IL CASO

Usa-Cina, nuova trade war. Trump vuole bloccare le tecnologie “militari”

Nel mirino della Casa Bianca l’export di componenti ottiche, radar, semiconduttori e altre soluzioni che possono avere impatti sulla difesa. E riparte il pressing sugli alleati occidentali

03 Apr 2020

Patrizia Licata

giornalista

L’amministrazione Trump vuole inasprire le regole che limitano le esportazioni verso la Cina di alte tecnologie Made in Usa che potrebbero essere impiegate anche per utilizzi militari. Lo riporta, in esclusiva, l’agenzia Reuters. Il nuovo giro di vite ha ottenuto il sì delle più alte cariche di Stato a Washington, ma le regole non sono definitive e non sono ancora state firmate dal presidente Donald Trump.

La proposta è di introdurre ulteriori paletti agli acquisti da parte di aziende cinesi di prodotti dell’hitech americano, in particolare componenti ottiche, attrezzature per le comunicazioni via radar e semiconduttori.

La misura è il segnale di un inasprimento della trade war tra Stati Uniti e Cina a causa della pandemia di coronavirus (che Trump ha proposto di chiamare il “virus di Wuhan”) e una forma di rappresaglia dopo l’espulsione di giornalisti cinesi dagli Usa e di giornalisti statunitensi dalla Cina.

Dalla supremazia hitech all’egemonia militare

Elemento ancor più rilevante, Washington vuole mettere il colosso asiatico in difficoltà nella sua corsa alla supremazia tecnologica: la Cina è un forte acquirente dei prodotti hitech americani più avanzati. La Casa Bianca segue con preoccupazione la politica della “fusione civile-militare” del presidente cinese Xi Jinping che ha l’obiettivo di rafforzare la potenza militare cinese in tandem con la supremazia tecnologica.

Per questo alcuni alti funzionari a Washington hanno chiesto al presidente Trump di aggiornare le regole sulle esportazioni sensibili. Molte delle vendite degli Usa verso i paesi stranieri sono autorizzate in base all’impiego dei prodotti, ovvero se sono per uso civile o militare. Per la Cina le due applicazioni sono sovrapponibili.

Impatti sull’industria americana

L’industria americana non vede di buon occhio le nuove regole, che escludono la possibilità di ottenere delle deroghe. Ciò, dicono le imprese americane dell’hitech, porterebbe semplicemente i cinesi ad acquistare gli stessi prodotti da concorrenti non Usa.

Queste deroghe, ovvero “civilian exemptions”, permettono di esportare alta tecnologia, come prodotti di elettronica, circuiti e chip, se l’acquirente è un’impresa non militare e l’applicazione è commerciale. Senza autorizzazione a esportare a queste condizioni aziende tra cui Intel, Xilinx e molte altre potrebbero vedersi tagliate fuori dal mercato cinese.

Le nuove regole bloccherebbero anche le esportazioni di alcune tecnologie americane verso enti militari cinesi anche se per usi civili, come i motori per gli aerei o certi tipi di computer. Per esempio, le aziende hitech statunitensi non potrebbero vendere all’Esercito di liberazione popolare attrezzature per un un ospedale militare.

Ancora pressing sui paesi alleati

Il giro di vite di Washington sulle esportazioni hitech alla Cina rischia di colpire anche i paesi alleati: Trump potrebbe vietare alle aziende estere di vendere certi prodotti americani alla Cina senza l’autorizzazione non solo del loro governo nazionale ma anche degli Stati Uniti.

Il presidente Usa torna così in pressing sugli alleati, come già fatto per la questione Huawei e l’acquisto di forniture per le reti 5G dal vendor cinese. L’amministrazione Trump si dice preoccupata che molti degli alleati americani sottovalutino le ricadute della politica cinese della fusione tra sfera civile e sfera militare.

Chiediamo con forza agli Stati Uniti di fermare questa intenzionale strategia delle false accuse, di guardare alla politica della Cina in modo obiettivo e di fare di più per agevolare la cooperazione tra le due parti”, ha commentato il ministero degli Esteri cinese.

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