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IL CASO

5G, l’Europa pronta a bannare le aziende cinesi

Bruxelles starebbe valutando una serie di proposte per mettere fuori gioco Huawei & co dai bandi per l’acquisto delle apparecchiature di rete per la costruzione dell’infrastruttura mobile. Sul tavolo la possibilità di modificare la legge sulla sicurezza informatica del 2016

31 Gen 2019

Antonio Dini

L’onda lunga americana arriva sino in Europa. La guerra commerciale che ha infiammato il Pacifico e l’Atlantico ora si sposta anche sul continente euroasiatico con l’obiettivo di mettere fuori gioco le aziende cinesi nel settore critico delle componenti per l’infrastruttura di telefonia mobile 5G, che si comincia a pianificare in queste settimane in tutta Europa.

Secondo dichiarazioni raccolte da Reuters da quattro differenti funzionari dell’Unione europea, Bruxelles starebbe valutando una serie di proposte il cui effetto sarebbe sostanzialmente la messa fuori gioco di Huawei (e altre aziende cinesi) dai bandi per l’acquisto delle apparecchiature di rete necessarie alla costruzione della prossima generazione di telefonia mobile.

La decisione deve essere ancora presa ed è in realtà piuttosto difficile pensare ai modi per implementarla, riporta la Reuters, ma indica chiaramente un cambiamento di posizione da parte di Bruxelles relativo alle crescenti preoccupazioni circa la sicurezza delle apparecchiature cinesi.
La decisione di escludere le imprese cinesi come Huawei sarebbe probabilmente accolta con favore dagli Stati Uniti, che stanno cercando di impedire alle aziende americane di acquistare attrezzature per infrastrutture da Pechino e che hanno fatto molte pressioni sugli alleati perché si comportassero nello stesso modo. Negli Usa gli esperti di sicurezza sono preoccupati che le attrezzature possano essere utilizzati dal governo cinese per fare spionaggio – una preoccupazione che Huawei dichiara da tempo infondata.

Ma come fare a escludere le aziende cinesi dai bandi nazionali? Il diavolo infatti sta nei dettagli e la normativa per effettuare un simile blocco potrebbe avere conseguenze legali anche molto costose. Invece, secondo i quattro alti funzionari di Bruxelles ascoltati da Reuters, un’opzione presa in considerazione dalla Commissione europea consiste nel modificare una legge sulla sicurezza informatica del 2016, che impone alle imprese coinvolte in infrastrutture critiche di adottare misure di sicurezza adeguate.

Modificando la definizione di infrastruttura critica per includere anche le reti mobili di quinta generazione, la legge impedirebbe alle aziende europee di utilizzare le apparecchiature fornite da qualsiasi paese o azienda sospettato di usare le sue attrezzature per spiare o sabotare, hanno detto i quattro funzionari. E questo permetterebbe di mettere fuori gioco Huawei e altre aziende cinesi.
Inoltre, dovrebbero essere fatti una serie di cambiamenti anche per le procedure di acquisto delle apparecchiature, dei bandi e di tutto il resto. I funzionari di Bruxelles hanno ribadito che i bandi non sarebbero “su misura” per Huawei ma toccherebbero anche varie altre aziende cinesi.

Il governo cinese ha dichiarato da un lato di non essere intenzionato a spiare i paesi occidentali e dall’altro e ritiene le accuse che gli vengono rivolte infondate. Invece Huawei ribadisce di vendere apparecchiature sicure e di avere non aver mai avuto problemi di cyber-security.
Mercoledì scorso Deutsche Telekom, il più grande operatore di telecomunicazioni in Europa, ha effettuato una serie di azioni per fare in modo che i produttori cinesi di tecnologia possano partecipare alle gare per l’acquisto di componenti di rete necessari a costruire la rete mobile 5G tedesca senza mettere a rischio la sicurezza nazionale del Paese.

Alcuni documenti interni della Commissione europea visionati da Reuters mostrano che il cambiamento di posizione dell’Ue è dovuto all’evoluzione dei servizi di intelligence cinesi e al cambiamento delle normative sulla cyber-security. In un esempio citato nei documenti della Commissione, si rileva che la normativa sull’intelligence nazionale cinese prevede che “le organizzazioni e i cittadini cinesi debbano, in accordo con la legge, supportare, cooperare e collaborare con il lavoro dell’intelligence nazionale”. Questo ha aumentato il timore che Pechino possa chiedere ad aziende come Huawei di installare delle “backdoor” nei suoi prodotti per avere accesso da remoto alle comunicazioni riservate che passano attraverso le reti 5G europee.

Secondo la Commissione, considerando anche altri eventi (come l’arresto da parte della polizia polacca di un dipendente cinese di Huawei e di un ex agente dei servizi polacchi accusati di spionaggio) non è necessario avere delle prove che la Cina stia effettivamente operando operazioni di spionaggio per cambiare le politiche di sicurezza sulle apparecchiature per il 5G. Il processo però non è necessariamente veloce: richiede l’approvazione di tutte le capitali europee e, anche dopo, richiede fino a un anno o anche più per poter effettuare tutti i cambiamenti normativi necessari.

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