IL CASO

Acquisti in-app, Google impone agli sviluppatori una fee del 30%

Mountain View estende una regola che al momento coinvolge solo il 3% delle applicazioni presenti sul suo store. Dall’anno prossimo obbligatorio l’utilizzo della piattaforma Google Pay, che prevede una commissione su ciascuna transazione

29 Set 2020

Domenico Aliperto

Google imporrà agli sviluppatori Android l’utilizzo, per gli acquisti in-app, del suo sistema di pagamento Google Pay, attraverso il quale trattiene il 30% per ciascuna transazione. Si tratta in realtà di una pratica già esistente, ma che Google non ha mai imposto in modo sistematico, tanto che finora veniva utilizzata solo rispetto al 3% delle applicazioni presenti su Play Store. “Vogliamo che la nostra politica sui pagamenti sia chiara: tutti gli sviluppatori che vendono beni digitali nelle loro app sono tenuti a utilizzare il sistema di fatturazione di Google Play”, si legge in un post del vice presidente per la gestione dei prodotti, Sameer Samat.

Perché Google e Apple puntano sugli app store

Il cambio di marcia fa seguito alle azioni legali intentate il mese scorso dalla software house Epic Games, che accusa Google e Apple di condotta anticoncorrenziale: secondo lo sviluppatore di Fortnite, si tratterebbe di una vera e propria tassa. Le due società, d’altra parte, difendono la pratica perché gli app store sono un’attività in rapida crescita, mentre le vendite degli annunci della rete di ricerca di Google e dell’iPhone di Apple continuano ad appiattirsi, nota Reuters. E all’accusa degli sviluppatori, secondo i quali il 30% è eccessivo rispetto alle commissioni del 2% richieste tipicamente dai tradizionali processori di pagamento con carta di credito, Apple e Google rispondono che l’importo copre i vantaggi di sicurezza e marketing forniti dai loro app store.

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Come detto, Google ha formalmente sempre richiesto che le app presenti su Play Store utilizzassero il suo sistema di pagamento, e la commissione del 30% è uno standard del settore, la stessa applicata da Apple. A differenza del gruppo di Cupertino, tuttavia, Google non era mai stata troppo rigida nell’applicazione della regola. “Prendiamo una commissione solo se lo sviluppatore fa pagare gli utenti per scaricare le loro app o se vendono articoli digitali in-app, e pensiamo che sia giusto”, ha ribadito Samat. Le modifiche saranno attive dalla prossima versione di Android, prevista per il 2021, e renderanno più facile utilizzare altri app store. Fortnite, per esempio, è disponibile direttamente dallo store di Epic o su altri app store, incluso il Galaxy App Store di Samsung.

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