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IL MONITORAGGIO

Cybersecurity, lo spam rallenta la corsa. La Cina primo “produttore”

In diminuzione del 4% l’invio d junk mail che vale comunque il 52% del traffico complessivo. Anche Stati Uniti e Germania sul podio

24 Apr 2019

Lo spam rallenta la corsa. Il ritmo delle email non richieste diminuisce registrando nel 2018 una contrazione del 4% rispetto all’anno precedente. Lo illustra Statista secondo cui il 12% dello traffico mondiale di spam proviene dalla Cina, il 9% dagli Usa, il 7% dalla Germania.

Nonostante la diminuzione, lo spam rappresenta complessivamente il 52% di tutte le e-mail inviate in tutto il mondo lo scorso anno: il 74,15% delle email di spam, riporta il sito, aveva una dimensione inferiore a 2 KB.

La diffusione delle junk mail si condensa intorno a eventi particolarmente rilevanti. Nei primi mesi del 2018 è stato il Gdpr a fare da catalizzatore. In generale si è trattato di spam B2B, principalmente inviti a seminari, webinar e workshop a pagamento, che promettevano di spiegare i dettagli del nuovo regolamento europeo e le sue implicazioni per il business. Cercando di accedere ai dati personali dei clienti di aziende note, sono state inviate e-mail di phishing relative al Gdpr chiedendo di aggiornare le informazioni sull’account. Gli utenti che hanno seguito il link nel messaggio e inserito i dati richiesti immediatamente se li sono visti sottrarre dai truffatori.

Anche la Coppa del Mondo Fifa ha fatto impennare le truffe. In questo caso sono stati sfruttati il tema della Coppa del Mondo attraverso un’ampia varietà di metodi basati sull’”ingegneria sociale”. I criminali informatici hanno creato falsi siti di Web partner Fifa per accedere ai conti bancari delle vittime, effettuare attacchi mirati e creare pagine di accesso fake.

Picco di spam anche in occasione del lancio di iPhone X, presumibilmente da società cinesi che offrono accessori e gadget di replica. Tali messaggi reindirizzano il destinatario a negozi online generici di nuova creazione, che accettano volentieri i pagamenti.

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