DATA PROTECTION

Privacy, il 46% degli italiani spegne i dispositivi per paura di essere registrato

Secondo quanto emerge da un’indagine di Cisco i consumatori chiedono più trasparenza nella gestione dei dati. Il 37% ha cambiato provider a causa del mancato rispetto delle policy e il 53% controlla le impostazioni dei cookie dei siti web prima di accettarli

17 Ott 2022

Lorenzo Forlani

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Il 46% di coloro che hanno in casa un dispositivo in ascolto dichiara di spegnerlo per proteggere la propria privacy, il 53% dichiara di controllare le impostazioni dei cookie di un sito web prima di accettarli ed il 37% di aver cambiato fornitore a causa delle pratiche applicate alla privacy. Sono alcuni dei dati che emergono dal nuovo Cisco Consumer Privacy report 2022, l’analisi globale pubblicata ogni anno relativa alle percezioni e ai comportamenti dei consumatori in materia di privacy, che segnala la domanda crescente dei consumatori per una maggiore trasparenza su come vengono usati i dati personali, e  la loro scarsa fiducia su come l’intelligenza artificiale li utilizza in questo momento.
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Gli utenti hanno affermato infatti che la loro priorità è che le aziende siano più trasparenti sull’utilizzo dei loro dati personali, e sebbene i consumatori italiani siano favorevoli all’Intelligenza artificiale – con il 67% disposto a condividere i propri dati in modo anonimo per migliorare i prodotti Ia – molti hanno perso fiducia su come l’intelligenza artificiale li utilizza.

“Le aziende devono spiegare le loro pratiche in materia di dati in termini semplici e renderle prontamente disponibili in modo che i clienti e gli utenti possano capire come vengono utilizzati. Non si tratta solo di un obbligo legale: la fiducia dipende da questo”, ha affermato Harvey Jang, Vicepresidente di Cisco, Deputy General Counsel e Chief Privacy Officer.

I dati principali del report

Secondo il Report 2022, l’81% degli intervistati in Italia è d’accordo sul fatto che il modo in cui un’azienda tratta i dati personali è indicativo della considerazione e del rispetto che ha verso i propri clienti. Si tratta della percentuale più alta dal 2019, anno in cui questo parametro è stato preso a riferimento. In risposta alla minore fiducia nella capacità delle aziende di proteggere i dati, molti consumatori stanno agendo in autonomia. Il 76%, ad esempio, dichiara che non acquisterebbe prodotti da un’azienda di cui non si fida.

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Anche se le tecnologie in continua evoluzione possono frenare i consumatori nell’affidare i propri dati alle aziende, la maggior parte degli intervistati ritiene che i potenziali benefici dell’Ia siano superiori ai rischi, a condizione che venga effettuata una corretta de-identificazione dei dati. Il 54% (67% in Italia) è disposto inoltre a condividere i propri dati personali in forma anonima al fine di contribuire al miglioramento dei prodotti e dei processi decisionali basati sull’Ia.

Divergenza tra la percezione dei consumatori e delle aziende

C’è tuttavia una differenza di pensiero tra aziende e consumatori: mentre l’87% delle aziende ritiene di avere dei processi in atto che garantiscono decisioni automatizzate conformi con le aspettative dei loro clienti, il 60% degli intervistati ha espresso preoccupazione per il modo in cui l’Ia utilizza i dati personali. Le aziende possono adottare misure efficaci per risolvere questo problema, tra cui dare ai consumatori l’opportunità di rinunciare all’applicazione dell’Ia, oltre a spiegare in dettaglio come funziona.

Oltre metà degli intervistati vuole ruolo più forte del governo

Infine, più della metà degli intervistati ha affermato che il governo dovrebbe svolgere un ruolo predominante quando si tratta di proteggere i dati dei consumatoriMentre i governi e le aziende continuano a richiedere la protezione dei dati che si trovano al di fuori dei confini nazionali, un numero sempre maggiore di aziende sta introducendo requisiti sulla localizzazione, richiedendo che i dati siano fisicamente archiviati nel Paese o nella regione in cui sono stati raccolti.

Localizzazione dei dati presenta alti costi per le aziende

Ma la localizzazione dei dati ha un prezzo: i Cisco Data Privacy Benchmark study 2022 ha evidenziato che l’88% delle aziende intervistate ha registrato costi operativi aggiuntivi significativi proprio a causa della localizzazione dei dati. Dal canto loro i consumatori sono equamente divisi sul valore della localizzazione dei dati (41% a favore, 41% contro), se questa aggiunge costi ai prodotti e ai servizi che acquistano. “Ci auguriamo che i risultati di questa indagine motivino le aziende a continuare a dare priorità al desiderio di sicurezza, privacy e trasparenza dei loro clienti”, ha dichiarato Brad Arkin, Cisco Senior Vice President, Chief Security and Trust Officer.

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