NUOVE COMPETENZE

AI generativa, in Italia crescono le offerte di lavoro online

Nel nostro Paese aumentano gli annunci delle imprese per reclutare professionisti Ict: dal 2019 +116% di richieste a quota 54mila. In pole sviluppatori software ed esperti di ingegneria delle reti e dei sistemi. Intanto in Europa raggiunto l’accordo politico sulle nuove norme per migliorare le condizioni dei lavoratori delle piattaforme digitali

Pubblicato il 13 Dic 2023

Patrizia Licata

Competenze Gen AI

In Italia gli annunci di lavoro pubblicati sul web per reclutare professionisti Ict sono cresciuti del 116% in quattro anni, con il numero maggiore di richieste che si concentra su sviluppatori software ed esperti dell’ingegneria delle reti e dei sistemi. Ma il mercato è in forte evoluzione: l’avvento di ChatGpt ha portato a una nuova domanda di competenze in intelligenza artificiale generativa.

È quanto emerge dall’Osservatorio sulle Competenze digitali 2023, realizzato dalle maggiori associazioni Ict in Italia: Aica, Anitec-Assinform e Assintel, in collaborazione con Talents Venture. Il rapporto è stato presentato alla presenza di rappresentanti del mondo dell’impresa, dell’accademia e delle istituzioni presso The hub di LVenture group.

Alla crescita esponenziale della domanda università, Its Academy e scuole superiori non riescono a rispondere adeguatamente: nel 2022, per circa 219.000 annunci pubblicati online, solo 44.000 neolaureati o diplomati Ict erano entrati nel mercato del lavoro.

Effetto ChatGpt sugli annunci di lavoro

Il recente boom degli strumenti di legati alla tecnologia Ai e, in particolare, di Gen Ai, a partire da novembre 2022, ha generato un’esplosione della domanda negli Stati Uniti e nell’Unione europea che inizia a manifestarsi, seppur con ritardo, anche nel mercato italiano. Nel 2023 in Italia si registrano 29 annunci per competenze di intelligenza artificiale generativa pubblicati sul web contro 1.436 totali in Europa e 2.835 negli Stati Uniti.

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Il primo posto tra le competenze richieste ai profili Ict in Italia resta occupato da una skill trasversale: il project management. Il primato di questa competenza negli annunci di lavoro evidenzia come le imprese cerchino nei profili Ict non solo le competenze tecniche strettamente digitali, ma anche le capacità manageriali necessarie a occuparsi delle varie fasi di un progetto, nonché le capacità di inserimento con autonomia nei processi aziendali.

Oltre alle skill avanzate richieste ai professionisti Ict, il mercato del lavoro cerca trasversalmente le competenze di base, in ogni settore e in tutti i profili professionali. Infatti, l’11% degli annunci di lavoro in Italia oggi richiede un utilizzo di base della suite Office, con particolare enfasi sulle competenze relative ai fogli di calcolo.

Il divario di skill e di genere

Il confronto tra i dati degli annunci di lavoro pubblicati online in Italia per profili Ict (circa 219mila unità nel 2022) e il numero di professionisti formati dai diversi bacini e pronti a entrare nel mercato del lavoro (44mila unità, tra laureati in corsi strettamente Ict, diplomandi delle scuole superiori e diplomati Its) nel 2021, consente di stimare che nel 2022 l’Italia ha registrato una carenza di circa 175mila professionisti specializzati in materie Ict. In altre parole, per ogni 5 annunci di lavoro pubblicati sul web per profili Ict, solo uno profilo veniva inserito nel mercato del lavoro da parte del sistema formativo italiano.

Nelle Università italiane infatti, i corsi di laurea in materie Ict sono in crescita da anni, ma rappresentano appena il 7% dell’offerta formativa complessiva. Questi pochi corsi di laurea riescono, secondo le stime presenti nel rapporto, ad immettere ogni anno nel mercato del lavoro poco più di 9.000 laureati (meno del 5% dei quasi 190mila complessivamente immessi nel mercato universitario dal sistema universitario).

Inoltre, tra i laureati in materie Ict pronti a entrare nel mercato del lavoro le donne rappresentano solo il 23% del totale. In alcuni segmenti formativi il divario si allarga: nei corsi di laurea magistrale in sicurezza informatica, su 100 laureati, solo 6 sono donne.

Quanto alle Its Academy, crescono ma quelle attive nel segmento Ict sono solo 19 e il numero di diplomati pronti a soddisfare la richiesta di competenze da parte delle imprese è ancora molto contenuto. Sforzi per promuovere la conoscenza degli Its presso i diplomandi saranno essenziali per aumentare la capacità di questo bacino di formare talenti da immettere nel mercato del lavoro.

Nelle scuole superiori, la percentuale complessiva di indirizzi Ict rispetto al totale degli indirizzi è rimasta sostanzialmente invariata, con una stabilità nel numero di diplomandi pronti a entrare nel mercato del lavoro (circa 34mila, considerando come indirizzi Ict un semento piuttosto ampio dell’offerta formativa).

L’insoddisfacente risposta appena presentata del sistema formativo alle esigenze delle imprese sta sostenendo in questi anni il proliferare di ulteriori segmenti nel mondo della formazione: i bootcamp e le Academy aziendali, che saranno al centro delle analisi realizzate per l’Osservatorio sulle Competenze digitali del 2024.

Come crescere sulle competenze digitali 

Secondo lo studio occorre quindi agire su tre fronti: riformare il sistema universitario e scolastico, garantendo una formazione Ict accessibile e inclusiva; “digitalizzare” il mercato del lavoro, sia attraverso il rinnovamento degli schemi di apprendistato e dei dottorati industriali, sia promuovendo l’up-skilling e il re-skilling della forza lavoro attuale; sviluppare un “ecosistema digitale”, promuovendo l’imprenditorialità ICT e la creazione di network collaborativi di filiera.

“Insieme, imprese e istituzioni devono collaborare per una scuola che prepari i giovani alle sfide del lavoro e per soluzioni di upskilling e reskilling adeguate ai fabbisogni delle aziende ed all’evoluzione del mercato. C’è bisogno di una strategia ampia che includa academy, università, Its e istituzioni scolastiche per offrire formazione di qualità, diffusa e a prova di futuro”, dichiara Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform.

“L’Italia continua ad avere una posizione svantaggiata sulle competenze digitali, ed è un gap che si riflette nel mondo delle imprese. Serve un deciso intervento delle istituzioni su tre fronti: la sensibilizzazione culturale alle discipline Stem – che passa anche per la modifica delle modalità di orientamento scolastico – il potenziamento degli Its e una stretta partnership di indirizzo e di docenza fra le Università e le aziende del Made in Italy digitale presenti sul territorio”, dichiara Paola Generali, presidente di Assintel.

Da oltre sessant’anni Aica è impegnata nello sviluppo delle competenze digitali in Italia. Oggi riteniamo cruciale promuovere la consapevolezza delle competenze possedute, o delle loro carenze, contribuendo anche attraverso un sistema di assessment ad ampia diffusione. È inoltre centrale ribadire l’importanza delle certificazioni digitali e sensibilizzare le imprese a riconoscerne il valore”, dichiara Antonio Piva, presidente di Aica.

In Ue accordo sulle condizioni di lavoro nelle piattaforme

Sempre sul fronte del lavoro, ma anche dell’intelligenza artificiale, Parlamento e Consiglio Ue hanno raggiunto un accordo politico sulle nuove norme (Platform work directive) per migliorare le condizioni del personale delle piattaforme digitali, ad esempio Uber, in particolare per quanto riguarda la gestione algoritmica nel workplace. “Un accordo rivoluzionario – ha detto la relatrice del provvedimento Elisabetta Gualmini – che costituisce il primo quadro normativo per i lavoratori delle piattaforme digitali. Oggi possiamo dire ai circa 40 milioni di addetti del settore, molti dei quali precari, che l’Europa c’è ed è con loro”.

La Direttiva sul lavoro nelle piattaforme, si legge sul sito dell’Europarlamento, mira a garantire la corretta classificazione dello stato occupazionale (employment status) delle persone che svolgono il lavoro per le piattaforme digitali e a introdurre le prime regole dell’Ue sulla gestione algoritmica (algorithmic management) e sull’uso dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro.

Attualmente, almeno 5,5 milioni di persone che svolgono lavori di piattaforma possono essere erroneamente classificate come lavoratori autonomi (noti come falso lavoro autonomo) e sono, quindi, private di importanti diritti e protezione sociale. Le nuove regole introducono una presunzione di un rapporto di lavoro che viene attivata quando sono presenti due su un elenco di cinque indicatori di subordinazione. Questo elenco può essere ampliato dagli Stati membri. La presunzione può essere innescata dal lavoratore, dai suoi rappresentanti e dalle autorità competenti di propria iniziativa. Questa presunzione può essere confutata se la piattaforma dimostra che il rapporto contrattuale non è un rapporto di lavoro.

Algoritmi, più trasparenza con la Platform work directive

Inoltre, oggi le persone che svolgono il lavoro di piattaforma non hanno accesso alle informazioni su come funzionano gli algoritmi e su come il loro comportamento influisce sulle decisioni prese dai sistemi automatizzati. Con le nuove regole, le piattaforme forniranno queste informazioni ai lavoratori e ai loro rappresentanti. Alle piattaforme sarà vietato prendere alcune decisioni importanti, come i licenziamenti e le decisioni di sospendere un account, senza supervisione umana. Il testo garantisce anche una maggiore supervisione umana sulle decisioni dei sistemi che influenzano direttamente le persone che svolgono il lavoro della piattaforma.

Le piattaforme saranno inoltre obbligate a valutare l’impatto delle decisioni prese o sostenute da sistemi automatizzati di monitoraggio e processo decisionale sulle condizioni di lavoro, sulla salute e la sicurezza e sui diritti fondamentali.

Infine, le nuove regole proibiranno alle piattaforme di elaborare determinati tipi di dati personali, come le convinzioni personali, gli scambi privati con i colleghi o quando un lavoratore non è al lavoro, e la direttiva introduce maggiori tutele nel campo della protezione dei dati. Le piattaforme devono inoltre trasmettere informazioni sui lavoratori autonomi impiegati alle autorità nazionali competenti e ai rappresentanti delle persone che svolgono il lavoro di piattaforma, come i sindacati.

Secondo la nuova legge, non sarà possibile per una piattaforma eludere le regole utilizzando intermediari.

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