Alleanza europea per i chip, il “gran rifiuto” di StMicroelectronics - CorCom

IL CASO

Alleanza europea per i chip, il “gran rifiuto” di StMicroelectronics

L’amministratore delegato del gruppo francese Jean-Marc Chéry ha dichiarato che, pur trattandosi di uno sviluppo positivo, l’azienda non ha alcun interesse all’iniziativa lanciata dal commissario Breton. E avverte: “La crisi durerà almeno un anno”

05 Mag 2021

Domenico Aliperto

StMicroelectronics non vede alcun motivo per aderire a una potenziale alleanza di semiconduttori dell’Unione europea. A dichiararlo è stato, ieri, l’amministratore delegato Jean-Marc Chéry, parlando con Bfm Business. Il Ceo ha precisato che l’iniziativa lanciata dalla Commissione europea per aumentare l’indipendenza dei Paesi dell’Unione rispetto alle forniture di microchip è uno sviluppo positivo, ma ha aggiunto che la sua azienda non ha alcun interesse a partecipare. Chéry ha aggiunto che si aspetta che la carenza di chip non finirà nel breve termine. “Lo squilibrio tra domanda e capacità è tale che durerà almeno un anno“.

Il piano di Thierry Breton e il coinvolgimento di Intel

Il gruppo franco-italiano StMicroelectronics produce un’ampia gamma di chip, dai microcontrollori a basso margine ai sensori più sofisticati utilizzati negli smartphone e nei veicoli autonomi, ed era stato menzionato dal commissario europeo per la Politica industriale e il mercato interno, Thierry Breton, in un’intervista rilasciata al quotidiano Les Echos, durante la quale aveva parlato di discussioni in corso con Nxp, Infineon, Bosch, Siemens, Asml e, per l’appunto StMicroelectronics, per realizzare un nuovo Piiec (Progetto di comune interesse europeo) “del valore di circa 20 miliardi di euro”. Breton aveva dichiarato che oltre ai produttori e a una serie di istituti di ricerca ci sono 22 Stati membri dell’Ue pronti a unire le forze nella nuova alleanza per sostenere la produzione locale. L’ambizione della Commissione europea è raddoppiare la quota di mercato dell’Europa nella produzione globale di chip e semiconduttori dal 10% al 20% entro il 2030.

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Nell’iniziativa potrebbe essere coinvolta anche Intel. Il numero uno del colosso dei semiconduttori, Pat Gelsinger, la scorsa settimana ha incontrato a Bruxelles Breton, e ha discusso con lui della questione. Intel sarebbe infatti disposta a creare uno stabilimento in Europa, a patto di ricevere otto miliardi di euro (9,7 miliardi di dollari) in sussidi pubblici per finanziare il progetto. Ma nemmeno questa prospettiva sembrerebbe far cambiare idea a StMicroelectronics.

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