Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

AGENDA DIGITALE

Agid: un mese per la nomina del direttore, il governo accelera

Il nuovo dg sarà scelto non oltre la fine di aprile. Palazzo Chigi intende procedere spedito sulla riforma della PA di cui l’Agenda digitale è uno degli assi portanti. L’appello dei sindacati e dell’industria Ict: “Sia la volta buona per snellire la governance”

31 Mar 2015

Federica Meta

Un mese per il nuovo direttore dell’Agenzia digitale. Stavolta il governo non ha temporeggiato – l’ultima volta dalle dimissioni di Agostino Ragosa fino alla pubblicazione dell’avviso di selezione è passato quasi un mese – e ha lanciato il bando a pochi minuti dalla consegna delle dimissioni di Alessandra Poggiani nelle mani del ministro Marianna Madia.

Stando a quanto risulta a CorCom la nuova nomina arriverà non oltre la fine di aprile e per tutto il mese entrante Poggiani ha assicurato di rimanere al timone. Dal punto di vista procedurale la nomina deve essere effettuata dal ministro competente – Madia ha le deleghe all’Agenda digitale – e varata con decreto del Presidente del Consiglio così come previsto dal decreto Sviluppo.

Chi intende candidarsi può inviare il proprio curriculum entro le ore 13.00 del 13 aprile 2015 via e-mail a candidature@governo.it. “Le istanze, oltre a contenere i dati anagrafici, titoli di studio e curriculum vitae predisposto secondo il modello europeo – si legge nel bando – completo di clausola di autorizzazione al trattamento dei dati in esso contenuti, dovranno riportare una sintetica descrizione delle linee programmatiche sull’espletamento dell’incarico per il quale si manifesta interesse e ad esse deve essere allegata copia di un valido documento d’identità”.

L’elenco di coloro che avranno presentato la propria candidatura sarà pubblicato sul sito del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Dal canto suo l’industria dell’Ict chiede al governo di fare presto per non bloccare l’execution di progetti strategici, già messi in cantiere come il piano Banda ultralarga e Crescita digitale.

Per questo, come evidenziato dal presidente di Confindustria Digitale Elio Catania, serve un manager “con visione e spiccate capacità manageriali che sappia smuovere la complessità dell’organizzazione pubblica e abbattere gli steccati”. Ma lo deve fare all’interno di una governance snellita. Per Catania ci deve essere “una chiara responsabilità politica e che sia avviato un processo di semplificazione: il lavoro dei comitati è importante, ma deve trovare una sintesi. Perché va bene discutere, ma poi la decisione deve essere presa velocemente”.

E anche i sindacati dell’Agenzia per l’Italia digitale si appellano al governo perché si intervenga su una governance che anche il sottosegretario Delrio ha definito “da manicomio”. In un comunicato diffuso oggi Fp-Cgil, Falbi e Rsu Agid evidenziano come “la numerosità dei tavoli tecnici e comitati, che appaiono talvolta funzionali ad ottenere visibilità (ed in un caso accertato anche un contratto in Agid), ma che presentano scarsa efficacia ai fini del perseguimento degli obiettivi strategici dell’Agenda digitale”.

“Auspichiamo quindi che il Governo nomini immediatamente un nuovo vertice caratterizzato da competenza, determinazione ed esperienza che rappresenti un’interfaccia credibile verso gli stakeholder pubblici e privati coinvolti nel processo di innovazione della PA e del Paese- sottolineano – Auspichiamo inoltre che il nuovo dg sia in grado di rilanciare finalmente l’Agenzia come motore di sviluppo dell’economia digitale”.

L’ultima volta – lo scorso luglio quando poi stata nominata Poggiani – erano arrivati sul tavolo del ministro Marianna Madia, ben 154 curriculum di candidati al vertice dell’Agenzia. Tra i nomi c’erano quelli di Mario Dal Co (ex consulente dell’allora ministro alla PA e Innovazione, Renato Brunetta, e successivamente alla guida dell’Agenzia dell’Innovazione); Roberto Moriondo (alla guida della direzione Innovazione, ricerca, università e sviluppo energetico sostenibile della Regione Piemonte); Fulvio Ananasso (Direttore Studi, Ricerca e Formazione – Agcom); Nello Iacono (vicepresidente Stati Generali dell’Innovazione); Alfonso Fuggetta (docente del Politecnico di Milano e Ad del Cefriel). Spiccavano, tra gli altri, anche i nomi degli interni all’Agenzia: Maria Pia Giovannini, responsabile area Regole, Standard e Progetti Innovativi di Agid e Francesco Tortorelli, dirigente dell’ufficio Interoperabilità, cooperazione applicativa e relativi centri servizio.

A spulciare la lista si trovavano i nomi di Livio Zoffoli (già presidente del Cnipa), Lorenzo Benussi, economista e già membro della cabina di regia per l’Agenda digitale ai tempi del governo Monti, Maurizio Talamo (docente dell’università di Roma Tor Vergata). Ad inviare il cv anche Stefano Quintarelli, deputato di Scelta Civica che, se scelto come dg, dovrà dimettersi da parlamentare. Da segnalare anche Giorgo De Rita, già direttore generale di DigitPA e Paolo Donzelli ex capo del Dipartimento digitalizzazione e innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio prima della soppressione dello stesso. In lizza anche Pierantonio Macola, Ad di Smau e Paolino Madotto (direttore del CeFirst, Inuit – Università Tor Vergata), Laura Rovizzi di OpenGate Italia, Greta Nasi, docente della Bocconi ed esperta di PA digitale, Michele Vianello (ex direttore di Vega Park, esperto di smart city) e Massimo Melica (avvocato).

L’intenzione del governo è comunque quello di fare il presto possibile. L’Agenda digitale è infatti uno degli assi portanti della riforma della PA che, a sua volta, procede di pari passo con le riforme costituzionali, in mano al ministro Maria Elena Boschi. Non è un caso, dunque, che nei giorni scorsi proprio Boschi ha sottolineato l’importanza di andare spediti su tutto il dossier riforme: dalla PA alla Costituzione, passando per l’Agenda digitale. Si tratta infatti delle tre priorità si cui il governo Renzi ha scommesso di più.

Articolo 1 di 4