L’INCHIESTA

Riconoscimento biometrico, gli smartphone a rischio: basta una foto per aggirarlo

Altroconsumo ha analizzato 59 nuovi modelli, compresi i top di gamma oltre i 900 euro: su 15 basta utilizzare una semplice immagine del volto per sbloccare l’accesso. Una falla che mette in pericolo non solo dati e informazioni personali ma anche la sicurezza dei pagamenti. Secondo Juniper Research da qui al 2028 le transazioni attraverso sistemi biometrici cresceranno del 138% raggiungendo quota 46 milioni dai 19,5 del 2023

Pubblicato il 29 Gen 2024

riconoscimento-facciale

Nello strumento che sempre più utilizziamo nella nostra quotidianità esiste una grave falla di sicurezza: in 1 caso su 4, infatti, il riconoscimento facciale dello smartphone può essere ingannato. Lo afferma un’inchiesta di Altroconsumo condotta su 59 nuovi modelli presenti sul mercato da un anno. Secondo il test, nel 25,4% dei casi il riconoscimento facciale (il sistema di sicurezza biometrico che sblocca il telefono quando si avvicina alla telecamera il volto del proprietario) è facilmente aggirabile con una semplice fotografia. E non si tratta solo di smartphone di fascia medio-bassa: il problema coinvolge anche alcuni modelli top di gamma, che arrivano a costare anche oltre 900 euro.

Ingannati ben 15 dei 59 modelli testati

Il test condotto da Altroconsumo per verificare la sicurezza dei device è semplicissimo: una foto con un volto preventivamente registrato sullo smartphone è stata fatta vedere ai modelli che hanno questa funzione di sicurezza. Con il risultato che ben 15 dei 59 modelli con riconoscimento facciale analizzati negli ultimi 12 mesi, sono stati ingannati con l’aiuto di una sola fotografia. Tra loro ci sono diversi modelli Xiaomi, tre modelli Poco, due modelli Motorola e Oppo, un modello Vivo e un Nokia.

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Danni anche economici fra i rischi di un’intrusione

Ma quali possono essere le conseguenze di un sistema di riconoscimento facciale facilmente aggirabile? Prima di tutto, se qualcuno usa una fotografia per sbloccare il telefono, è improbabile che il titolare si accorga dell’intrusione e riesca a risalire al nome della persona che è riuscita ad accedervi. Inoltre, considerando che, per comodità, molte app sui telefoni rimangono connesse anche quando vengono chiuse, c’è il rischio che l’intruso possa potenzialmente accedere a diverse informazioni sensibili, causando molti danni, anche di tipo economico se si tratta di app di internet banking o di portafoglio digitale.

Cosa fare allora per migliorare la sicurezza del proprio smartphone? In generale tutti i modelli – compresi quelli analizzati – hanno sempre almeno un’altra opzione per bloccare lo schermo, oltre al riconoscimento facciale. Nel dubbio, quindi, è più prudente utilizzare al suo posto il sensore di impronte digitali, una password, o un pin che sicuramente proteggono in maniera più efficace il telefono.

Un vademecum per tutelare la sicurezza dei dati

Altroconsumo, ad esempio, ricorda che i codici numerici (pin) lunghi sono generalmente più sicuri (dai sei caratteri in su), mentre può essere utile anche impostare protezioni sulle app che contengono informazioni sensibili: un passaggio in più che può sembrare scomodo, ma che risolve eventuali falle nel sistema di sicurezza principale dello smartphone. Utile anche impostare un secondo blocco sulle app portafoglio. Può trattarsi di un pin, una sequenza, una password, un’impronta digitale registrata o una scansione dell’iride, a seconda di ciò che offre lo smartphone. Infine, si può disattivare la funzione Nfc sul telefono, quella che serve a scambiare dati tra due dispositivi che si trovano a breve distanza, quando è bloccato, in modo da non poter effettuare pagamenti contactless inavvertitamente senza prima sbloccare il telefono. Il comando per farlo si trova nelle impostazioni generali.

Transazioni Pos con biometria verso il boom: lo studio Juniper

Intanto un nuovo studio di Juniper Research (SCARICA QUI UN ESTRATTO DEL REPORT) prevede una crescita sostanziale del 138% nel numero di transazioni effettuate tramite terminali Pos abilitati alla biometria, a partire da 19,5 miliardi nel 2023. I pagamenti biometrici in negozio consentono ai consumatori di pagare in negozio attraverso diversi elementi biometrici, tra cui la vena del palmo, il riconoscimento facciale e dell’iride e le impronte digitali.

La ricerca ha rilevato che la biometria in negozio può migliorare l’esperienza dei consumatori, consentendo ai rivenditori di creare un’offerta altamente differenziata all’interno del punto vendita. Questa differenziazione è fondamentale per il settore della vendita al dettaglio in negozio, sotto pressione, che deve affrontare una concorrenza più forte che mai da parte dell’e-commerce e una riduzione della spesa dei consumatori, dovuta alla crisi del costo della vita in molti mercati.

Garanzia di ritorno sull’investimento per i retailer

La ricerca ha rilevato che i sistemi di pagamento biometrici, pur avendo costi iniziali elevati, possono garantire un ritorno sull’investimento a lungo termine grazie all’ulteriore automazione dei processi di cassa. Sebbene i retailer siano riluttanti a investire in un periodo di rigidi controlli di bilancio, devono dare la priorità agli investimenti nei pagamenti biometrici in negozio per evitare di rimanere indietro rispetto a concorrenti più agili.

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