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A.A.A. Pmi a caccia di commercialisti hi-tech

Bodini (Cndcec): “La figura professionale deve evolversi. Servono nuove competenze per supportare le aziende, soprattutto le Pmi, nella gestione e sviluppo del business”

06 Ott 2009

Alcuni milioni di piccole e medie imprese italiane si avvalgono
delle competenze dei commercialisti per gestire e sviluppare il
proprio business. Questi professionisti, meglio di chiunque altro,
sono in grado di misurare la temperatura dell’economia e, al
tempo stesso, possono aiutare le imprese ad attraversare la crisi
migliorandone il sistema dei controlli e aiutandole a dotarsi di
strumenti che ne favoriscano l’innovazione e la
competitività.

Su questi temi abbiamo sentito l’opinione di Claudio Bodini,
consigliere nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti
contabili (Cndcec) con delega all’informatica, che segnala
qualche timido miglioramento nel clima. “Non siamo però ancora
fuori dalla crisi – precisa -. Nell’attuale contesto economico la
figura del commercialista, con il rapporto fiduciario che lo
contraddistingue, è particolarmente importante per le piccole e
medie imprese per evitare di andare impreparate verso la crisi”.
Il commercialista deve evolversi, secondo l’organizzazione di cui
fa parte, verso un nuovo modello di professionista: più
tecnologico e qualificato, un consulente d’impresa a 360 gradi,
capace di fornire alla Pmi i servizi di cui davvero ha bisogno.

Per l’imprenditore è ad esempio indispensabile poter contare su
un professionista qualificato che lo aiuti a preparare i dati
necessari per la realizzazione di un business plan da sottoporre
alla banca per la richiesta di finanziamento. “Il commercialista
può aiutare l’imprenditore a ridefinire i propri obiettivi
industriali o commerciali come risposta alla crisi, basandosi su
indicazioni merceologiche o territoriali di cui può disporre
grazie all’accesso a fonti diversificate di informazione”,
aggiunge Bodini…

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LUNEDI' 12 OTTOBRE