5G driver di ripartenza, la politica italiana si "compatta" in nome della ripresa - CorCom

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5G driver di ripartenza, la politica italiana si “compatta” in nome della ripresa

Maggioranza e opposizione concordi sulla necessità di continuare a investire sulle reti di nuova generazione. Ma serve intervenire su riforma della PA, semplificazioni e capitale umano. Sulla rete unica di Tlc e il cloud “nazionale” restano le divergenze, ma il dibattito è aperto per trovare la quadra

13 Mag 2021

F. Me.

Il 5G sarà pilastro della ripartenza e di un nuovo modello di sviluppo “digital oriented”. Ma per accompagnare la transizione serve puntare sulle semplificazioni, sulla riforma della PA e sul capitale umano. È quanto emerso dalla tavola rotonda del secondo web summit di Telco per l’Italia, dedicata appunto al 5G, che ha visto confrontarsi esponenti dei partiti di maggioranza e opposizione. Tutti concordi nell’evidenziare la capacità anticiclica delle reti ultraveloci e la chance imperdibile rappresentata dal Next Generation Eu.

Per Enza Bruno Bossio, deputata del Pd in Commissione Trasporti e Tlc, “la pandemia ha fatto emergere nuove esigenze di connettività e al contempo dimostrato come la rete abbia retto”. E ora, ha avvertito, “non ci si può fermare sugli investimenti, soprattutto su quelli 5G dove l’Italia è tra i Paesi europei più all’avanguardia come dimostrato dal Desi”.

È dunque cruciale andare avanti, cogliendo l’opportunità del Next Generation Eu ma senza escludere le tecnologie internazionali. “Se vogliamo davvero mantenere questo vantaggio competitivo – ha spiegato – non possiamo pensare di non utilizzare tecnologia cinese per le apparecchiature di rete oppure statunitensi per il cloud. Gli strumenti per evitare incursioni ci sono e sono efficaci, a cominciare dal perimetro di sicurezza cibernetico. Credo siano infondate le motivazioni geopolitiche a supporto dell’esclusione di player internazionali”.

“Poi – ha proseguito Bruno Bossio – è certamente fondamentale far crescere l’Europa e il progetto Gaia X sulla creazione di un cloud europeo va sostenuta”.

Lo sviluppo del 5G, però, rischia di essere zavorrato dai limiti elettromagnetici che in Italia sono tra i più bassi d’Europa. “È arrivato il momento di alzare i limiti – ha detto la deputata Pd – per garantire competitività alle imprese e servizi innovativi”. Servizi che saranno ancora più all’avanguardia se si punta su un mix di fibra e 5G.

“Abbiamo saggiato il valore aggiunto della combinazione di queste due tecnologie – ha concluso – Per questo è importante fare chiarezza anche sul roll out della fibra così come previsto dal Pnrr per le aree bianche. Nelle aree nere, invece, dove l’Ftth sta diventando un problema, la soluzione potrebbe essere l’introduzione di un digital bonus per i condomini che vogliano utilizzare connessioni Ftth”.

Il deputato della Lega in commissione Trasporti e Tlc Camera, Massimiliano Capitanio, ha evidenziato l’impegno bipartisan a dare priorità agli investimenti 5G per far diventare l’Italia un Pese più moderno e competitivo, così come emerso dall’indagine sul 5G della commissione. “Bisogna – ha ribadito anche Capitanio – intervenire sul tema dell’elettrosmog sia sul fronte della ridefinizione dei limiti sia sulle azioni di monitoraggio”.

Passaggio cruciale dell’intervento del deputato leghista è stato quello relativo alla necessità di scaricare a terra gli investimenti, coinvolgendo non solo le imprese ma anche i cittadini. E riconoscendo un ruolo cruciale alle PA locali, così come avvenuto per il Piano Bul.

“Un esempio – ha sottolineato Capitanio – è Smarter Italy per il quale sono stati stanziati 90 milioni e che prevede il ricorso a gare d’appalto innovative con lo scopo di accelerare la crescita del Paese e soddisfare le esigenze espresse dalle comunità, città e borghi. Il focus è sulla mobilità, il turismo e l’ambiente. Si tratta un piano che coinvolge attivamente le PA locali e permette di far emergere iniziative scalabili su tutto il territorio nazionale, uscendo dalla trappola degli use case e permettendo di monetizzare quanto fatto”.

“L’unica ricaduta positiva della pandemia – ha voluto evidenziare Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia – è stata l’accelerazione sulla trasformazione digitale. Abbiamo tutti toccato con mano l’importanza di avere reti ultraveloci per continuare le nostre attività”. Ora per proseguire sulla strada della modernizzazione, secondo Gasparri, serve intervenire su due colli di bottiglia: il ritardo sul fronte competenze dell’utenza e della PA. “Abbiamo una fetta di popolazione ancora poco avvezza alle nuove tecnologie – ha ricordato – e un’amministrazione che va riformata in ottica di semplificazione altrimenti ogni intervento rischia di naufragare”.

C’è poi il tema collaterale allo sviluppo del 5G che è quello sulla rete unica: “Serve una società unica delle reti che garantisca neutralità e parità di accesso e nella quale gli operatori vadano a conferire i loro asset, evitando duplicazioni e sprechi di risorse”.

Ma non ci sarà uno sviluppo digitale sostenibile se non si metterà fine allo strapotere degli Ott. “I cosiddetti Gafa – ha spiegato – che operano essenzialmente in un regime di no tax, alterano la concorrenza in un mercato dove l’integrazione tra telco e altri player è diventata la caratteristica principale. Senza una fiscalità uguale per tutti si rischiano oligopoli e potentati”.

Focus sul Pnrr invece nell’intervento di Mirella Liuzzi, deputata 5 Stelle in Commissione Trasporti e Tlc della Camera, la quale ha evidenziato come il Piano di ripresa e resilienza abbia degli obiettivi ambiziosi, 1 giga al 2026.

“Target che l’Italia ha le carte in regola per raggiungere, dato che è tra i Paesi europei più all’avanguardia sul 5G – ha ricordato – A mancare è invece un intervento sui verticali che permetterebbe alle imprese di testare più facilmente le nuove tecnologie e investire in maniera adeguata sul capitale umano. La casa delle tecnologie di Materia è un esempio di intervento virtuoso sui verticali”.

“Contestualmente – ha proseguito Liuzzi – urge una riforma della PA in ottica digitale e, in questo senso, la nomina da parte del ministro Brunetta di una task force ad hoc è un’ottima notizia. Così come non possono più aspettare innovazioni sul fronte semplificazioni a partire dall’introduzione del silenzio-assenso e un controllo più ferreo sulle conferenze dei servizi”.

Fratelli d’Italia chiede invece vigilanza sugli operatori extraeuropei dato che, ha sottolineato Federico Mollicone, deputato e responsabile Innovazione Fratelli d’Italia, come è noto la Cina impone collaborazione alle società con i vertici militari e politici, come sollevato anche dal Copasir”.

“Per il 5G inoltre servirà un nuova politica dello spettro, attraverso l’assegnazione di frequenze locali, con sviluppo flessibile – ha detto – Dobbiamo sicuramente segnalare la necessità di garantire il mercato nell’ambito del refarming delle frequenze in scadenza, anche legate a banda 700. Ne va della sostenibilità dei piani economici degli operatori e degli utenti, evitando – anche sulle frequenze a 26 gigahertz – la competizione fra operatori mobili ed Fwa. In tal senso, auspichiamo che il governo garantisca decisioni certe relativa ai diritti d’uso delle frequenze assegnate agli operatori Fwa in scadenza nel 2022. E’ necessario, comunque, un convinto investimento sull’Fwa perché sappiamo che la fibra “fisica” difficilmente potrà arrivare in tutte le case”.

“E’ sicuramente necessario riformare la permessistica – ha spiegato Mollicone – Va riformulata la fase 2 dei voucher banda larga, su cui fa riferimento anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, così da incentivare anche l’infrastrutturazione delle Pmi”.
Per quanto riguarda le criticità del Pnrr, Mollicone ne ha rilevate due: “L’investimento 3 della Missione 1 componente 2 sulla banda larga e il 5G prevede 6.3 miliardi. Può sembrare molto ma ci sono ritardi considerevoli. Così come è da attenzionare l’abbandono del progetto della Rete Unica con “Reti”, diversamente da quanto votato dal Parlamento”.

“Sulla migrazione al cloud della PA troviamo circa 1.5 miliardi, divisi in 2 investimenti. FdI promuove una visione per un cloud nazionale e per un’Agenzia per la sicurezza cibernetica”, ha concluso.

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