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IL SUMMIT

G7, fumata “grigia” sulla web tax. Riflettori su Libra

A Chantilly accordo di massima sulla tassazione delle big tech, apertura anche dagli Usa. Allarme sulla criptomoneta di Facebook: “Non può diventare valuta sovrana”

18 Lug 2019

Antonio Dini

Federica Meta

Giornalista

Accordo di massima sulla web tax al G7 di Chantilly. I ministri hanno raggiunto un consenso sui passi verso un accordo sulla tassazione dei giganti digitali, una questione che ha diviso gli Stati Uniti e i suoi alleati tra Gran Bretagna e Francia. Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, che ha ospitato l’incontro di due giorni a Chantilly, a nord di Parigi, ha salutato il consenso senza precedenti, sebbene il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, abbia insistito che c’è ancora molto lavoro da fare.

Questo mese il parlamento francese ha approvato una legge per tassare i giganti digitali del 3% del fatturato nel Paese, anche se il loro quartier generale è altrove, una mossa che gli Stati Uniti hanno denunciato come discriminatoria per aziende statunitensi come Google, Apple, Facebook e Amazon. Londra ha annunciato l’intenzione di procedere a un’imposta simile. Le Maire ha detto ai giornalisti che i ministri delle Finanze e le Banche centrali hanno raggiunto un accordo “per tassare le attività senza presenza fisica, in particolare le attività digitali” e che “questa è la prima volta che i membri del G7 concordano in linea di principio su questo”.

La dichiarazione precisa che i ministri “hanno sostenuto appieno una soluzione a due pilastri da adottare entro il 2020” e “hanno convenuto che un livello minimo di tassazione effettiva” contribuirebbe “a garantire che le società paghino la loro giusta quota di tasse”. Il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, si è detto soddisfatto dei “progressi” raggiunti e in particolare del riferimento al livello minimo di tassazione nella dichiarazione finale. Saranno ora necessari ulteriori colloqui nel contesto più ampio del G20 per arrivare a un accordo internazionale che sarebbe supervisionato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Riflettori anche su Libra, la valuta virtuale di Facebook. “Non possiamo accettare – ha detto il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire ai giornalisti a margine del G7 delle finanze di Chantilly, in Francia – di avere valute di scambio con lo stesso tipo di potere e lo stesso tipo di ruolo delle valute sovrane». Gli ha fatto eco il ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz secondo il quale i piani di Facebook «non sembrano essere stati del tutto approfonditi dall’azienda stessa”, aggiungendo che ci sono anche molte domande sulla sicurezza dei dati in sospeso.

“Sono convinto – ha detto Scholz – che dobbiamo agire rapidamente e che Libra non può andare avanti senza che vengano risolte tutte le questioni legali e normative”.

Preoccupazione anche da parte del ministro dell’Economia italiano, Tria. “Su questo nuovo tipo di moneta c’è una preoccupazione generale e la decisione che questa preoccupazione si tradurrà in un’azione di controllo di quello che sta accadendo e la preoccupazione darà luogo a un intervento”, ha detto.

I banchieri centrali affermano invece che se Facebook vuole avere la possibilità di ottenere depositi da parte dei clienti, ha bisogno di una licenza bancaria che lo sottoporrebbe alla rigida regolamentazione che serve per operare in quell’industria.
Alcuni banchieri centrali affermano inoltre che consentire alle persone di effettuare transazioni anonime è contrario alle norme di base e ai regolamenti del settore finanziario che impongono alle società di pagamento di conservare le informazioni di base sui loro clienti.

Il governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, ha detto che la task force del G7 probabilmente si evolverà nel tempo in qualcosa che includerà una più ampia gamma di regolatori oltre il gruppo iniziale, dato l’enorme impatto che Libra potrebbe avere sull’economia globale. «Se Libra – ha detto Kuroda – aspira ad essere utilizzata a livello globale, i governi devono cercare una risposta coordinata a livello globale. Questo però non è qualcosa che può essere discusso solo tra le banche centrali del G7».

Le conseguenze economiche per Libra, che ancora non esiste, ovviamente non ci sono state. Ma si sono avvertite chiaramente per le altre criptovalute, che esistono da anni, e che stanno pagando il prezzo di questo cambio di paradigma. I Bitcoin sono crollati di circa il 30% dai massimi di 18 mesi fa, quando valevano quasi 14mila dollari raggiunti dopo gli annunci di Facebook per Libra. Il crollo è diretta conseguenza del crescente coro di preoccupazioni tra i regolatori e i politici dagli Stati Uniti all’Europa riguardo ai piani del gigante dei social media.

Per i cosiddetti “altcoin” le cose sono se possibile andate ancora peggio. La seconda moneta più grande, l’Ethereum, è crollata di quasi la metà. Il terzo più grande, l’XRP di Ripple, è in calo di circa il 40%, mentre Litecoin e Bitcoin Cash sono crollati rispettivamente del 40% e del 42%.
Di solito, spiegano gli analisti, dove vanno i Bitcoin, gli “altcoin” tendono a seguire. In questo caso, una spirale negativa difficilmente controllabile.

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