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Un “pedaggio” per Whatsapp, ecco il piano Agcom

L’Authority pubblica i risultati dell’indagine conoscitiva sui servizi elettronici di comunicazione, evidenziando criticità nel rapporto con le telco. Il commissario Preto: “Remunerazione dell’utilizzo della rete ipotesi plausibile. No all’accesso al credito telefonico”

28 Giu 2016

Andrea Frollà

“Considerare in ambito europeo una nuova formulazione di servizi ECS (Electronic Communications Services, ndr), strumentale all’eventuale adozione di un level playing field fra i diversi attori in campo”. È questa l’indicazione principale che emerge dall’indagine Agcom (Indagine conoscitiva concernente lo sviluppo delle piattaforme digitali e dei servizi di comunicazioni elettronica), contenuta nella delibera pubblicata (relatore Antonio Preto).

“L’indagine conoscitiva ha analizzato la domanda e l’offerta dei nuovi servizi e l’uniformità di condizioni del mercato per tutti gli operatori. Tra le misure ipotizzate per risolvere le eventuali criticità esistenti negli accordi d’interconnessione tra operatori di rete e fornitori di servizi di messaggistica istantanea, come Whatsapp Telegram e altri – spiega il Commissario Preto- vi è quella che questi ultimi remunerino l’utilizzo delle infrastrutture. Il fine – continua Preto – è quello di promuovere gli investimenti sostenuti dagli operatori di rete che sostengono l’ingente quantità di traffico dati che i servizi a valore aggiunto generano”.

Ma specifica il Commissario, “è un’ipotesi riguardante gli accordi d’interconnessione tra Ott e Tlc da realizzarsi, per esempio, attraverso un obbligo di negoziazione, con l’obiettivo di individuare le modalità d’interconnessione e il relativo prezzo”, ma ciò “non implica costi diretti per l’utente e la possibilità per i fornitori di servizi di messaggistica istantanea di poter attingere al credito telefonico”, a cui i fornitori di servizi di messaggistica istantanea, precisa Preto, “non sono stati autorizzati ad attingere”.

Lo studio si inquadra in un contesto in cui, spiega l’Agcom, nel corso degli ultimi anni l’ampia diffusione di servizi di accesso a banda larga in postazione fissa e mobile ha stimolato lo sviluppo di una serie di nuovi servizi e di apparati terminali evoluti, accrescendo la domanda di accesso ad Internet degli utenti e stimolando, di conseguenza, anche gli investimenti in capacità della rete e lo sviluppo di nuovi servizi ed applicazioni.

L’authority ricostruisce innanzitutto il quadro giuridico e regolamentare di riferimento dei consumer communications services, soffermandosi sull’attualità della definizione di Electronic Communications Services (Ecs), analizzando il contesto tecnologico e di mercato nel quale tali servizi si sono diffusi e mettendo in luce il continuo aumento del numero di utenti delle app sociali, come Whatsapp, Viber e Telegram, accompagnato da un minore utilizzo dei tradizionali servizi vocali e di SMS.

I nuovi servizi di comunicazione sociale, spiega l’Agcom nelle conclusioni dell’indagine conoscitivia, “sono sottoposti a norme dai confini alquantoincerti e sfumati. In altri termini, “non rientrano nella definizione tradizionale di Ecs, ancorché siano sottoposti all’applicazione di numerose regole di carattere trasversale, comuni ai diversi servizi della società dell’informazione,come quelle previste in tema di tutela della privacy, limitiantitrust, tutela del consumatore”.

L’indagine, sottolinea l’Autorità, “rivela l’opportunità di considerare in ambito europeo una nuova formulazione di servizi Ecs, strumentale all’eventuale adozione di un level playing field fra i diversi attori in campo”, e descrive le principali misure potenzialmente applicabili. L’Agcom mette sul piatto i “numerosi problemi regolamentari posti dallo sviluppo e dalla diffusione dei consumer communications services”, passando in rassegna le possibili opzioni regolatorie in ambito europeo e nazionale, evidenziandone rischi e opportunità.

L’indagine, specifica l’authority, “non impone, né avrebbe potuto imporre data la natura conoscitiva della medesima, alcuna misura specifica in capo agli operatori Ott, economici in capo a soggetti attualmente estranei all’attività regolamentare dell’Agcom“, ma si pone come “utile strumento di approfondimento e quindi una riflessione aperta su un tema attualmente al centro del dibattito europeo”.

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