L'INDAGINE

Cybersecurity, in un anno minacce in crescita del 76%

Il report di Exprivia: attacchi in aumento nonostante nel periodo luglio-settembre si sia registrato un ridimensionamento dei casi. Migliora al Sud l’indice sulla sicurezza informatica dei dispositivi IoT

28 Ott 2022

Veronica Balocco

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Anche gli hacker vanno in vacanza. Secondo il nuovo ‘Threat intelligence report’ dell’Osservatorio cybersecurity di Exprivia (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO) sulle minacce informatiche in Italia, nel periodo estivo sono diminuiti gli attacchi e gli incidenti informatici mentre si è riaperta leggermente la forbice tra i primi e i secondi: segnali che evidenziano come il cybercrime viaggi in parallelo con l’attività economica.

Tra luglio e settembre 2022, l’indagine registra 251 attacchi, 203 incidenti – ovvero attacchi andati a buon fine – e 27 violazioni della privacy. Netta la diminuzione dei fenomeni osservati (481 in totale) rispetto ai 766 del trimestre precedente, con un calo del 34% degli attacchi e del 43% degli incidenti, mentre per le violazioni della privacy non emerge una variazione significativa.

Terzo trimestre in peggioramento del 76% anno su anno

“Dopo un periodo in cui le minacce informatiche sono cresciute continuamente, nei mesi estivi si è verificato un considerevole ridimensionamento dei casi e un allargamento della forbice tra attacchi e incidenti – commenta Domenico Raguseo, direttore Cybersecurity di Exprivia -. Paragonando, però, il terzo trimestre del 2022 allo stesso periodo dell’anno precedente, si nota un sensibile peggioramento della situazione, e riteniamo il dato del trimestre più correlato a una “pausa” estiva che a una migliorata capacità difensiva dell’ecosistema. Temiamo, infatti, che i primi mesi del 2023 possano riservare molte insidie”.

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Nonostante la riduzione dei casi rispetto ai mesi precedenti, infatti, il terzo trimestre dell’anno risulta sensibilmente peggiore rispetto allo stesso periodo del 2021 (con una crescita del 76%), quando i fenomeni registrati erano stati 273. Secondo l’Osservatorio di Exprivia il settore Finance – che comprende dagli istituti bancari alle assicurazioni, alle piattaforme di criptovalute – pur registrando un trend in diminuzione rispetto al trimestre precedente, rimane quello maggiormente bersagliato dagli attaccanti, con 177 casi rilevati tra luglio e settembre. Al secondo posto il settore Software/Hardware, quindi società Ict, di servizi digitali, piattaforme di e-commerce, dispositivi e sistemi operativi, con 71 casi contro i 130 del trimestre precedente. Questo settore conferma un incremento a settembre, in concomitanza con la ripresa delle attività economiche e commerciali. Il settore Industria si conferma al terzo posto con 55 casi, mentre la Pubblica amministrazione resta in linea con il trimestre precedente (48 casi) segnando un significativo trend al ribasso nell’andamento dei fenomeni, mentre primeggiava durante la fase più acuta della pandemia di Covid-19.

Crimine informatico dietro all’87% dei casi

Il rapporto stilato dal gruppo Ict pugliese – che prende in considerazioni 113 fonti aperte (siti di aziende colpite, siti pubblici di interesse nazionale, agenzie di stampa online, blog e social media) – rileva che l’87% dei fenomeni è attribuibile ad attività legate al crimine informatico, ormai da sette trimestri in cima alle motivazioni degli attaccanti. A netta distanza hacktivism – ovvero azioni di disobbedienza civile in rete – (8% circa), e data breach (6% circa). Crolla vertiginosamente il cyber warfare (guerra cibernetica) che, con lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, si era aggiunto alla lista delle motivazioni degli hacker registrando un’impennata nel secondo trimestre del 2022, fino a quasi scomparire nel terzo (-96%).

Banking online in cima alla classifica dei pretesti

Se tra i pretesti usati dagli attaccanti primeggia il banking on line, compare anche il security alert – una vera e propria trappola per trarre in inganno gli utenti indotti, ad esempio, a fornire informazioni riservate – seguito dagli aquisti virtuali.

Phishing/social engineering la tecnica più usata

Tra luglio e settembre torna al primo posto tra le tecniche di attacco il phishing/social engineering con 248 casi, confermando però un trend discendente nel corso dell’anno. Seguono i malware, ossia vettori di attacco volti a sottrarre informazioni sensibili (172 casi, in diminuzione del 45% rispetto al trimestre precedente) mentre gli attacchi Ddos (malfunzionamento o interruzione dei servizi informatici) passano dai 112 casi del secondo trimestre a un solo caso registrato nei mesi estivi.

Il recupero del Sud sui dispositivi IoT

Dal report di Exprivia emerge, inoltre, che in Italia i dispositivi IoT sono cresciuti del 6% e i nuovi indici elaborati dall’Osservatorio evidenziano un forte recupero del Sud nel rapporto tra dispositivi sicuri e non. Migliora anche il rapporto tra servizi digitali analizzati e vulnerabilità identificate su tutto il territorio nazionale, con maggiore intensità al Nord, che mantiene comunque un ritardo rispetto al Centro-Sud poiché i servizi digitali a disposizione del cittadino continuano a essere maggiormente presi di mira dagli hacker

Ai dispositivi analizzati (come telecamere di video sorveglianza o stampanti), si aggiungono all’analisi dell’Osservatorio quelli medicali, dei quali solo l’8,6% è vulnerabile, risultando quindi meno a rischio rispetto agli altri.

“Nell’ultimo trimestre si riscontra una maggiore consapevolezza del Sud sui danni che può provocare una inefficace gestione della sicurezza dei dispositivi IoT – prosegue Domenico Raguseo – rispetto a quanto evidenziato in precedenza. Questo ci fa ben sperare anche sul lavoro dell’Osservatorio, che mira proprio a sensibilizzare su temi legati alla cultura della sicurezza informatica, non solo delle imprese ma anche degli ecosistemi individuali”.

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