L'INTERVENTO

AI generativa e business, come destreggiarsi fra sfide cyber e norme in evoluzione

I leader aziendali più innovatori hanno già colto l’opportunità di un cambiamento profondo. E l’81% dei ceo italiani ha avviato l’adozione di strumenti o si prepara a farlo entro l’anno. Ma serve collaborazione continua tra imprese, associazioni di settore e responsabili di governo. L’analisi di Stefano Rebattoni

Pubblicato il 25 Gen 2024

Stefano Rebattoni

Presidente e Amministratore Delegato Ibm Italia

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Da un anno a questa parte il tema dell’AI generativa è molto diffuso non solo tra gli addetti ai lavori ma anche all’interno di una audience estremamente vasta ed eterogenea, seppure con riferimento ad applicazioni che riguardano la creazione di contenuti, in particolare testi, immagini e video.

L’AI per aumentare la leadership

Allo stesso tempo, i leader aziendali più innovatori e pronti hanno colto l’opportunità di un cambiamento più profondo, in grado di rivoluzionare i processi, aumentare la competitività e promuovere crescita proprio attraverso questa tecnologia. L’entità e la portata di questa trasformazione hanno infatti già iniziato a influenzare tutte le aree aziendali, dalla produzione, al marketing, alle vendite, fino al supporto dei processi decisionali dei consigli di amministrazione. E la sua rapida ascesa sta ponendo una grande responsabilità nelle mani di coloro che sono in prima linea nel fronteggiare le sfide di oggi, tra cui anche quella dell’innovazione tecnologica. Per comprendere il modo in cui i dirigenti d’azienda recepiscono e affrontano i cambiamenti, Ibm ha elaborato un nuovo report, dal titolo La leadership nell’era dell’AI.

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Le sfide italiane

Lo studio, basato sulle risposte di più di 1.600 dirigenti senior a livello mondiale, di cui 250 italiani, ha analizzato il modo in cui la rivoluzione dell’AI sta trasformando il ruolo dei leader aziendali mentre cercano di massimizzare le opportunità, destreggiandosi tra le sfide cyber e un panorama normativo ed etico in continua evoluzione. In questo contesto, tre sono le principali evidenze relative al nostro Paese:

Una nuova forza che alimenta la crescita e la competitività

L’AI è un potente catalizzatore e ha tutto il potenziale per promuovere un progresso globale trasformativo, favorito anche  dalla velocità con cui si sta diffondendo che si traduce, per le imprese italiane nella possibilità di aumentare la produttività e concertare gli sforzi per incrementare la competitività in un momento di permanente incertezza. Non sorprende quindi che la diffusione dell’AI generativa sia tra le priorità nell’agenda dei ceo italiani per il 2024. Lo dicono i dati: l’81% dei leader aziendali italiani intervistati ha già adottato funzionalità di AI generativa o intende farlo quest’anno.

Le motivazioni che portano ad accelerare l’adozione dell’AI variano da mercato a mercato. In tutta Europa, i leader aziendali hanno affermato che i maggiori driver di adozione dell’AI generativa provengono da dipendenti, membri del consiglio di amministrazione e investitori. In Italia, in particolare, gli investitori e i partner sono i motori fondamentali per una rapida adozione all’interno delle organizzazioni, per il forte bisogno di essere più competitive, incrementare la propria produttività e aumentare le quote di mercato, sia a livello nazionale che globale.

Nei cda delle imprese italiane la voce è unanime: il 97% dei top leader concorda sul fatto che l’AI generativa abbia il potere di aiutarli a prendere decisioni migliori. Qui, gli intervistati italiani si posizionano tra i più positivi in Europa, vedendo l’AI come uno strumento di supporto fondamentale per prendere le giuste decisioni in un contesto di business sempre più incerto e imprevedibile.

Superare gli ostacoli

Questo entusiasmo è tuttavia temperato dalle preoccupazioni legate alla sicurezza, al panorama normativo ed etico in continua evoluzione e alla scarsità di competenze. Il nostro report indica che nell’era dell’AI i leader aziendali stanno trasformando il modo in cui esercitano la leadership, preferendo un ruolo proattivo nella gestione del rapporto costi/benefici per la società rispetto alla pura focalizzazione sui risultati. Infatti, il 96% degli intervistati italiani che ha già adottato forme di AI generativa, o che ne sta eseguendo l’adozione o intende farlo, ha affermato di essere anche impegnato nella definizione di nuovi quadri di riferimento per l’etica e la governance.

Inoltre, mentre le autorità di regolamentazione di tutta Europa sono all’opera per sviluppare quadri normativi in materia di AI, i dirigenti italiani si stanno facendo carico delle questioni chiave legate alla sicurezza, citando le problematiche relative alla privacy dei dati e alla sorveglianza come le sfide più importanti per l’adozione di un’AI responsabile. In questo contesto, il 79% dei leader d’azienda italiani (di gran lunga una percentuale superiore rispetto a quella di qualsiasi altro Paese nel nostro report) prevede di partecipare a colloqui attivi con i colleghi o auspica di collaborare con i responsabili politici sulla regolamentazione dell’AI.

Nel frattempo, stiamo affrontando la carenza di skill e talento con un impegno concertato per migliorare le competenze di tutta la forza lavoro in materia di AI: il 97% dei leader italiani ha dichiarato che sta adottando misure per garantire la presenza di adeguate competenze in tale ambito nelle proprie organizzazioni. E a livello personale, nel frattempo, gli intervistati si sono detti attivamente impegnati a migliorare la propria conoscenza delle tecnologie di AI generativa (47%) e delle implicazioni etiche della loro diffusione (44%).

Nonostante questi elementi positivi, permangono degli ostacoli da superare. Solo il 53% degli intervistati italiani ha affermato di avere le idee chiare sul modo in cui le normative potrebbero influire sull’uso dell’AI generativa da parte della loro azienda, dimostrando la necessità di una collaborazione continua tra imprese, associazioni di settore e responsabili di governo.

Tenere il passo con il cambiamento

La chiave per utilizzare al meglio gli strumenti di AI consiste nel costruire fiducia intorno al modo in cui operano. A tale fine, i sistemi di AI devono essere trasparenti e dimostrabili, devono integrare e non sostituire il personale e l’utilizzo dei dati deve essere sottoposto a una governance adeguata. Intraprendere questo percorso nel modo corretto permetterà alle aziende di essere pronte a cogliere i benefici della rivoluzione dell’AI in modo consapevole e responsabile.

Nonostante le complessità, si tratta di un’opportunità estremamente significativa; si prevede che l’AI generativa aggiungerà annualmente all’economia globale tra i 2,7 e i 4,4 bilioni di dollari statunitensi (McKinsey). Una opportunità di mercato che, rapportata all’Italia, corrisponde a una volta e mezzo il valore del Pnrr.

La visione del mercato

A corredo dei risultati della ricerca, abbiamo raccolto le opinioni di due tra le più innovative aziende italiane – Eni e Wind Tre – che ci hanno fornito la loro visione e raccontato lo stato dell’arte dell’AI all’interno delle loro organizzazioni.

Il punto di vista di Eni

“L’intelligenza artificiale, ed in particolare i modelli generativi, stanno diventando sempre più popolari e diffusi ed avranno un impatto dirompente e trasversale su tutti gli ambiti e settori industriali. Per sfruttare al meglio questa opportunità, è fondamentale che organizzazioni e lavoratori siano preparati a questo cambiamento gestendo le implicazioni etiche e sociali che essa comporta. Le organizzazioni devono adottare misure adeguate a garantire che l’AI sia usata in modo etico e responsabile, definendo linee guida e standard, supportando le persone all’uso di questi modelli e sensibilizzando tutti gli stakeholder coinvolti. È importante, ad esempio, implementare meccanismi di data governance che garantiscano la qualità e l’equità dei dati utilizzati e monitorino l’utilizzo di queste tecnologie investendo costantemente nella formazione delle persone”, evidenzia Dario Pagani, Responsabile Digital & Information Technology di Eni.

Il punto di vista di WindTre

“Siamo consapevoli, come molte aziende in tutto il mondo, dell’enorme potenziale e del valore aziendale fornito dall’adozione dell’Intelligenza Artificiale in molteplici aree, che vede miglioramenti rivoluzionari nell’efficienza operativa, nell’esperienza del cliente e in molto altro. Al contempo, riconosciamo i potenziali rischi nascosti nell’uso improprio o nell’abuso dell’AI. Poiché questi sistemi si stanno evolvendo a ritmi mai visti prima da altre tecnologie, grazie anche all’elevata innovazione che caratterizza i chip e gli algoritmi, emerge il forte dubbio che essi possano diventare, nei prossimi anni o decenni, una seria minaccia rispetto alla sicurezza personale, alla privacy dei nostri dati e alla genuinità delle informazioni, nonché verso l’intera sicurezza nazionale e mondiale. Per queste ragioni, il completo utilizzo del valore di business dell’AI va inquadrato in una practice di governance rigorosa, incentrata su un modello di leadership ispirato all’etica. In altre parole, il successo delle iniziative di IA richiede che i leader definiscano i parametri entro i quali garantirne l’equità, la trasparenza, la privacy e la sicurezza”, è il parere di Carlo Melis, Chief Technology Officer WindTre.

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