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LA RISOLUZIONE

Software spia, più controlli sull’export Ue

Lo chiede l’Europarlamento alla Commissione per evitare che tecnologie ad uso civile prodotte in Europa vengano impiegate dai regimi autoritari per controllare i cittadini

17 Gen 2018

F. Me.

I controlli sulle esportazioni dell’Ue dovrebbero essere estesi agli strumenti di cyber-monitoraggio che possono essere utilizzati per violare i diritti umani. Lo stabilisce una risoluzione votata dal Parlamento Europeo che sancisce la posizione dei deputati per i negoziati con i ministri dell’Ue.

L’Unione europea sta attualmente aggiornando le norme sul controllo sulle esportazioni di prodotti a duplice uso (beni e le tecnologie destinati a scopo pacifico in circostanze civili, ma che possono essere utilizzati anche per la costruzione di armi di distruzione o attentati terroristici, dual-use in inglese), per tenere il passo con le nuove tecnologie e impedire ai regimi autoritari di spiare i propri cittadini con l’aiuto di prodotti europei.

Questi prodotti sono già soggetti al regime di controllo delle esportazioni dell’Ue. Le nuove regole aggiungerebbero alcuni strumenti di cyber-monitoraggio all’elenco dei prodotti che devono essere approvati dalle autorità nazionali prima di essere esportati. Si tratta di dispositivi per intercettare telefoni cellulari, violare computer, bypassare password o identificare utenti di internet, utilizzati per spiare oppositori politici e attivisti in tutto il mondo.

Tra le misure approvate dal Parlamento figurano una protezione più completa della privacy e della libertà di riunione, inserendo nella legge criteri e definizioni chiari. Previsto  anche l’obbligo per gli esportatori di prodotti che non sono elencati nella nuova legge, ma che potrebbero essere utilizzati per violare i diritti umani, di assicurarsi che le loro merci non cadano in mani sbagliate, rispettando le linee guida dell’Ocse in materia di “due-diligence.

Il Parlamento europeo chiede alla Commissione europea di pubblicare, prima dell’entrata in vigore delle nuove norme, delle linee guida per le imprese dell’Ue e la possibilità di recepire rapidamente le nuove tecnologie nella legislazione.

Si richiede la creazione di condizioni di parità tra gli Stati membri, ad esempio grazie all’introduzione di sanzioni analoghe in caso di violazioni, e rendendo più trasparenti le decisioni delle autorità nazionali in materia di controllo delle esportazioni. Infine è prevista l’eliminazione delle tecnologie di cifratura dall’elenco dei prodotti di cyber-monitoraggio, in quanto essenziali per l’autodifesa dei difensori dei diritti umani.

La risoluzione è stata approvata con 571 voti favorevoli, 29 contrari e 29 astensioni.

“I dittatori spiano i loro cittadini utilizzando la sorveglianza informatica dell’Ue. Ciò deve finire. L’Ue non può contribuire alle sofferenze degli attivisti coraggiosi, che spesso rischiano la vita per la libertà e la democrazia – dice Il relatore Klaus Buchner (Verdi/ALE, DE) –  Il commercio dovrebbe promuovere la sicurezza, la stabilità e i diritti umani nel mondo. Siamo determinati a colmare le pericolose lacune nel controllo delle esportazioni di beni a duplice uso e invitiamo gli Stati membri a fare altrettanto”.

I negoziati con i ministri dell’Ue potranno prendere il via non appena gli Stati membri avranno concordato la propria posizione comune.

Alcuni beni e tecnologie hanno un duplice uso: possono infatti essere utilizzati in circostanze civili a scopo pacifico ma anche per costruire armi di distruzione di massa, portare a termine attacchi terroristici o facilitare le violazioni dei diritti umani. Nella lista di beni e prodotti figurano un’ampia gamma di oggetti: agenti chimici, tossine, apparecchiature elettroniche, laser, tecnologie di navigazione e nucleari, robotica e software.

L’attuale regime sul controllo delle esportazioni di prodotti e tecnologie a duplice uso risale al 2009 e le esportazioni sono controllate e autorizzate dalle autorità nazionali. È stato dimostrato che durante la “primavera araba” i regimi autoritari hanno utilizzato tecnologia europea per reprimere gli attivisti. Nel 2014 il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per riesaminare il sistema di controllo delle esportazioni e il Parlamento europeo ha adottato alcune risoluzioni per chiedere modifiche mirate.

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