Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

L'ESCALATION

Huawei al contrattacco, mozione contro il bando Usa: “E’ incostituzionale”

L’azienda cinese ricorre al sistema giudiziario americano e invita Washington a interrompere “la sua campagna”, definita “controproducente ai fini della stessa sicurezza informatica”. Per il vendor è in atto una vera caccia alle streghe: “contro di noi nessuna pistola fumante”

29 Mag 2019

Patrizia Licata

giornalista

Huawei reagisce alle aggressive politiche commerciali degli Stati Uniti di Donald Trump: l’azienda cinese ha presentato una mozione di giudizio sommario come parte del processo per contestare la costituzionalità della Sezione 889 del 2019 Ndaa (National defense authorization act) del 2019. Huawei, si legge in una nota ufficiale del vendor Tlc di Shenzhen, ha inoltre “invitato il governo degli Stati Uniti a interrompere la sua campagna sanzionata dallo stato contro Huawei in quanto ritenuta controproducente ai fini della stessa sicurezza informatica”.

Per il colosso di Shenzhen, che dopo la messa al bando dal mercato degli Stati Uniti rischia un impatto disastroso sul business degli smartphone e delle forniture di rete per il 5G, vietare le attrezzature Huawei usando la cybersecurity come giustificazione “non servirà a rendere le reti più sicure”, come dichiarato dal chief legal officer Song Liuping (nella foto). Washington vuole creare un “falsa sensazione di sicurezza ma intanto svia l’attenzione dalle vere sfide”, ha detto Song, e “I politici americani usano la forza di un’intera nazione per aggredire un’azienda privata. Non è una cosa normale”. Song ha aggiunto che “il governo Usa non ha fornito una sola prova che dimostri che Huawei sa una minaccia per la sicurezza, non c’è nessuna pistola fumante, solo speculazioni”.

Nella mozione di giudizio sommario Huawei sostiene che la Sezione 889 del 2019 Ndaa serva esclusivamente a prendere di mira Huawei: vieta alle agenzie del governo Usa non solo di comprare attrezzature e servizi della società cinese, ma anche di servirsi di fornitori terzi di tali attrezzature. Vieta anche di assegnare prestiti o finanziamenti a terze parti che comprano da Huawei, anche se non c’è alcuna connessione col governo Usa.

Riguardo all’inserimento di Huawei nella “lista nera” del dipartimento del Commercio Usa per motivi di “sicurezza nazionale”, Song afferma che ciò crea un “precedente pericoloso. Oggi sono le telecomunicazioni e Huawei. Domani potrebbero essere il tuo settore, la tua azienda, i tuoi consumatori”.

Il chief legal officer aggiunge di avere fiducia nel sistema giudiziario americano e nella sua “indipendenza e integrità” e che Huawei “spera che gli errori dell’Ndaa possano essere corretti in tribunale”. L’udienza relativa a questa mozione è fissata per il 19 settembre.

Huawei ribadisce che il bando contro Huawei negli Usa non renderà le reti Tlc pù sicure e l’azienda cinese “si aspetta che gli Stati Uniti assumano l’approccio giusto e adottino le misure oneste e efficaci per migliorare la cyber-sicurezza per tutti, se l’obiettivo del governo Usa è davvero la sicurezza”.

La guerra commerciale che vede contrapposti Stati Uniti e Cina è iniziata ormai da un anno e si sta combattendo a suon di dazi. Tante i beni e i servizi colpiti ma Huawei è diventata una delle principali vittime delle strategie di Donald Trump. Il presidente Usa sostiene di agire a difesa della sicurezza delle informazioni e della proprietà intellettuale: i dispositivi mobili e le attrezzature di rete del vendor cinese (come dell’altro grande vendor cinese, Zte) sarebbero per il governo di Pechino una facile porta d’accesso a dati sensibili e tecnologie strategiche americane.

Huawei ha sempre respinto l’accusa ma l’escalation della trade war non si è mai fermata: nei giorni scorsi Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo che riguarda la “sicurezza delle infrastrutture di comunicazione” americane e che dà al presidente degli Stati Uniti il potere di regolare le relazioni commerciali in risposta a condizioni di “emergenza nazionale”. Poche ore dopo il dipartimento del Commercio ha annunciato di aver inserito Huawei e 70 affiliate alla cosiddetta Entity List: Huawei non può comprare tecnologie Made in Usa senza autorizzazione speciale e non può vendere le sue attrezzature agli operatori di rete telecom americani. Immediato l’allineamento delle aziende americane al bando: Google ha deciso di non fornire più a Huawei gli aggiornamenti per il sistema per smartphone Android e Microsoft non accetta più ordini per Windows per laptop dalla società cinese. Anche IntelQualcomm Broadcom sarebbero pronti a tagliare le forniture di chip a Huawei.

Il presidente Usa Trump non ha escluso che la questione Huawei possa entrare a far parte delle trattative commerciali in corso tra il governo Usa e quello di Pechino per arrivare a una soluzione diplomatica. La Cina si è detta pronta ad appianare le differenze con il “dialogo” e le “consultazioni amichevoli” ma è chiaro che il mero uso di Huawei come “merce di scambio” non sarà una strategia accettabile per Pechino.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 3