno cominciato prima a creare siti legati al Coronavirus, con oltre 4.000 domini nuovi riconducibili al virus in poche settimane, l’8% dei quali è sospetto o malevolo, poi hanno iniziato ad attaccare direttamente le persone inviando un’enorme mole di e-mail phishing a tema Covid-19. Il picco è stato raggiunto il 28 marzo con 5.000 attacchi riconducibili al virus. Un’analisi di Check Point svolta in Italia ha dimostrato che più di un sito su dieci registrato nel periodo e legato ai temi della salute è malevolo. Poi, con l’avvio della Fase 2, e dell’attivazione degli aiuti di Stato, si sono diffusi domini ingannevoli con invio di e-mail che diffondono malware per approfittare di questo nuovo tema d’interesse. Ad esempio, nel solo mese di nel marzo 2020 sono stati registrati 2.081 nuovi domini legati a sussidi, fondi e supporti statali (di cui 38 malevoli e 583 sospetti). ‘La particolarità italiana è senza dubbio l’altissimo tasso di attacchi attuati tramite e-mail phishing rispetto alla media del resto del mondo (89%, rispetto al 57% globale) e, soprattutto, che per veicolare i malware vengano utilizzati documenti .xls, con un’incidenza doppia rispetto alla media internazionale (30,1%, rispetto al 14,8% globale).

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