VERTENZA

Almaviva Contact, salta accordo su Roma: pronte 1.666 lettere di licenziamento

Bellanova: “I sindacati della capitale dicono no” alla proposta del Governo. Raggiunta l’intesa per la sede di Napoli. Stando a quanto risulta a CorCom la proposta è stata respinta dalle Rsu perché avrebbe comportato un dimezzamento delle buste di paga dei lavoratori. Calenda: “Adesso licenziamenti inevitabili”

22 Dic 2016

“Raggiunta un’intesa transitoria per evitare i licenziamenti. Rsu Napoli firmano e lavoriamo per intesa duratura. Rsu Roma scelgono di no”: è il tweet di questa notte del viceministro alla Sviluppo Economico Teresa Bellanova sulla trattativa di Almaviva Contact. Verso la chiusura la sede romana, con 1.666 dipendenti: già da oggi potrebbero partire le lettere di licenziamento.

Stando a quanto risulta a CorCom le delegazioni sindacali della Capitale hanno respinto la proposta – messa ai voti – preché avrebbe determinato una riduzione delle buste paga di almeno la metà. La proposta del Governo prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali e della contestuale previsione di uscite a carattere esclusivamente volontario fino al 31 marzo 201. Viene previsto che le parti si impegnino a proseguire il confronto per individuare soluzioni in tema di: recupero di efficienza e produttività in grado di allineare le sedi di Roma e Napoli alle altre sedi aziendali; interventi temporanei sul costo del lavoro. Nel frattempo il Governo proseguirà l’azione di vigilanza e sanzione come rafforzata nella legge di bilancio appena approvata con l’obiettivo di disincentivare la delocalizzazione.

La notizia delle sorti della sede romana è arrivata stamani a sorpresa dopo l’apparente accordo raggiunto ieri sera sulla vertenza per entrambe le sedi e i 2.500 lavoratori. “Cgil, Cisl, Uil e Ugl danno la loro disponibilità ad accettare il percorso illustrato” scrivevano ieri i sindacati. Poi la rottura. Sempre su twitter Bellanova scrive: “Massimo impegno per poter sempre continuare a guardare negli occhi le persone”.

“La Rsu di Roma non hanno firmato quindi non c’è alternativa ai licenziamenti. Il governo ha fatto il possibile non mollando un secondo”, ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

Il lavoro su Almaviva, ha spiegato Calenda “è stato molto difficile”, perché “doveva tenere conto di sia dei problemi dell’azienda, che deve stare in piedi, ma anche di quelli dei lavoratori, che sono fragili sia in termini di occupazione che di stipendio”. L’accordo, ha puntualizzato, “è molto equilibrato”, tuttavia il ministro ha riconosciuto che “la scelta di Roma merita rispetto” e non ha quindi voluto entrare nel merito. In ogni caso, ha concluso, “siamo contenti di aver preservato l’occupazione a Napoli, ma non vogliamo rilasciare una sensazione di entusiasmo, perché abbiamo solo guadagnato del
tempo in piu’, non abbiamo ancora trovato la soluzione”.

Per Almaviva “l’accordo siglato con i sindacati al Ministero dello Sviluppo Economico, fondato sulla proposta avanzata dal Governo, individua con efficacia i temi strategici e gli interventi per affrontare in termini strutturali la situazione di Almaviva Contact, condizione per assicurare il necessario equilibrio economico e produttivo dell’azienda”.

“Le misure contenute nell’intesa, riferite a qualità, efficienza, produttività e, per un periodo temporaneo, al costo del lavoro, costituiscono gli elementi a presupposto di un nuovo progetto industriale di Almaviva Contact, in grado di combinare un’azione di risanamento stabile, la ripresa di effettiva capacità competitiva e la contestuale salvaguardia della continuità occupazionale – prosegue l’azienda in una nota – L’iniziativa delle Istituzioni, a conferma dell’attenzione costante rivolta allo sviluppo della crisi ed al negoziato tra le parti, ha reso possibile la definizione di un credibile percorso condiviso, attraverso corrette linee guida, impegni chiari e tempi certi, accompagnato dal temporaneo ricorso agli strumenti di ammortizzazione sociale”.

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Per collocare la situazione di Almaviva Contact “nella possibile evoluzione verso un rinnovato e regolato contesto di mercato, sarà adesso decisivo tradurre gli impegni contenuti dall’intesa in accordi coerenti entro il termine dei prossimi novanta giorni, in presenza dell’alto ruolo di garanzia assunto dal Governo”.

La Slc Cgil spiega così il voto contrario delle Rsu. “Abbiamo posto alla delegazione delle Rsu l’opportunità di accettare quel percorso, per quanto complicato, pur di guadagnare ancora un po’ di tempo e verificare in questi tre mesi le condizioni per addivenire ad un accordo che potesse scongiurare definitivamente il licenziamento collettivo, fermo restando che ogni intesa sarebbe comunque stata posta al vaglio dei lavoratori e consapevoli che l’eventualità di una conclusione positiva non era (e non è) per niente scontata – si legge in una nota – Va aggiunto che in questo periodo il Ministero si attiverà per definire regole di mercato (alcune già introdotte nella Legge di Stabilità) che consentano al settore dei Call Center di non essere costantemente sottoposto al criterio del massimo ribasso nelle gare di appalto, assunto che la principale responsabilità di quanto sta avvenendo nel settore va posto principalmente in capo ai committenti”.

“E’ altrettanto evidente che quando sindacato e lavoratori vengono messi di fronte a licenziamenti collettivi, gli accordi per evitarli sono sempre più difficili, per la semplice ragione che il sindacato è più debole quando i lavoratori hanno davanti a sè la prospettiva della perdita del loro posto di lavoro – dice il sindacato – Questo non riguarda solo Almaviva: riguarda le centinaia e centinaia di aziende, piccole e grandi, che in questi anni sono state attraversate da una crisi profondissima, nelle quali, pur di salvare l’occupazione, siamo stati costretti ad accordi difensivi; e non sempre, malgrado questo, siamo riusciti ad evitarne la chiusura con la conseguente perdita di occupazione”.

“La situazione che si è determinata questa notte è stata la manifesta lacerazione che ha attraversato tutta la delegazione delle RSU; lo ripetiamo: tutta la delegazione, sia quella di Napoli che ha deciso per il SI; sia quella di Roma che ha deciso per il NO. Entrambe le posizioni meritano il più assoluto rispetto perché abbiamo letto nei volti di delegate e delegati la sofferenza per il peso della decisione da prendere. Spetta alle RSU la titolarità dell’accordo e ciò ha prodotto l’accettazione del “percorso” per Napoli e l’avvio della possibilità dei licenziamenti per il sito di Roma”.

E infine: “E’ chiaro che se venisse da Roma una valutazione diversa sulle decisioni assunte, faremo di tutto per provare a riannodare i fili di un dialogo sia col ministero che con L’azienda, sapendo, da un lato, che questo sarebbe oggi molto più difficile di ieri, ma sapendo anche che il peso di 1600 licenziamenti è tale da non poter lasciare nessuno nell’indifferenza”.

Soddisfazione per l’esito della trattativa sulla sede campana: “Alle 3 di questo 22 dicembre 2016, alle porte del Natale, licenziamento scongiurato per 843 lavoratori del sito di Almaviva di Napoli” scrive in una nota l’assessore al Lavoro della Regione Campania Sonia Palmeri. “L’accordo che le Rsa del Lazio non hanno voluto firmare – sottolinea – aprendo le porte al licenziamento di piu’ di 1600 lavoratori romani, prevede in buona sostanza ammortizzatori sociali nazionali fino al 7 aprile 2017 e la continuazione del tavolo di concertazione sulle variabili del costo del lavoro. In questo modo nessuna lettera di licenziamento per Napoli ma maggior tempo per ragionare al rilancio del sito di via Brin. Grande soddisfazione tra tutti i dipendenti e le organizzazioni sindacali presenti”.

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