Dove archiviare i dati? Gli italiani preferiscono lo smartphone - CorCom

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Dove archiviare i dati? Gli italiani preferiscono lo smartphone

I consumatori esigono dalle aziende protezione dei dati sensibili ma si fidano poco dei social, rivela il Trend Radar di Samsung diffuso a margine del Mese europeo della sicurezza informatica.

31 Ott 2019

Patrizia Licata

giornalista

Gli utenti online sono sempre più attenti al modo in cui vengono trattati i loro dati personali e pretendono molto di più dalle aziende che devono gestirli. Lo rivela il Trend Radar di Samsung diffuso a margine del Mese europeo della sicurezza informatica. L’iniziativa, intesa a sensibilizzare i cittadini sull’importanza della protezione, della sicurezza e della privacy, ha fatto luce sui valori che gli italiani attribuiscono al tema, soprattutto in ambito mobile (studio condotto con metodologia WOA su 2000 persone tra i 20 e i 50 anni). Emerge così che lo smartphone detiene un ruolo centrale per gli utenti perché rappresenta il principale dispositivo hi-tech di archiviazione delle informazioni personali, ed è anche quello in cui risiedono i dati sensibili che preoccupano maggiormente gli italiani, ovvero informazioni bancarie, foto e video, e dati personali.

Domina lo smartphone

Lo smartphone è il dispositivo tecnologico più utilizzato per l’archiviazione di informazioni personali, quello su cui gli italiani conservano moltissime informazioni sia personali sia lavorative: quasi 1 italiano su 2 condivide dati e documenti aziendali sul proprio telefono.

Lo smartphone, protagonista tra i dispositivi mobile, è il preferito da 1 italiano su 3, e viene utilizzato in ogni momento della giornata, per navigare, chattare, fare shopping, ma anche per svolgere pratiche più delicate come effettuare un bonifico da internet banking o un pagamento contactless.

Un italiano su 3 si sente sicuro nel conservare tutto nel proprio telefonino perché lo porta sempre con sé (51%) ed è più semplice e più pratico da utilizzare rispetto, per esempio, a un computer (29%). L’affidabilità è legata, principalmente, al pin numerico (66%), all’antimalware (55%), e ai continui aggiornamenti del software (52%).

Le preoccupazioni degli italiani: tra Internet banking e social

In via generale, per qualunque dispositivo hitech, i principali strumenti con cui gli italiani proteggono i dati sensibili sono programmi antivirus (78%), caratteri speciali nelle password (69%) e cambio frequente delle password stesse (61%). Le principali preoccupazioni di sicurezza sono invece legate al Pin della carta di credito (86%) e alla password dell’Internet banking (82%). Il 64% cita il timore di perdere foto e immagini personali (64%), che ormai si scattano quasi esclusivamente con lo smartphone e vengono condivise sui social network.

Per gli italiani ciò che mette più a rischio i dati personali è infatti l’apertura di siti non certificati (64%) e l’utilizzo dei social network, dove il 59% del campione teme di poter subire un furto di dati. Vengono considerate pericolose anche le email fraudolente (52%) e le connessioni wifi libere (46%). Il 72% degli italiani dichiara inoltre di sentirsi vulnerabile quando naviga sui social; il 68% teme di essere esposto quando clicca su link promozionali.

Rafforzare le protezioni sul cloud

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Sicurezza

Secondo Gabriele Faggioli, Presidente del Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica) e responsabile scientifico dell’Osservatorio Information Security & Privacy del Politecnico di Milano: “In linea generale è consigliabile avere un atteggiamento parsimonioso nella gestione dei dati, sia nella quantità che nel trasferimento verso dispositivi mobile. Peraltro, è consigliabile evitare di lasciarli incustoditi o affidarli a persone terze”.

Tuttavia, anche se le preoccupazioni che emergono dallo studio, come il furto del Pin della carta di credito o la password dell’Internet banking, sono del tutto legittime, “occorre ricordare, ad esempio, che è molto difficile violare la password e i sistemi di strong authentication dell’Internet banking”. Molto più delicato – prosegue Faggioli – è invece il contenuto delle chat, le immagini e i video reperibili sui social network. Inoltre, va ricordato che essendo molti contenuti dello smartphone archiviati in cloud, e non residenti sul device, le password numeriche e le sequenze tracciate sono misure di sicurezza basse”.

I Security Days di Samsung

Il Trend Radar di Samsung ha anche indagato la percezione degli italiani sulla sicurezza dei dati personali in azienda, evidenziando come 1 italiano su 2 sostiene di mettere in pratica tutte le procedure consigliate per la protezione dei dati, mentre il 44% del campione si ritiene soddisfatto di come il tema viene trattato nel proprio posto di lavoro e il 42% ritiene sufficienti gli investimenti della propria azienda in sistemi di protezione dei dati sensibili.

Samsung “reputa la sicurezza un valore fondamentale e imprescindibile fin dalle fasi di progettazione dei dispositivi mobile”, si legge in una nota del vendor coreano, e “ha recentemente lanciato una campagna di comunicazione dedicata al tema della sicurezza sui dispositivi mobile della famiglia Galaxy, dal titolo Samsung Galaxy: Secured by Knox, a dimostrazione di come l’azienda cerchi di offrire a tutti la migliore piattaforma e le migliori soluzioni in ambito security”.

Durante il mese di novembre Samung attiverà anche i Security Days presso i punti vendita di elettronica di consumo e i Customer Care Samsung aderenti all’iniziativa: saranno giornate di formazione dove consulenti Samsung offriranno ai consumatori una formazione completa sull’utilizzo corretto e consapevole delle nuove tecnologie per utilizzare i propri device in modo sicuro e proteggere i propri dati.

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