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IL REPORT

Altro che guerra, banche e fintech alleate in nome dell’open innovation

La maggioranza degli istituti preferisce la collaborazione piuttosto che la competizione. Lo spauracchio si chiama disintermediazione: il rischio è non riuscire da soli a offrire servizi innovativi e migliorare la customer experience. I risultati del World Retail Banking Report 2017 di Capgemini e Efma

19 Giu 2017

Andrea Frollà

La collaborazione fra gli istituti di credito e le compagnie fintech è la chiave per il futuro dell’open banking, cioè dell’ecosistema in grado di sviluppo nuovi prodotti e servizi ad alto valore aggiunto. È questa l’indicazione più interessante che emerge dal World Retail Banking Report 2017, elaborato da Capgemini e Efma ed incentrano sui rischi che le banche corrono dinanzi alla crescente disintermediazione.

Il tandem fra banche e fintech, si legge nel report, può guidare l’evoluzione verso nuovi servizi innovativi e personalizzati, in grado di generare nuovi flussi di ricavi e maggiore valore. Entrambi gli attori credono in questa prospettiva: la maggioranza delle società innovativa (53,8%) e degli istituti di credito (43,5%) prevede infatti un futuro basato sulla collaborazione, per costruire piattaforme che includano più settori, con servizi complementari e collegati fra di loro, in grado di offrire benefici ai clienti.

Un risultato meno probabile ma comunque plausibile vede le banche continuare ad offrire prodotti e servizi, lasciando la distribuzione alle fintech, ai giganti tecnologici o ad altre nuove piattaforme aperte. Questo, avverte il report, potrebbe portare a una riduzione dei costi di acquisizione dei clienti, ma crea allo stesso tempo potenziali problemi in merito alla disintermediazione del brand e alla proprietà dei clienti. Quasi la metà (47,8%) delle FinTech prevede questo scenario, rispetto al 28,8% delle banche.

“Le fintech stanno guadagnando terreno sul fronte della customer experience rispetto alle banche tradizionali, che stanno apertamente cercando di collaborare. L’open banking offre alle banche l’opportunità di mantenere e sviluppare la loro base clienti permettendo di inserire svariati servizi sviluppati da terze parti, maggiormente personalizzati sui loro bisogni – commenta Monia Ferrari, head of Banking di Capgemini Italia -. Per le banche che non hanno questa visione strategica e che non si ritagliano un ruolo nell’open banking c’è il rischio di disintermediazione da parte dei loro clienti”. Secondo Ferrari “è fondamentale che le banche prendano subito in considerazione nuovi approcci per la trasformazione del business, in modo da poter stabilire e consolidare nel lungo termine le loro fondamenta nell’open banking”.

All’interno degli scenari di futura collaborazione reciproca, spiega Capgemini, le banche hanno da offrire un accesso a vaste risorse, esperienze e competenze, mentre le fintech possono mettere a disposizione agilità sul mercato e un nuovo approccio alla centralità del cliente. Si tratta quindi di far leva sui loro punti di forza complementari, migliorando di gran lunga la customer experience rispetto a quanto possano fare da sole.