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PUNTO DI VISTA

Agenda digitale, Aglieri: “Serve un piano strategico”

Il consigliere per l’innovazione dell’associazione Litaliaintesta: “Il documento servirà da input all’Agenzia per l’Italia digitale. Un programma operativo elaborato a livello regionale darà un ulteriore spinta alla digitalizzazione”

04 Nov 2014

Dal giorno in cui – il 3 giugno 2014 – Agostino Ragosa, ex Direttore Generale dell’Agid (Agenzia per l’Italia Digitale) ha rassegnato le sue dimissioni, si è attivata la politica per trovare il suo successore attraverso un bando pubblico, chiuso a tempo di record, che ha indicato Alessandra Poggiani come nuovo Direttore Generale.

Ci si aspettava che la Poggiani fosse messa in condizioni di poter agire velocemente, visti i ritadi sin qui accumulati dall’Italia rispetto all’Agenda Digitale Europea. Ricordo che l’Agid deve avere il ruolo di “braccio operativo” nel settore della digitalizzazione della PA nell’ambito delle strategie “politiche” decise da una “cabina di regia” che deve essere necessariamente collocata al giusto livello organizzativo e che deve coinvolgere tutti gli stakeholders coinvolti.

Il problema quindi si è spostato verso la “cabina di regia”. Il precedente Governo Letta aveva identificato in Francesco Caio il Digital Champion nazionale che, in stretta sinergia con il Presidente del Consiglio, avrebbe dovuto “guidare” la strategia Paese e la azioni dell’Agid verso un porto sicuro.

Caio però qualche mese fa ha lasciato quel ruolo per diventare Amministratore delegato di Poste Italiane. Nel frattempo il governo, ha effettuato le seguenti ulteriori nomine:

Paolo Barberis: Consigliere per l’Innovazione della Presidenza del Consiglio

Stefano Quintarelli: Presidente del Comitato di Indirizzo dell’Agid (designato)

Paolo Coppola: Presidente del Tavolo permanente per l’ innovazione e l’Agenda digitale

Riccardo Luna: Digital Champion Nazionale

La proliferazione di figure di “indirizzo strategico” lascia irrisolta la questione della Governance. Chi darà alla Poggiani la strategia che poi l’Agid dovrà attuare ? E se ciascuno dei presidenti avesse – in maniera assolutamente legittima – idee diverse sulla strategia Paese ? Chi dirimerà la questione ?

La mia proposta, che ho consegnato alla scorsa Leopolda, nell’ambito del Tavolo Pubblica Amministrazione Digitale (On. Paolo Coppola) e del tavolo Smart City e Innovazione (On. Angelo Senaldi) anche a nome dell’Associazione LITALIAINTESTA di cui sono Consigliere per l’Innovazione è sufficientemente semplice e lineare e suddivide la governance in quattro livelli.


GOVERNANCE DELL’INNOVAZIONE IN ITALIA

LIVELLO PAESEStrategia

A livello nazionale deve esistere una “cabina di regia” che può essere composta anche da diversi tavoli e commissioni (così come è adesso), ma poi deve esserci qualcuno che ne rappresenti la sintesi ed i risultati in un documento “Piano Strategico di Digitalizzazione dell’Italia” al Presidente del Consiglio e da lui vengano approvati.

LIVELLO PAESEExecution

Tale documento servirà da input univoco per l’Agid che a quel punto non avrà più dubbi sul da farsi e potrà stabilire un Piano Operativo di Digitalizzazione dell’Italia, Piano Operativo che non può che passare – per una gran parte – attraverso le Regioni.

LIVELLO REGIONI

La strategia nazionale per poter essere realmente realizzata deve necessariamente passare per la sua contestualizzazione nelle regioni di cui è composta l’Italia. Riteniamo che in tale ambito la Conferenza Stato Regioni possa rappresentare un livello di granularità sufficiente ma non eccessivo per il coinvolgimento indispensabile degli enti territoriali che di fatto saranno poi gli attuatori del Piano Strategico di Digitalizzazione dell’Italia. A tale scopo a mio avviso il Direttore Generale dell’Agid dovrebbe sedere come membro permanente della Conferenza Stato Regioni per confrontarsi con i Presidenti delle Regioni ed assicurarsi di evitare errori e duplicazioni nella interpretazione del Piano.

LIVELLO AREA METROPOLITANA

Le Regioni a questo punto elaborano ciascuna un Piano Operativo di Digitalizzazione della Regione che terrà conto degli input dei livelli di governance precedenti e delle disponibilità economico/finanziarie della Regione stessa. Tale piano dovrebbe essere declinato con l’aiuto delle Città Metropolitane – ove esistono – o delle aggregazioni di Comuni (che potrebbero coincidere con le attuali Provincie) che rappresentino un numero non eccessivamente piccolo di abitanti. Questo consentirebbe – tra l’altro – lo sviluppo degli auspicati “Centri Servizi Condivisi” tra comuni molto piccoli per garantire economie di scala nella realizzazione dei servizi.

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