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CONCORRENZA

Almunia: “Nessun accordo con Google”

Il commissario Antitrust Ue: “Le proposte sulle modalità di indicizzazione del motore di ricerca sono una buona base di partenza”. Ma per il momento il dossier non è chiuso. Intanto in Germania BigG prende una multa da 145mila euro per violazione della privacy

23 Apr 2013

L’Antitrust Ue non ha ancora raggiunto un accordo con Google sulle modalità di indicizzazione adottate dal motore di ricerca. Il commissario Joaquin Almunia, ha smentito in un’intervista concessa al quotidiano belga L’Echo, di aver già trovato un compromesso “Alcune persone sostengono che abbiamo già raggiunto un accordo con Google, ma ciò non corrisponde alla verità – ha specificato Almunia – Pensiamo, tuttavia, che le proposte avanzate da Google siano una buona base di discussione e che raggiungere un accordo sia la migliore soluzione possibile”. Nella proposta presentata a Bruxelles, che sarebbe vincolante per un periodo di 5 anni, Google si impegna a rendere chiaramente visibile agli utenti, attraverso un’etichettatura, i risultati delle ricerche che promuovono un suo servizio. La società evidenzierà inoltre i link ai motori di ricerca verticali concorrenti. Il rispetto degli impegni sarà monitorato da un amministratore fiduciario.

Ma le grane europee per BigG non finiscono qui. In Germania il gigante di Mountain View è stato condannato a pagare una multa di 145mila euro per aver registrato, illegalmente, dati privati scaricati da reti senza fili (wireless) non protette da password. Secondo quanto reso noto da Johannes Caspar, incaricato governativo per la protezione dei dati di Amburgo, la multinazionale californiana avrebbe registrato indebitamente e-mail, password, foto e protocolli di chat di alcuni ignari utenti tra il 2010 e il 2012. I dati sono stati salvati durante le escursioni fotografiche per la realizzazione di Street View, un servizio che permette di vedere immagini delle strade di tutto il mondo. Durante la registrazione degli scatti, ripresi da videocamere montate su auto, sono stati scaricati illegalmente anche dati di alcune reti wireless non protette. ”Per quanto ne sappia io si tratta, in questo caso, di una delle più grandi infrazioni note alla protezione dei dati personali”, ha commentato Caspar.

Google ha ammesso subito il comportamento improprio, mostrandosi collaborativa nella risoluzione del caso e pagando subito la sanzione.. Secondo Caspar le sanzioni contro le multinazionali del settore dovrebbero però essere molto più aspre: ”Finché le infrazioni nel mondo digitale verranno punite con multe da discount, la tutela legale dei dati personali in rete è quasi impossibile”.