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LAVORO

Alta tecnologia, allarme dei sindacati: “A rischio oltre 2mila posti”

Nicola Alberta (Fim-Cisl): “Per ripartire è necessario fare leva sulle eccellenze industriali del Paese”

06 Nov 2014

Antonello Salerno

Hanno approfittato della visita del presidente del Consiglio agli stabilimenti di Alcatel-Lucent per far sentire la propria voce e recapitare a Matteo Renzi le proprie proposte. La Rsu e i rappresentanti di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil hanno sono dalle 14:30 in presidio all’Energy park di Vimercate, davanti alla sede della multinazionale franco americana, che conta in Italia 1.900 dipendenti “di cui oltre 600 – denunciano – sono coinvolti dalla cassa integrazione”.

Alla manifestazione, annunciano i sindacati, pertecipano lavoratori di Ibm, Bames e Sem ex Celestica, Micron, Compel, Linkra, Nokia, Italtel, “coinvolte in processi di ristrutturazione – spiegano i manifestanti – e con oltre 2.000 posti a rischio”.

Nell’occasione i manifestanti hanno chiesto un incontro a Matteo Renzi “per rappresentare la situazione delle aziende e per sollecitare interventi di rilancio industriale”.

“La Fim Cisl non vuole fare opposizione pregiudiziale al Governo, ma spinge per interventi seri e sulle priorità del lavoro – afferma Nicola Alberta, segretario generale Fim Lombardia – Non è possibile che in un settore di punta come quello delle telecomunicazioni e dell’alta tecnologia siano fermi gli investimenti e si riduca il lavoro. E’ una profonda contraddizione che va rapidamente superata se vogliamo mantenere la posizione di Paese avanzato”.

“Occorre far leva sulle eccellenze industriali ancora presenti per rilanciare l’alta tecnologia della Brianza e del milanese – aggiunge Alberta – La legge di stabilità è poco coraggiosa proprio sul sostegno agli investimenti nei settori strategici e nelle infrastrutture, un passo indispensabile per far ripartire tutta l’industria manifatturiera”.

“Secondo la Fim è necessaria una diversa interlocuzione con le multinazionali, che oggi utilizzano il nostro Paese come semplice mercato di sbocco. Occorre invece un nuovo patto sociale che condizioni il sostegno pubblico all’impegno delle imprese al mantenimento di ricerca, produzione e occupazione sul territorio Dobbiamo costruire il futuro – conclude Alberta – Non servono gettoni per lo smartphone, occorre un nuovo triangolo d’oro dell’Italia, fatto di relazioni sindacali, lavoro di qualità e industria di eccellenza”.

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