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Agenzia dell’Inutilità digitale?

Venerdi 31 ottobre è arrivata la nomina dei componenti del Comitato di indirizzo Agid presieduto da Quintarelli. Era ora e per fortuna si è optato per un numero di componenti “light”. Ma la governance resta confusa

03 Nov 2014

Gildo Campesato

“L’Agenzia per l’Italia digitale ha una governance da manicomio, un sistema barocco e inadatto al raggiungimento degli obiettivi”: parola del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio al convegno di Capri organizzato da Between.

Da allora ci è voluto quasi un mese soltanto per decidere di quanti componenti dovesse essere composto il comitato di indirizzo dell’Agenzia, pur mantenendo inalterata una governance demenziale, fondata su una impalcatura che sembra stata costruita soprattutto per accontentare un po’ tutti.

Agid è stata varata con decreto legge il 22 giugno 2012 con l’obiettivo di “coordinare le azioni in materia di innovazione per promuovere le tecnologie Ict a supporto della Pubblica amministrazione, garantendo la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana in coerenza con l’Agenda digitale europea”.

Large programme, visto lo stato della nostra amministrazione pubblica. Il decreto legge istitutivo titolava “Misure urgenti per la crescita del Paese”. Così urgenti che lo statuto è stato approvato solo lo scorso febbraio, quasi due anni dopo. Ora abbiamo anche un direttore a pieno titolo, Alessandra Poggiani, così come hanno un nome i 12 (dodici!) membri del “Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda digitale italiana”.

Purtroppo, non basta. Per la piena funzionalità manca ancora. Questo perché fino a venerdì pomeriggio non si sapeva quanti dovessero essere di numero a causa di una legge fatta male per forma ma anche per sostanza: sarebbe stato meglio concentrare la direzione di Agid alla Presidenza del Consiglio. Venerdì la ministra Marianna Madia ha deciso: in tutto il comitato di indirizzo sarà composto da nove membri, incluso il presidente Stefano Quintarelli. Siamo costretti ad usare il futuro perché per procedere alla loroentrata in carica manca ora il visto della Corte dei Conti sul decreto di nomina del ministro. Se va bene, ci vorranno altre due settimanae.

Si rischia comunque un bailamme di voci sull’Agenzia per l’Italia Digitale diretta da Alessandra Poggiani. Al coro del “Tavolo degli esperti” e del “Comitato di indirizzo” si aggiungono infatti anche Paolo Coppola e Paolo Barberis, rispettivamente consiglieri per l’innovazione di Madia e Renzi. Non dovrebbe stupire che già siano nate incomprensioni e tensioni fra tante voci in capitolo.

Meglio non fare marcire le cose e fare chiarezza rapidamente su strategie, ruoli, funzioni, autonomie. Agid può essere un fattore di traino decisivo per la trasformazione digitale dell’Italia, in particolare della pubblica amministrazione. Ma va evitato che la confusione della governance trasformi Agid nell’Agenzia dell’Inutilità Digitale.

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