Advertising, il fuggi fuggi da Facebook non preoccupa Zuckerberg: "Nessun impatto" - CorCom

IL CASO

Advertising, il fuggi fuggi da Facebook non preoccupa Zuckerberg: “Nessun impatto”

Nell’ambito della campagna #StopHateForProfit in aumento i brand che hanno deciso di sospendere gli investimenti pubblicitari per il dilagare di fake news e hate speech. Il ceo pronto a incontrare gli organizzatori della protesta

02 Lug 2020

Patrizia Licata

giornalista

Il ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, non si lascia spaventare dalla “ritirata” degli inserzionisti dalla sua piattaforma. Nei giorni scorsi un numero crescente di brand ha deciso di sospendere almeno per tutto luglio, se non fino a fine anno, la spesa pubblicitaria su Facebook negli Stati Uniti. Molti di questi marchi aderiscono alla campagna #StopHateForProfit contro il dilagare dell’hate speech e delle fake news sulla piattaforma.

Zuckerberg ha acconsentito a incontrare alcune delle associazioni no-profit che hanno organizzato la protesta – tra cui Anti-Defamation League, Naaco, Sleeping Giants, Color of Change, Free Press e Common Sense – ma al tempo stesso ha comunicato ai dipendenti che l’azienda non modificherà le sue policy sull’advertising per un piccolo gruppo di inserzionisti che non rappresenta una quota rilevante della spesa pubblicitaria totale sul social.

Zuckerberg: “Tutti gli inserzionisti torneranno”

Nei suoi commenti sul temporaneo allontanamento di alcuni brand (tra cui Starbucks, Verizon, Coca-Cola, Hp, Ford, Adidas) Zuckerberg ha dichiarato che il problema è più di “reputazione e rapporto con i partner”, che economico, riporta The Information. I grandi advertiser che hanno aderito al boicottaggio rappresentano per Facebook una piccola porzione delle entrate totali dalla pubblicità, ha evidenziato Zuckerberg.

Non intendiamo modificare le nostre policy o il nostro approccio su nessun tema se viene minacciata una minima percentuale del nostro revenue; anzi non le cambiamo di fronte a nessun tipo di impatto sul revenue”, ha sottolineato il Ceo. “Io dico che tutti questi inserzionisti torneranno presto sulla piattaforma”.

Secondo i dati di Pathmatics, società di marketing analytics, nessuna delle aziende che ha per ora ritirato gli investimenti pubblicitari su Facebook è fra i 100 top spenders Usa per le ads sul social media.

Dieci richieste per fermare l’odio su Facebook

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Un portavoce di Facebook ha comunicato all’agenzia Reuters che Zuckerberg ha comunque acconsentito a incontrare nelle prossime settimane alcune delle associazioni che hanno organizzato la campagna #StopHateforProfit.

La protesta che invita gli inserzionisti a boicottare Facebook è stata lanciata dopo la morte di George Floyd, ucciso da un poliziotto bianco durante un fermo. Il social di Zuckerberg viene accusato di permettere la pubblicazione e diffusione di contenuti “razzisti, violenti e palesemente falsi sulla sua piattaforma” e di consentire che il social sia usato “per ampie campagne contro la partecipazione al voto politico e per diffondere disinformazione mirata contro l’elettorato afro-americano” e di aver permesso “l’incitamento alla violenza contro i manifestanti che si battono per la giustizia razziale in America”.

Le organizzazioni hanno presentato dieci richieste al social media, tra cui permettere alle persone che subiscono gravi molestie di parlare con un dipendente di Facebook e dare risarcimenti ai brand le cui ads vengono mostrate vicine a contenuti offensivi che vengono rimossi solo in un secondo momento.

La difesa del social network: “Investiamo miliardi sulla sicurezza”

Nick Clegg, ex parlamentare britannico che oggi è vice president of Global Affairs and Communications di Facebook, ha dichiarato sulla testata AdAge che “Facebook non fa profitti sull’odio”. Pur riconoscendo che “non saremo mai in grado di evitare che i contenuti d’odio spariscano completamente da Facebook”, ha continuato Clegg, “l’azienda continua a migliorare nella sua capacità di fermare l’hate speech”.

“Investiamo miliardi di dollari ogni anno per mantenere la nostra comunità sicura e lavoriamo costantemente con esperti esterni per rivedere e aggiornare le nostre policy”, ha scritto Facebook in una nota ufficiale. “Ci siamo sottoposti a una audit sui diritti civili e abbiamo bandito 250 organizzazioni della supremazia bianca da Facebook e Instagram. Gli investimenti che abbiamo fatto in intelligenza artificiale ci permettono di individuare quasi il 90% dei discorsi d’odio su cui interveniamo prima che gli utenti ce li segnalino, mentre un recente rapporto dell’Unione europea ha rilevato che Facebook ha esaminato più segnalazioni di hate speech in 24 ore rispetto a Twitter e YouTube. Sappiamo di avere ancora molto lavoro da fare e continueremo a collaborare con i gruppi per i diritti civili”.

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