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SECURITY

Tecnologie made in China nel mirino, l’Australia mette al bando WeChat

Proibito l’utilizzo della app cinese fra i dipendenti del ministero della Difesa. La piattaforma di messaggistica messa “sotto osservazione” dagli esperti di security del Paese. Ritiro graduale, nello stesso Dipartimento, di smartphone Huawei e Zte

13 Mar 2018

Niente WeChat fra i dipendenti della Difesa australiani. Un altro “pezzo” di made in China finisce nel blocco protezionistico di politiche per la sicurezza nazionale. Via libera dunque, fra i dipendenti, all’utilizzo di Facebook e Messenger ancorché “limitato”, ma standby per la app cinese che conta complessivamente oltre 1 miliardo di utenti: l’interdizione è destinata a coprire l’intero periodo di “osservazione” cui è sottoposta da parte degli esperti di sicurezza del governo.

Non si tratta del primo caso di operazione protezionistica da parte del governo australiano nei confronti di tecnologie cinesi. Anche i telefoni Huawei e Zte sono stati interdetti all’interno dello stesso Dipartimento della Difesa che in ogni caso sostiene si tratti di semplice turn over di apparecchi obsoleti. Una strategia che prende le mosse dalle relazioni del Comitato di Intelligence del Senato degli Stati all’interno di indagini sui rischi di spionaggio da parte di aziende “legate a governi stranieri che non condividono i nostri valori”.

A ottobre un rapporto della Australian Security Intelligence Organization avvertiva che l’Australia era un potenziale target di azioni di “spionaggio e interferenze straniere”. WeChat è stato messo nel mirino per problemi di sicurezza sin dal debutto nel 2011.

Anche il ministero della Difesa indiano ha messo al bando, a dicembre scorso, WeChat e altre app cinesi.

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