La ritorsione di Pechino: faro antitrust su Google per i "danni" a Huawei? - CorCom

TRADE WAR

La ritorsione di Pechino: faro antitrust su Google per i “danni” a Huawei?

Aperto un dossier per valutare l’ipotesi di abuso di mercato del sistema operativo Android. Allo studio anche nuove norme sulla concorrenza con un sistema di sanzioni sul “modello europeo”

30 Set 2020

Patrizia Licata

giornalista

La Cina è pronta ad aprire un’indagine antitrust contro Google per valutare le accuse arrivate alle autorità di Pechino da Huawei secondo cui il colosso americano avrebbe sfruttato la posizione dominante del suo sistema operativo mobile Android per soffocare la concorrenza. Lo rivelano due fonti confidenziali all’agenzia Reuters.

La decisione delle autorità arriverà a ottobre e indicherà se procedere con un’indagine formale. L’eventuale dossier si concentrerà anche sulle accuse rivolte a Google secondo cui la sua posizione sul mercato potrebbe causare “enorme danno” alle aziende cinesi come Huawei; in particolare, la perdita del supporto del colosso Usa per il sistema Android avrebbe come conseguenza per il vendor di Shenzhen una perdita di fiducia e di ricavi.

Secondo le fonti di Reuters, i regolatori cinesi guarderanno alle indagini antitrust su Google già condotte all’estero, tra cui quelle dell’Unione europea. Per esempio, Pechino potrebbe seguire il modello europeo nel calcolo delle multe sulla base delle revenue globali anziché locali.

Pechino reagisce alla trade war

Il verdetto dell’antitrust cinese dipenderà anche dall’evoluzione delle relazioni sino-americane, attualmente molto deteriorate.

Il caso si lega infatti direttamente alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina sfociati in una vera guerra tecnologica. L’amministrazione Trump ha varato una serie di misure contro le aziende hitech cinesi, accusate di rappresentare un rischio per la cybersicurezza americana; la più colpita – come noto – è il fornitore di attrezzature Huawei.

Proprio Huawei ha depositato la causa contro Google l’anno scorso. Ora i documenti sono stati inviati dal massimo regolatore di mercato cinese (State administration for market regulation) alla commissione antitrust del Consiglio di Stato per essere esaminati.

La decisione dell’antitrust di valutare l’avvio di un’indagine formale contro Google si lega anche alla modifica in corso delle leggi della Cina sulla concorrenza; alcuni emendamenti proposti all’attuale normativa antitrust includono un netto incremento delle sanzioni massime applicabili e un aumento dei criteri per valutare se un’azienda detiene il controllo di un mercato.

Huawei ha perso 12 miliardi di ricavi

L’amministrazione Trump ha inserito Huawei nella blacklist commerciale delle aziende che rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale. Ciò implica un divieto per le aziende americane di fornire tecnologie a Huawei. Google, quindi, non può più fornire supporto tecnico ai nuovi modelli di smartphone di Huawei né accesso ai Google Mobile Services, l’insieme di servizi per sviluppatori su cui sono costruite quasi tutte le popolari app di Android (in Cina sono comunque vietate alcune app di Google, come le mappe e il motore di ricerca). Dopo il ban Google ha ottenuto una licenza temporanea a fornire i suoi servizi a Huawei, ma la licenza è scaduta ad agosto.

Huawei si era già preparata all’impatto del ban usando prima una versione open-source della piattaforma Android e sviluppando poi il proprio sistema operativo mobile, Hongmeng o Harmony, di cui ha da poco presentato la versione 2.0.

Huawei ha affermato di aver mancato il suo obiettivo sui ricavi del 2019, ritrovandosi 12 miliardi di dollari in meno di entrate a causa delle sanzioni Usa.  

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