5G, investimenti al palo: “L’industria non collabora”

La Commissione Ue lamenta la mancanza di dialogo tra telco e industrie verticali. DG Connect: “Rischiamo di restare indietro come nel 4G”

28 Apr 2016

Patrizia Licata

Il recente summit dell’Etsi sul 5G ha portato alla luce le grandi sfide connesse con l’affermazione della nuova tecnologia mobile: i rappresentanti della Commissione europea e gli esperti dell’industria telecom sono stati concordi nell’affermare che gli investimenti sono il nodo cruciale da sciogliere perché “i singoli settori industriali cui gli operatori mobili sperano di rivolgersi con il 5G non hanno finora mostrato grande interesse in questa tecnologia”, ha sottolineato Gerard de Graaf, direttore della sezione “Economia digitale e coordinamento” di DG Connect.

Il 5G, ha spiegato de Graaf, richiede un cambio di marcia nelle reti (e politiche) mobili: non si applica più il criterio del “one size fits all”, ma occorrono reti (e policy) disegnate per rispondere alle necessità specifiche dei singoli settori e utilizzatori. Ciò richiederà miliardi di euro di investimenti. E non solo le politiche generali per il settore telecom andranno riviste: anche standard tecnici e uso dello spettro dovranno essere riconsiderati.

“L’investimento è probabilmente la sfida numero uno”, ha ribadito de Graaf. “Gli operatori devono investire ma investiranno se vedono un business case e un possibile ritorno sull’investimento. Sul 4G siamo già arrivati tardi e non ci siamo coordinati e abbiamo accumulato un ritardo che ancora cerchiamo di colmare”.

Per de Graaf l’industria delle telecomunicazioni è troppo timorosa e cauta nell’abbracciare i trend del futuro e deve dialogare più da vicino con le industrie verticali. De Graaf ha aggiunto che la Commissione europea (di cui DG Connect fa parte) sta facendo molto per far incontrare i due mondi: telco con produttori d’auto, utility, fornitori di servizi sanitari, e così via. Ma “ci saremmo aspettati fitte trattative, invece questi attori non si parlano tra loro”.

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Lo stesso ostacolo si presenta quando si tratta di standardizzazione: “La 5G-PPP va bene”, ha detto de Graaf, “ma va potenziata” perché i due mondi (telco e industrie verticali) dialoghino in maniera più efficace: “Gli operatori dovrebbero capire meglio i modelli di business e le opportunità commerciali, le industrie verticali dovrebbero capire meglio come la rete può aiutarli“. Se le telco si comporteranno come hanno fatto col 4G, ha concluso de Graaf, “non c’è da essere ottimisti”.

Allo stesso summit Etsi, Bernard Barani, vice direttore di DG Connect, ha presentato un piano di azione in più fasi proprio per la 5G-PPP (5G public private partnership, iniziativa congiunta della Commissione Ue e dell’industria europea dell’Ict), che cerca di stimolare gli investimenti nella tecnologia 5G da parte delle industrie diverse da quella delle telecomunicazioni. Il piano prevede una prima introduzione del 5G nelle frequenze più basse per il 2020 e una successiva fase che usa frequenze più alte per il 2022.

La Commissione europea prevede anche un “test di verifica integrato” di servizi e funzioni che unisce tecnologia radio, reti e applicazioni. Eric Guttman del 3GPP ha ammesso che forse ora non si prevede più la realizzazione di tutti i casi d’uso previsti in precedenza nelle “dichiarazioni di obiettivi” per il 5G, ma resta ottimista sul fatto che alcuni settori, come la sicurezza pubblica e le smart cities adotteranno la nuova tecnologia.

Nell’industria telecom invece resta lo scetticismo, soprattutto riguardo al coinvolgimento dei mercati verticali: “Non siamo riusciti a suscitare l’interesse dei partner industriali sulla realizzazione di grandi reti per la IoT“, ha dichiarato Thierry Nagellen degli Orange Labs. Anzi, Nagellen mette in dubbio le previsioni della Commissione sul fatto che i partner dei mercati verticali sfrutteranno a proprio beneficio una rete di device connessi stimati tra 20 e 50 miliardi di unità: secondo il manager di Orange Labs, i settori che la Commissione europea dice potranno trarre i maggiori vantaggi dal 5G “non vogliono collaborare in nessun modo”; manca la sinergia tra settori industriali e questo rischia di tradursi in “20 miliardi di device isolati, non 20 miliardi di device interconnessi”.