IL REPORT

Cybersecurity, le aziende italiane in cerca di una strategia

Secondo un’indagine di Vmware in collaborazione con Forrester, la principale difficoltà è rappresentata dalla scarsa visibilità end-to-end sui network. E nella metà dei casi manca un approccio integrato nello sviluppo dei sistemi informativi

30 Apr 2020

Domenico Aliperto

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Il 57% dei responsabili It delle aziende del mercato Emea (il 50% in Italia) ritiene che sia molto difficoltoso avere una visibilità end-to-end della propria rete. Inoltre, più di un terzo degli intervistati (il 37% in Emea, il 38% in Italia) pensa che le sfide associate a questa mancanza di visibilità abbiano portato a un disallineamento tra i team di sicurezza e quelli It. Inoltre, il 29% dei responsabili It in Emea non ha in programma di implementare un’unica strategia It e di sicurezza. Percentuale che in Italia raggiunge ben il 50%, dimostrando una scarsa volontà di agire secondo una regia unica. A dirlo è una ricerca globale che Vmware realizzato in collaborazione con Forrester per misurare la crescente attenzione strategica rivolta alla rete per garantire connettività, sicurezza intrinseca e delivery delle app.

I team di rete ancora troppo poco coinvolti nell’ambito strategico

L’evidenza emersa deriva probabilmente da un elemento di fondo: solo un terzo (38%) dei team di rete è infatti attualmente coinvolto nello sviluppo di strategie di sicurezza, percentuale che nel nostro Paese raggiunge il 46%. Tuttavia, il 60% (il 66% in Italia) di questi è coinvolto nell’esecuzione della stessa. Un risultato che evidenzia che i team di rete non sono percepiti come paritari rispetto agli altri team It o di sicurezza, quando si tratta di definire le strategie di cybersecurity.

Dato questo in netto contrasto con il fatto che la trasformazione della rete è considerata essenziale per fornire i livelli di resilienza e sicurezza richiesti oggi dalle aziende, con il 43% delle organizzazioni europee che afferma che essa ha rappresentato e rappresenterà per loro una priorità chiave tra il 2019 e il 2021.

Le organizzazioni hanno bisogno di una strategia comune e di responsabilità condivise per stabilire un modello di sicurezza coerente e per raggiungere gli obiettivi strategici identificati come prioritari. In particolare, secondo quanto riportato da Forrester, le aziende individuano nella maggior sicurezza (per il 55% degli intervistati in Emea, il 46% in Italia), nell’innovazione tecnologica (56% Emea, 54% Italia) e nella capacità di rispondere più velocemente (56% Emea, 62% Italia) le priorità strategiche.

La mancanza di coesione nei team It

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Oltre a una certa discrepanza nel modo in cui viene percepito il ruolo della rete nell’ambito della sicurezza, c’è una mancanza di coesione all’interno dei team It e di sicurezza su chi è responsabile della sicurezza della rete stessa.

“Le aziende che cercano di adattarsi alle condizioni di mercato in rapida evoluzione puntano alla capacità di connettere, eseguire e proteggere le applicazioni moderne in modo coerente ed efficiente, dal data center e attraverso qualsiasi cloud, fino al dispositivo”, dichiara in una nota Jeremy Van Doorn, Sr Director of Systems Engineering, Software Defined Data Center di Vmware, area Emea. “È proprio la virtual cloud network a offrire tutto questo. La rete deve essere riconosciuta come il Dna di qualsiasi moderna strategia cloud, app e di sicurezza, e dovrebbe essere considerata come un elemento strategico e non solo come un semplice impianto”.

Le differenze priorità a livello di team

La ricerca mette in luce anche la differenza nelle priorità dei team It e di sicurezza. A livello globale, la priorità maggiore per l’It è l’efficienza (51%), mentre i team di sicurezza si concentrano sulla risoluzione degli incidenti (49%). Il 45% degli intervistati in Emea e il 50% in Italia riconosce che una strategia unica e consolidata potrebbe contribuire a ridurre le violazioni dei dati e a identificare più rapidamente le minacce. Tuttavia, l’84% degli intervistati (l’86% in Italia) ammette che fra team di sicurezza e It spesso non esiste un rapporto di stretta collaborazione. Più della metà delle organizzazioni in Emea, ma solo il 42% in Italia, desidera passare a un modello di responsabilità condivisa nei prossimi 3-5 anni, in cui l’architettura di sicurezza It (per il 58% in Emea, per il 48% in Italia) e la sicurezza in cloud (per il 43% in Emea, per il 40% in Italia) siano condivise tra team It e di sicurezza; ciò richiede quindi una collaborazione molto più stretta di quella attuale. Per quanto riguarda la risposta alle minacce, se in Emea il 51% degli intervistati auspica una responsabilità condivisa, in Italia è solo il 30% a pensarla cosi, con il 48% degli intervistati che opta perché la responsabilità sia dell’It.

“Assistiamo a un aumento esponenziale della connettività e all’adozione di ambienti multi-cloud per costruire, eseguire, gestire e proteggere le applicazioni, e il ruolo abilitante nell’offrire tutto questo, dal data center al cloud pubblico e al edge, risiede nella rete”, continua Jeremy Van Doorn. “Centrale è la possibilità di usare la rete per proteggere i dati in tutta l’organizzazione, dalla base all’utente. Questo è possibile solo se la rete è software-delivered, e solo attraverso un approccio coeso e collaborativo all’interno dell’It. Il virtual cloud offre una connettività e una sicurezza costanti e pervasive per le applicazioni e i dati ovunque essi risiedano. “La sicurezza dovrebbe essere sempre più considerata come uno sport di squadra, eppure stiamo ancora vedendo organizzazioni che continuano ad adottare un approccio a silos. La chiave del successo dell’It e della sicurezza moderni è lavorare insieme con responsabilità e piani condivisi, garantendo che ogni elemento della sicurezza, compresa la rete, sia integrato alla base della propria strategia fin dall’inizio”.

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