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FISCO

Addio web tax all’europea, la Ue accantona il piano: si punta a una riforma Ocse

L’Unione europea cambia approccio e si impegna ad aumentare la collaborazione per una misura “globale”. Ma gli Stati non mollano: la Francia introduce una tassa del 3% sui big dell’hi-tech che varrà circa mezzo miliardo di euro

07 Mar 2019

Antonio Dini

Addio web tax, anche se la Francia l’ha appena votata. L’Ue sta decidendo di cambiare approccio e creare una riforma globale sulla tassazione delle società Internet Così, la prossima settimana i ministri delle finanze dell’Unione europea abbandoneranno il piano per introdurre un’imposta digitale su scala europea, la web tax, ma acconsentiranno a lavorare a una riforma globale della tassazione delle società di Internet. Le informazioni sono state raccolte dalle agenzie internazionali partendo da indiscrezioni e da un documento della Ue.

La mossa, almeno per adesso, sarà probabilmente accolta in modo positivo dai giganti digitali come Google e Facebook, che sarebbero rientrati nell’ambito del previsto prelievo del 3%. «Un certo numero di delegazioni continuano ad avere obiezioni di sostanza», ha scritto la presidenza rumena di turno dell’Ue in un documento preparato in vista del vertice dei ministri delle finanze Ue previsto per il 12 marzo. L’incontro era stato indicato come l’ultima opportunità per raggiungere un accordo sul piano.

Il documento mostra che ci si aspetta che i ministri dell’Ue accettino il cambiamento e invece di continuare a lavorare su una riforma fiscale globale preparata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), cioè il club di nazioni per lo più ricche, preparino un altro tipo di approccio al tema.

La riforma globale delle norme fiscali è stata dibattuta per anni ma non è mai stata concordata in quanto gli interessi nazionali sono molto diversi su questo punto (anche dal punto di vista italiano, ad esempio).
Secondo il piano originariamente proposto dalla Commissione europea lo scorso anno, alle grandi società sarebbe stato richiesto di pagare una tassa sulle vendite di dati, sui mercati online e sulla pubblicità mirata. Ma diversi stati dell’Ue lo hanno bloccato, temendo una perdita di entrate e ritorsioni dagli Stati Uniti e da altri paesi colpiti.

Le riforme fiscali dell’Europa devono essere sostenute da tutti i 28 stati membri, ma l’Irlanda e i paesi scandinavi si sono fermamente opposti alla revisione. Anche altri paesi sono stati scettici. Nel tentativo di salvare il piano, la Francia – il più accanito sostenitore della tassa – ha concordato a dicembre con la Germania, la più grande economia del blocco, di limitare il suo campo di applicazione solo alla pubblicità digitale. Ma anche il piano annacquato ha incontrato scetticismo e resistenza in alcune capitali.

Mentre il piano falliva, Francia, Italia e Spagna si sono mossi per introdurre le tasse digitali a livello nazionale. E così mercoledì il governo francese ha introdotto la tassa per i colossi Internet come Google, Amazon e Facebook, portando avanti una regolamentazione più severa senza però un sostegno complessivo da parte dell’Unione europea. La nuova tassa del 3% si applicherà alle entrate francesi di circa 30 grandi aziende, per lo più dagli Stati Uniti.
Il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire ha stimato che la tassa avrà un gettito di circa 500 milioni di euro all’anno. L’imposta francese rappresenterebbe solo una piccola parte delle entrate dei giganti tecnologici americani. Ma potrebbe aprire la strada a un’ulteriore regolamentazione delle società tecnologiche statunitensi in Europa, compresa una tassa digitale su scala europea.

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