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IL VOTO

Elezioni midterm a rischio hacker, Pentagono pronto all’offensiva cyber

In caso di interferenze di attori russi la Difesa Usa risponderebbe con un contrattacco informatico. Il dipartimento di sicurezza nazionale teme azioni di phishing e intrusioni nei social network, nonostante le protezioni messe in campo da Facebook e Google. Domani il voto: le ore della vigilia e gli exit poll sono considerati “critici”

05 Nov 2018

Patrizia Licata

giornalista

Alla vigilia delle elezioni midterm gli Stati Uniti alzano la vigilanza su possibili interferenze che arrivano da Internet: il dipartimento di Homeland Security parla di un “livello di attività costante”, tramite campagne di phishing e monitoraggio delle reti Tlc, con cui attori stranieri potrebbero minare il regolare svolgimento del voto e destabilizzare la fiducia degli elettori.

Anche se non ci sono segnali che indicano che ci sia una vera e propria campagna in corso per falsare le elezioni di metà mandato americane che si svolgono il 6 novembre, “qualunque azione possa creare incertezza negli elettori è probabilmente un’area da vigilare”, secondo il Department of Homeland security.

Le interferenze potrebbero assumere forme molteplici: intrusioni nei siti web usati dalle autorità locali per dare informazioni sul voto, diffusione di propaganda tramite i social media, attacchi ai sistemi informatici dei seggi in modo da complicare lo scrutinio. Le 48 ore prima del voto sono considerate critiche, ma già la scorsa settimana, riporta Bloomberg, l’ufficio del senatore Democratico della West Virginia Democratic Joe Manchin ha fatto sapere che i suoi account social sono stati compromessi.

Il livello di allerta è tale che il dipartimento della Difesa ha ottenuto l’autorizzazione a collaborare con la Homeland Security e, secondo il Daily Beast, il Pentagono e l’intelligence hanno concordato la strategia per un contrattacco informatico nel caso la Russia entrasse in azione. Se ci sarà un attacco di hacker sponsorizzati da Mosca, un gruppo di militari-hacker americani sarebbe autorizzato a reagire attaccando a sua volta infrastrutture strategiche russe.

Attori russi sono già riusciti a seminare confusione e disinformazione durante la campagna presidenziale americana del 2016, con azioni di hacking e leaking strategico e acquisto di spazi pubblicitari sui social media: per questo le autorità statali e federali, anche con la collaborazione dell’industria privata della cybersecurity, sta puntellando le difese. Da parte loro i social network Facebook, Google e Twitter hanno lavorato alacremente per mettere in campo controlli e protezioni e aiutare il regolare processo democratico.

Tuttavia, nonostante l’impegno mostrato, per la sicurezza interna i social restano un anello debole della catena, perché un’intrusione negli account di Facebook o Twitter potrebbe causare la diffusione virale di false informazioni nel giorno stesso delle elezioni.

I senatori Mark Warner della Virginia e Amy Klobuchar del Minnesota, entrambi Democratici, hanno scritto al Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, chiedendogli di affrontare subito le criticità del nuovo strumento di security del social network che, affermano i due senatori, non permette agli utenti di identificare come legittime le pubblicità poitiche dei candidati.

Il timore di molti esperti è che un’eventuale interferenza nelle elezioni di domani sia volta non a modificarne l’esito ma a creare l’impressione di una votazione che si è svolta in modo irregolare. Gli hacker potrebbero, per esempio, diffondere dati fasulli e creare uno scollamento tra gli exit poll trasmessi in tv e quelli che appaiono online, esacerbando la polarizzazione della società americana dove su temi come immigrazione, economia, sanità, fisco e giustizia le spaccature sono sempre più profonde.

Con le elezioni di metà mandato gli Stati Uniti rinnovano l’intera Casa dei rappresentanti, i cui 435 membri restano in carica due anni. Il mandato dei senatori dura invece sei anni; dei 100 membri totali della Camera alta sono in scadenza 35 seggi. Si votano anche diverse cariche locali, tra cui i governatori di 39 Stati. Alla Camera bassa molti osservatori danno come probabile il ribaltamento di fronte con la vittoria dei Democratici: bastano 23 seggi per permettere all’attuale partito di opposizione di passare in vantaggio. Al Senato il testa a testa è più serrato e per gli analisti è più probabile la conferma della maggioranza Repubblicana.

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