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IL CASO

La cybsersecurity è “cosa” da uomini: solo l’11% degli esperti è donna

I dati del consorzio (Isc)² disegnano un settore declinato tutto al maschile. Per recuperare il gap serve uno sforzo culturale che deve partire dalla scuola

05 Feb 2019

F. Me

La sicurezza informatica, per ora, parla maschile ed è carente di figure femminile di spicco. Secondo uno studio condotto dal consorzio (Isc)², che raggruppa esperti di sicurezza informatica, a livello europeo la percentuale di donne impiegate nella cybersecurity si attesterebbe attorno all’11% della forza lavoro. Mentre secondo i dati raccolti da Eurostat, solo uno specialista Ict su 6 sarebbe una donna. In Italia, la percentuale è leggermente inferiore: si stima – i dati sono rilanciati da Stormshield – che solo il 15% delle cariche sia ricoperto da donne, nel settore della cybersecurity ancora meno. 

In un articolo apparso su Les Echos lo scorso giugno, si affermava che un terzo delle donne pensa che i professionisti della cybersicurezza siano solo nerd: un’immagine spesso veicolata da TV e cinema, dove solo di rado tali ruoli sono assegnati a donne.

Secondo i dati della Commissione europea, l’Europa dovrà affrontare una mancanza di 756.000 professionisti digitali nel 2020. E in Italia non va meglio: i dati dell’Osservatorio delle Competenze Digitali confermerebbero che ogni anno nel nostro Paese il fabbisogno di professionisti Ict cresce del 26%: entro il 2020 saranno circa 135.000 le posizioni vacanti nel settore. Rendere il settore più interessante per le studentesse di oggi potrebbe essere, almeno parzialmente, una soluzione per il domani.

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