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L’EVENTO DIGITAL360

Faggioli (P4i): “Rischi cyber in aumento, ma le Pmi sono impreparate”

Il Ceo di Partner4Innovation e presidente del Clusit al Cybersecurity360 Summit di Digital360: “Una fetta importante delle imprese italiane è ancora gravemente non protetta. Dalla fase due dell’adeguamento al Gdpr potrà arrivare una spinta per colmare il gap”

30 Mag 2019

A. S.

Gli allarmi legati alla cybersecurity crescono insieme agli attacchi, ma nonostante questo una fetta importante delle aziende italiane, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, non fa ancora abbastanza per proteggersi. A dimostrarlo sono le cifre: gli attacchi di una certa gravità nel 2018 sono stati, secondo le rilevazioni pubblicate dal Clusit, circa 1552. Quattro ogni giorno, con una crescita del 38% rispetto all’anno precedente. A dimostrare l’impreparazione delle aziende italiane ci sono però il dato del mercato delle soluzioni per la cybersecurity, che cresce a ritmi più contenuti (+9% nel 2108) e in Italia ha ancora un valore modesto, 1,19 miliardi di euro e gli investimenti concentrati sull’adeguamento al Gdpr o su componenti di sicurezza tradizionali. Il 75% del totale, inoltre, rappresenta la spesa delle grandi imprese

A sollevare il problema è Gabriele Faggioli, Ceo di P4I-Partners4Innovation, presidente del Clusit e responsabile scientifico dell’Osservatorio Information Security & Privacy del Politecnico di Milano, che questa mattina ha aperto i lavori del CyberSecurity360 Summit, evento organizzato a Roma da Digital360, che ogni anno traccia il quadro di avanzamento del mercato in materia di sicurezza delle informazioni e del cyber risk attraverso il confronto tra i massimi esperti del tema e i principali rappresentanti dell’imprenditoria.

“Di fronte a minacce crescenti e sempre più gravi, i cui casi più eclatanti sono ormai protagonisti delle cronache – afferma Faggioli – una fetta importante delle imprese italiane è ancora gravemente non protetta: quasi una su cinque non ha un piano di investimenti specifico per l’information security o stanzia risorse solo in caso di bisogno. L’allarme riguarda in particolare le Pmi, chiamate a compiere un salto in avanti per affrontare con strumenti adeguati minacce ormai quotidiane, in particolare nel cybercrime, allo scopo di estorcere denaro o sottrarre informazioni per ricavarne soldi, che rappresenta il 79% degli attacchi dello scorso anno”.

“Già negli scorsi mesi l’adeguamento al Gdpr ha rappresentato un’occasione per aumentare i livelli di sicurezza delle imprese italiane – prosegue Faggioli – ora una nuova spinta verrà dall’inizio della fase due di applicazione del regolamento europeo. Sono iniziati, infatti, i controlli del Garante della Privacy che prevedono importanti sanzioni in caso di irregolarità. Le imprese non sono chiamate solo a presentare una check list di adempimenti, ma devono dimostrare la rispondenza alla normativa, la capacità di risposta e le logiche interpretative scelte in materia di sicurezza e privacy. Una nuova fase che deve essere colta come un’opportunità per realizzare nuovi piani di information security e privacy di lungo periodo per affrontare le sfide crescenti”.

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