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CYBERSECURITY

Facial recognition, gli hacker “rubano” la banca dati di Clearview AI

La startup, vittima di un attacco informatico, ha tra i propri clienti anche agenzie governative e forze dell’ordine Usa. Il responsabile legale Tor Ekeland: “Continuiamo a lavorare per rafforzare la nostra sicurezza”

27 Feb 2020

A. S.

Un massiccio data breach mette in difficoltà Clearview Ai, la startup di New York specializzata in tecnologie per il riconoscimento facciale. L’intera banca dati della società, che conta su miliardi di immagini, è finita nelle mani degli hacker. Ad ammetterlo è la stessa azienda, impegnata a inviare comunicazione di quanto accaduto ai propri clienti, che ha anche annunciato di aver posto rimedio al problema. “Sfortunatamente i data breach fanno parte della vita – afferma Tor Ekeland, avvocato di Clearview AI – Finora nessuno era mai riuscito ad accedere ai nostri server. E continuiamo a lavorare per rafforzare la nostra sicurezza”.

La situazione è particolarmente dedicata anche a causa del fatto che Clearview AI ha tra i propri clienti le forze di polizia, agenzie governative e grandi istituti bancari. Gli hacker, in ogni caso, ha sottolineato l’azienda, non hanno ottenuto alcuna informazione sulla cronologia delle ricerche dei clienti. Il database composto da oltre tre miliardi di immagini, che Clearview AI recuperava da Internet per consentire il riconoscimento facciale, comprende anche quelle prelevate dai social network e mantenute anche dopo la cancellazione degli utenti o la loro scelta di rendere “privato” l’account.

L’azienda era finita sotto i riflettori il mese scorso, quando il New York Times aveva pubblicato un’inchiesta da cui risultava che grazie alle tecnologie sviluppate da Clearview AI le forze dell’ordine erano spesso in grado di dare un nome a un volto sconosciuto ripreso da un obiettivo fotografico. A seguito delle polemiche che si erano scatenate molti social, come Facebook e Twitter, avevano deciso di diffidare Clearview AI dall’utilizzo delle immagini pubblicate dagli utenti sulle piattaforme, mentre alcuni stati, come ad esempio New Jersey, avevano disposto che le forze dell’ordine non potessero utilizzare le foto contenute nelle banche dati di Clearview AI per identificare i ricercati finché non si fosse stabilita la legittimità dello strumento.

Intervistato dai media statunitensi soltanto poche settimane fa, il ceo di Clearview AI Hoan Ton-That aveva voluto dissipare i timori sulla tecnologia utilizzata, spiegando di voler costruire con le migliori intenzioni “una grande compagnia americana”, e assicurando che non avrebbe mai venduto le informazioni raccolte a stati come Iran, Russia o Cina.

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