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Airbnb, debutto stellare in Borsa: valore del titolo al raddoppio  

Il prezzo iniziale era stato fissato a 68 dollari per azione, per una valutazione di 47 miliardi di dollari. Ma già nei primi minuti di contrattazione è schizzato di oltre il 127% arrivando a 146 dollari: ora la società vale più di 100 miliardi di dollari

Pubblicato il 11 Dic 2020

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Quello di Airbnb alla borsa di New York è stato un debutto “col botto”. Il prezzo iniziale della quotazione era stato fissato a 68 dollari per azione, per una valutazione complessiva dell’azienda vicina così ai 47 miliardi di dollari. Il colosso globale della sharing economy, contraddistinto sul listino dalla sigla “ABNB”, aveva progressivamente rivisto al rialzo il prezzo di collocamento nelle ultime settimane: se infatti si era partiti dall’ipotizzare una forbice tra i 40 e i 50 dollari, si era poi passati a quella tra i 56 e i 60, per arrivare ai 68 a ridosso dello sbarco al Nasdaq.

Il debutto però è andato oltre le più rosee aspettative, con il titolo che è arrivato a valere 146 dollari ad azione in apertura delle contrattazioni, più del doppio del prezzo iniziale al momento dell’Ipo, con un +127%. Nel corso delle contrattazioni il titolo dell’azienda californiana che è stata tra i precursori della sharing economy nel campo degli affitti brevi per le case vacanze è arrivato a salire ancora, fino ad arrivare a una valutazione complessiva della società superiore ai 100 miliardi di dollari. UNa performance che ha reso possibile il sorpasso su competitor come Booking.com, che conta su un valore che si aggira attorno agli 86 miliardi, ed Expedia (18 miliardi), oltre che sui giganti dell’alberghiero del calibro di Marriot e Hilton.

Nel prospetto depositato al regolatore Sec e propedeutico all’Ipo i dati presentati dalla società evidenziavano come nonostante i colpi della pandemia da Covid-19 Airbnb sia riuscita nel quarto trimestre a realizzare un utile netto di 219 milioni di dollari su ricavi totali di 1,34 miliardi, mentre il fatturato ha registrato una flessione di quasi il 19% rispetto a un anno prima (1,65 miliardi). La flessione nei risultati risente dell’impatto del coronavirus, che ha pesantemente colpito l’industria dei viaggi e dell’ospitalità: il primo fattore di rischio indicato da Airbnb nei documenti per la Sec è stata infatti la pandemia che, insieme alle “azioni per mitigarne” l’impatto, ha influito in modo negativo e continuerà a influire “materialmente e negativamente sul nostro business, sul risultato delle operazioni e sulle condizioni finanziarie”.

Tuttavia la stessa pandemia ha in qualche modo “salvato” e trasformato il business di Airbnb. La società è infatti riuscita a generare un effetto “rimbalzo” dall’emergenza sanitariagrazie alla corsa verso le zone rurali dei residenti delle città che hanno potuto allontanarsi dai centri urbani dove il coronavirus si è diffuso più velocemente e capillarmente. Airbnb ha dichiarato a luglio che i clienti avevano prenotato più di un milione di notti in un solo giorno per la prima volta dal 3 marzo, anche perché i viaggiatori statunitensi hanno preferito quest’estate le case vacanze locali, non potendo recarsi all’estero o spendere in hotel di lusso.

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