IL DOSSIER

AdTech, Google rischia richieste di risarcimento per 25 miliardi

Due cause al via nel Regno Unito e in Olanda per condotte anticoncorrenziali a danno degli editori. Gerardin Partners: “È ora che l’azienda si assuma le proprie responsabilità e ripaghi i media”

13 Set 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Google rischia di dover pagare fino a 25 miliardi di euro di danni agli editori europei per le sue pratiche sul digital advertising, se la spunteranno i legali di Geradin Partners che hanno preso in carico l’azione collettiva per le aziende dei media del Vecchio continente. Lostudio di avvocati ha annunciato che avvierà due azioni parallele di risarcimento danni nel Regno Unito e nei Paesi Bassi (che coprono tutto lo Spazio economico europeo, See) per conto di editori che hanno subito danni dalla condotta anti-concorrenziale di Google in relazione alla tecnologia pubblicitaria.

Google ha immediatamente respinto le accuse al mittente, affermando che collabora in maniera costruttiva con gli editori di tutta Europa. “Questa causa è puramente speculativa e opportunistica. Quando riceveremo la denuncia, ci opporremo con forza”, ha affermato un portavoce sentito da Reuters.

“Google risarcisca i danni causati agli editori”

In un periodo in cui molti gruppi dei media hanno fatto fatica a pagare gli stipendi dei giornalisti, afferma lo studio Geradin, “Google li ha privati ​​di miliardi di entrate attraverso comportamenti anti-concorrenziali”.

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Secondo le analisi dei consulenti legali, la condotta di Google ha danneggiato gli editori in almeno due modi: in primo luogo, ha consentito alla piattaforma di scambio delle ads AdX di addebitare un’elevata quota di compartecipazione alle entrate del 20% (l’effetto take rate); in secondo luogo, la condotta di Google ha ridotto la concorrenza tra gli scambi di annunci e depresso i prezzi per l’inventario degli editori (l’effetto prezzo lordo). “Stimiamo danni potenziali totali fino a 17 miliardi di euro nell’Ue e fino a 7 miliardi di sterline nel Regno Unito”, affermano gli avvocati.

“Gli editori, compresi i media locali e nazionali che svolgono un ruolo vitale nella nostra società, sono stati a lungo danneggiati dalla condotta anticoncorrenziale di Google”, ha dichiarato Damien Geradin (Geradin Partners). “È tempo che Google si assuma le proprie responsabilità e risarcisca i danni che ha causato a questo importante settore. Ecco perché oggi annunciamo queste azioni in due giurisdizioni per ottenere un risarcimento per gli editori dell’Ue e del Regno Unito”.

Le due azioni legali sono aperte a tutti gli editori che ritengono di essere parte lesa: quelli con sede in Ue, Norvegia, Islanda e Lichtenstein dovranno far riferimento alla causa nei Paesi Bassi, mentre quelli con sede in Uk si rivolgeranno ai legali in Gran Bretagna.

Google già multata in Francia per l’Adtech

Nel 2021 l’Autorità francese per la concorrenza ha inflitto a Google una sanzione di 220 milioni di euro in relazione alla sua condotta nel settore dell’Adtech, quell’insieme di tecnologie che alimentano gli annunci online.

L’Autorità francese per la concorrenza ha ritenuto che Google avesse abusato della sua posizione dominante impegnandosi in varie pratiche che hanno favorito i propri prodotti rispetto alla concorrenza in violazione dell’articolo 102 Tfue. In questo caso Geradin Partners ha già agito per conto degli editori News Corp, il quotidiano francese Le Figaro e il belga Groupe Rossel che avevano sporto denuncia.

Allora l’Antitrust francese aveva stabilito che Google ha riservato un trattamento preferenziale al proprio servizio di aste pubblicitarie AdX e alla piattaforma Doubleclick Ad Exchange, una piattaforma di aste in tempo reale. I clienti che cercavano di inserire annunci su siti Internet o app mobili utilizzando piattaforme rivali spesso hanno scoperto di pagare di più rispetto a quelli che utilizzano entrambi i servizi di Google, raggruppati sotto il marchio Google Ad Manager. Google  non ha contestato i suoi risultati e si è impegnata a dei cambiamenti operativi, inclusa una migliore interoperabilità con fornitori di annunci di terze parti.

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