Alibaba nella morsa dell'Antitrust cinese: in Borsa bruciati 116 miliardi di dollari - CorCom

IL CASO

Alibaba nella morsa dell’Antitrust cinese: in Borsa bruciati 116 miliardi di dollari

A poco è servito l’ampliamento del programma di buyback a 10 miliardi di dollari: gli azionisti vendono, dopo che il governo di Pechino ha aperto un’indagine sull’impero finanziario e commerciale del gigante fondato da Jack Ma. Gli analisti: “Il vento è cambiato”

28 Dic 2020

Patrizia Licata

giornalista

Alibaba crolla in Borsa sotto il peso dell’indagine antitrust cinese: le azioni hanno perso il 9% del valore negli scambi di stamattina sulla piazza di Hong Kong, con una corsa alla vendita che ha bruciato 116 miliardi di dollari di capitalizzazione.

La stretta delle autorità di Pechino, che marca un netto dietro-front rispetto alle precedenti politiche di sostegno dei colossi tecnologici nazionali, ha creato grande preoccupazione tra gli investitori. Nemmeno l’ampliamento del programma di riacquisto di azioni proprie in due anni, portato da 6 a 10 miliardi di dollari, ha alleviato i timori degli azionisti.

L’indagine antitrust aperta giovedì scorso contro l’impero finanziario e commerciale del colosso fondato da Jack Ma continua a minare la fiducia del mercato, già perplesso dopo la multa da 500.000 di yuan comminata ad Alibaba per non aver chiesto l’approvazione preventiva per le acquisizioni passate. La multa fa parte delle misure adottate in vista della nuova regolamentazione antitrust della Cina. Una sanzione uguale ha colpito Tencent, che controlla tra l’altro la app di messaggistica e pagamenti digitali WeChat.

Indagine sull’e-commerce e i servizi fintech

L’inchiesta sulle possibili violazioni delle norme sulla concorrenza è stata avviata dalla State administration for market regulation cinese. Il nodo è la policy di Alibaba che obbliga i merchant a firmare accordi esclusivi di collaborazione con Alibaba e impedisce loro di offrire i prodotti su piattaforme rivali.

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Le indagini delle autorità della Cina coinvolgono non solo il predominio sul mercato dell’e-commerce ma anche dei servizi di pagamento. La banca centrale cinese ha chiesto un incontro con i rappresentanti di Ant Group, il braccio fintech di Alibaba, chiedendo una revisione delle attività di prestiti ai privati e altre operazioni finanziarie per la clientela consumer. La notizia ha ulteriormente scosso gli azionisti.

“L’indagine antitrust su Alibaba non specifica al momento quali sanzioni saranno eventualmente applicabili ed è questo che crea tanto timore negli investitori“, ha evidenziato Zhang Zihua, chief investment officer di Beijing Yunyi Asset. Secondo l’esperto l’esito dell’indagine potrebbe “cambiare notevolmente” la valutazione del colosso cinese.

Le ripercussioni dell’inchiesta si sono sentite anche negli Stati Uniti: le azioni di Alibaba quotate sulla piazza di New York hanno perso il 15%.

“Il vento è cambiato”

L’indagine antitrust su Alibaba è un fulmine che non arriva però a ciel sereno. Da mesi il governo della Cina ha messo nel mirino le aziende di Internet che creano possibili monopoli di mercato. La preoccupazione di Pechino è che il veloce sviluppo dell’economia online sia rallentato o danneggiato dalla presenza di colossi dominanti. Tuttavia, Alibaba è il vero obiettivo al momento, sia per le ramificazioni del business sia perché Jack Ma ha pubblicamente criticato il sistema regolatorio cinese come “ostacolo all’innovazione”.

A novembre le autorità hanno sottoposto a consultazione pubblica la bozza delle nuove regole antitrust della Cina con cui Pechino sceglie la “linea dura” sui suoi giganti dell’hitech, rapidamente trasformatisi in dominatori dei loro mercati.

Come ha indicato la State administration for market regulation, l’obiettivo delle nuove regole è impedire che un singolo gruppo domini un mercato o adotti metodi che bloccano di fatto lo sviluppo di un’efficace concorrenza.

L’indagine è “un avvertimento del fatto che il vento è cambiato”, sostiene un’analisi di Bloomberg Intelligence, evidenziando il rischio che come conseguenza di questa mossa tutte le operazioni di mercato possano trovarsi a fronteggiare forti ostacoli in Cina. “È un’escalation di sforzi coordinati per tenere a freno l’impero di Jack Ma, che simboleggiava le nuove entità ‘troppo grandi per fallire’ della Cina”, osserva un ricercatore dello Zhongguancun Internet Finance Institute citato da Bloomberg: “Le autorità cinesi vogliono un’azienda più piccola, meno dominante e più compiacente”.

“Le nuove regole danneggiano le grandi piattaforme di Inernet”, ha affermato l’analista di Pechino, Li Chengdong sentito da Reuters. “Anche per Tencent e altre aziende hitech il prezzo delle azioni soffre”. Ma “Alibaba è al momento il target dei regolatori e la reazione dei mercati è più forte”.

Il blocco dell’Ipo di Ant Group

Lo scorso mese i regolatori cinesi hanno anche fermato l’Ipo di Ant a Shanghai e a Hong Kong – una quotazione record da 37 miliardi di dollari – ad appena due giorni dal debutto in Borsa. A fermare la quotazione è stata la “doppia natura” di Ant. Il gruppo si presenta come azienda tecnologica, ma i regolatori cinesi non sottovalutano il peso dell’attività di erogazione di crediti che Ant conduce, all’interno di un impero dalle molteplici divisioni, e che ha contribuito a quasi il 40% dei ricavi del gruppo nella prima metà dell’anno. Per le autorità della Cina Ant non è solo una tech company, ma una banca. E le regole che deve seguire per quotarsi sono ben diverse, soprattutto ora che i regolatori hanno deciso una “stretta” sulle società dei prestiti online.

Futuro incerto per le Big Tech cinesi

Alibaba a novembre ha pubblicato una brillante trimestrale: nei tre mesi terminati a settembre ha registrato un aumento di entrate del 30% su base annua, raggiungendo i 155 miliardi di yuan (circa 23 miliardi di dollari). Parallelamente, tuttavia, il profitto è sceso del 60% (a 28,8 miliardi di yuan, ovvero 4,4 miliardi di dollari) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sul futuro pesa l’incognita dell’Ipo di Ant e ora anche dell’esito dell’indagine antitrust in Cina.

Lo spettro della stretta sulle Big tech cinesi ha già fatto bruciare in Borsa a novembre 280 miliardi di dollari per i colossi come Alibaba, Tencent, JD.com Xiaomi e Mituan.

Gli analisti di Nomura pensano che il titolo di Alibaba potrebbe ancora scendere ma hanno tenuto un giudizio “buy” per le azioni quotate sul Nyse e un target di prezzo di 361 dollari, proprio perché il prezzo più accessibile può attrarre investitori di lungo periodo. Il prezzo di chiusura di giovedì al Nyse è stato di 222 dollari.

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