RICERCA & SVILUPPO

Accordi per l’innovazione, al Mise 340 progetti per più di 3,5 miliardi

Chiusi gli sportelli online nella maggior parte delle Regioni per il raggiungimento del plafond: rimangono aperti soltanto quelli di Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Provincia autonoma di Trento. In vista l’integrazione del fondo complementare al Pnrr con ulteriori risorse

16 Mag 2022

A. S.

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Le imprese hanno presentato al Ministero dello sviluppo economico 340 domande per richiedere circa 1,5 miliardi di agevolazioni previste dagli Accordi per l’innovazione. A fare un primo bilancio dell’iniziativa è il Mise, che specifica come l’ammontare complessivo di investimenti attivabili in ricerca e sviluppo industriale sia pari a oltre 3,5 miliardi di euro. L’apertura del secondo sportello relativo agli Accordi per l’innovazione, con una dotazione finanziaria di ulteriori 500 milioni di euro, è in programma nel prossimo autunno.

“Il grande interesse manifestato verso la misura – si legge in una nota del ministero – ha determinato, a causa del raggiungimento massimo delle agevolazioni concedibili, la chiusura dello sportello online per gran parte delle regioni tranne che per i territori del Friuli-Venezia Giulia, Puglia e della Provincia autonoma di Trento in cui sarà ancora possibile presentare la richiesta secondo le modalità indicate dal Mise lo scorso 11 maggio“.

A sostegno degli investimenti in ricerca e sviluppo industriale il Ministero – ricorda il comunicato – ha messo a disposizione una prima dotazione finanziaria di 500 milioni di euro, prevista dal Fondo nazionale complementare al Pnrr, che verrà integrata con ulteriori risorse in modo da consentire il finanziamento del maggior numero di progetti presenti in graduatoria.

In particolare, secondo i dati diffusi dal Mise, circa il 57% delle domande di agevolazione presentate riguarda progetti d’investimento da realizzare nei territori delle regioni del centro-nord, mentre una quota del 25% è a valere sui progetti multiregionali attivabili sia nelle regioni del centro-nord che in quelle del mezzogiorno. Infine, il 18% delle domande prevede investimenti soltanto nelle regioni del mezzogiorno.

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