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IL SONDAGGIO

Europei “diffidenti” sui social, ma gli italiani vanno controcorrente

Il 44% dei cittadini Ue limita le attività online per timori legati a sicurezza e privacy: molti evitano di cedere dati a Facebook & co ma risultano penalizzati anche Internet banking e e-commerce. Gli italiani sono tra i meno cauti. Più scettici, invece, francesi e tedeschi

17 Gen 2020

Patrizia Licata

giornalista

I cittadini europei si fidano poco di Internet, perché non si sentono adeguatamente tutelati per quel riguarda sicurezza e protezione dei dati. Nel 2019, svela l’ultima indagine di Eurostat, il 44% degli europei ha limitato le attività su Internet legate alla vita privata per motivi di cyber-security. La maggiore diffidenza si indirizza verso i social media, da Facebook a LinkedIn: la prima attività che gli utenti europei di Internet hanno evitato – la cita il 25% del campione – è fornire informazioni personali ai social network o ai servizi di networking professionali.

Ancora i timori relativi alla cyber-security e alla privacy hanno spinto il 19% del campione a limitare o evitare del tutto l’utilizzo di reti wifi pubbliche, mentre il 17% ha ridotto o bloccato il download di software, app, musica, video, giochi e altri contenti da Internet. Il 16% ha detto di aver evitato lo shopping online e il 13% ha escluso dalle sue attività l’Internet banking. Meno colpita dalle preoccupazioni su privacy e sicurezza la comunicazione con le amministrazioni pubbliche o l’accesso ai servizi delle PA (solo l’8% del campione li evita).

L’1% della popolazione Ue (il 2% di coloro che hanno usato Internet negli ultimi 12 mesi) ha subito una perdita di denaro come risultato del furto di credenziali, messaggi di phishing e reindirizzamento verso siti fake.

Gli italiani si fidano di più

Il sondaggio di Eurostat è stato condotto nell’Ue-28 a metà del 2019 per indagare l’utilizzo dell’Ict da parte nelle famiglie. Il campione è costituito da cittadini nella fascia d’età 16-74 anni. Al campione è stato chiesto di riportare eventuali problemi di sicurezza riscontrati nell’accedere a Internet da qualunque dispositivo connesso, come computer desktop, laptop, tablet, smartphone, altoparlati smart, console per i giochi, wearable.

Gli italiani sono risultati tra i meno diffidenti nei confronti delle attività online: solo il 10% ha limitato o evitato la cessione di dati personali ai social network, ben al di sotto della media Ue del 25%. L’11% evita l’uso di wifi pubblico e sempre l’11% sceglie di non scaricare file da Internet. Il 10% evita l’Internet banking e l’11% si tiene lontano dall’e-commerce per motivi di cyber-security e privacy.

Ancora più fiduciosi nel mondo online sono risultati i cittadini di Lussemburgo, Ungheria, Lituania, Lettonia, Croazia, Romania e Polonia. Sul trust vincono in particolare i lituani: solo il 6% non fornisce dai perrsonali ai social e evita l’e-commerce, il 3% si astiene dal download di file e dall’uso di reti wifi pubbliche e appena il 2% evita l’Internet banking.

Sul lato opposto ci sono i paesi altamente diffidenti: la Francia è in cima al podio con il 40% dei cittadini che non fornisce dati ai social, il 30% che evita l’e-commerce e il 23% che non scarica file. Scarso il senso di trust anche in Finlandia, Slovacchia, Olanda, Svezia, Islanda, Germania, Spagna e Austria. In Germania, per esempio, il 34% non fornisce dati personali ai social, il 20% non scarica file, il 21% evita l’Internet banking e il 13% dice no allo shopping online.

Il phishing è la minaccia più diffusa

Nel 2019, rivela l’indagine dell’ufficio statistiche europeo, il 34% dei cittadini dell’Ue ha riferito di aver avuto problemi di cyber-security legati all’utilizzo di Internet per scopi privati. Il 26% ha detto di aver ricevuto messaggi fraudolenti (phishing) che miravano a ottenere informazioni come nome utente e password per l’accesso ai loro account di posta elettronica o ai siti usati per l’e-banking. Il 13% ha invece ricevuto messaggi che indirizzavano verso siti web fasulli che cercavano di estorcere credenziali e dati personali (attività cyber-criminale nota come pharming).

Il 3% del campione ha invece subito l’uso fraudolento della propria carta di debito o credito, il 3% ha sofferto la perdita di documenti, foto o altri dati a causa di un virus o altri malware sul computer, come un worm o Trojan horse. Il 2% ha subito un’intrusione nel proprio account e-mail o profilo social, dove gli hacker hanno potuto spedire o postare contenuti all’insaputa del legittimo utente.

L’1% della popolazione ha riferito casi di furto delle credenziali online e abuso delle informazioni personali finalizzate a attività di bullismo, discriminazione e molestia di altri utenti online.

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