IL CASO

Amazon: “Bezos messo alla sbarra”. Il j’accuse all’Antitrust Usa

Con una lettera inviata alla Federal Trade Commission, il colosso tecnologico chiede di diminuire la pressione sul fondatore del gruppo nell’ambito delle indagini condotte sui servizi di abbonamento, tra cui Prime. Nel frattempo nell’impianto di Schodack è partito un nuovo tentativo di sindacalizzazione dei lavoratori

17 Ago 2022

Domenico Aliperto

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Amazon accusa la Federal Trade Commission (Ftc) di aver messo alla sbarra il fondatore ed ex Ceo dell’azienda, Jeff Bezos. In una lettera inviata all’ente regolatore, il colosso dell’ecommerce ha lamentato che le pretese che l’Ftc sta imponendo nella sua indagine sulla società sono eccessive e gravose, e di aver chiamato inutilmente a testimoniare Bezos e l’attuale Ceo, Andy Jassy.

La richiesta di Amazon all’Ftc

Più nello specifico, la petizione di Amazon punta a far annullare – o a estenderne il termine per la risposta – le citazioni inviate lo scorso giugno a Bezos e Jassy. Amazon sostiene che l’Ftc “non ha identificato alcun motivo legittimo per aver bisogno della loro testimonianza quando può ottenere le stesse informazioni, e più, da altri testimoni e documenti“.

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L’indagine Ftc si è estesa per includere oltre a Prime almeno altri cinque tipologie di abbonamento e ha l’obiettivo di identificare il numero di consumatori che sono stati iscritti ai programmi senza dare il loro consenso A giugno, il personale dell’agenzia ha cercato di citare in giudizio quasi 20 dipendenti Amazon, tra attuali ed ex collaboratori. Amazon afferma nella petizione di aver lavorato “diligentemente e in collaborazione” con il personale Ftc per più di un anno per fornire informazioni rilevanti per l’indagine, offrendo circa 37 mila pagine di documenti e definisce le richieste “eccessivamente ampie e onerose”, addebitando all’agenzia “pressioni inspiegabili esercitate sul personale per completare le indagini in fretta, entro una scadenza scelta arbitrariamente”.

Non si tratta della prima volta che Amazon si ribella alla condotta dell’Ftc: l’anno scorso il gruppo aveva già chiesto alla Federal Trade Commission di ricusare la sua direttrice, Lina Khan, rispetto ai casi che interessano l’azienda, perché la considera parziale e ostile nei suoi confronti. Khan, nominata dal presidente Joe Biden a capo dell’organismo di controllo della concorrenza degli Stati Uniti, è nota per le sue critiche alle grandi aziende tecnologiche, molte delle quali – inclusa Amazon – devono affrontare indagini o contenziosi per presunte pratiche monopolistiche.

Il processo di sindacalizzazione dei lavoratori dell’impianto di Schodack

Ma l’Ftc non è l’unica spina nel fianco di Amazon. Il gruppo deve anche fare i conti con la crescente spinta alla sindacalizzazione dei propri dipendenti. I lavoratori del grande impianto di Schodack, nello Stato di New York, noto come ‘Alb1’, hanno infatti presentato una petizione per eleggere i propri rappresentanti sindacali. A sostenere l’iniziativa è stata la stessa matrice che a Bessemer, in Alabama, ottenne la prima vittoria sindacale in un impianto Amazon, ancora contestata dagli avvocati del gigante dell’ecommerce. Per concedere l’elezione di delegati sindacali, la National Labor Relations Board (Nlrb) chiede che la petizione sia firmata da almeno il 30% dei lavoratori di un impianto.

Dopo la verifica delle firme e l’approvazione, la Nlrb fisserà le date dell’elezione, ascoltando i pareri del sindacato interno Amazon, la Amazon Labor Union, e l’azienda. Nel frattempo, decine di utenti professionali di TikTok hanno lanciato sul social media una campagna che chiede ad Amazon di accettare le richieste del sindacato, come la paga minima di 30 dollari l’ora e pause di riposo più lunghe. Amazon non ha voluto al momento rilasciare commenti sulla campagna e sulla petizione per l’elezione dei delegati sindacali. Lunedì, decine di lavoratori dell’impianto Amazon di San Bernardino, in California, hanno scioperato per protestare contro i bassi stipendi e le condizioni di lavoro, aggravate dal forte caldo di queste settimane.

Heather Goodall, un magazziniere ed ex agente assicurativo che sta coordinando lo sforzo organizzativo, ha dichiarato in un’intervista all’inizio di questo mese che i lavoratori avevano abbastanza sostegno per presentare una petizione sindacale, ma hanno scelto di aspettare per raccogliere ancora più firme. L’Nlrb deve ora verificare se i lavoratori che hanno firmato la petizione sono qualificati per candidarsi alle elezioni.

Una vittoria sindacale a Schodack amplierebbe sostanzialmente il supporto dell’American Labor Union (Alu) all’interno di Amazon e lo trasformerebbe in un punto di contatto per le rivendicazioni sindacali al di fuori di Staten Island.

Secondo quanto riportato da Associated Press, gli organizzatori affermano che Amazon ha già iniziato a tenere riunioni con i lavoratori a Schodack per scoraggiare l’iniziativa. In una dichiarazione, Paul Flaningan, il portavoce di Amazon, ha affermato che i dipendenti possono scegliere cosa vogliono fare. “Come azienda, non pensiamo che i sindacati siano la risposta migliore per i nostri dipendenti. Il nostro obiettivo rimane quello di lavorare direttamente con il team interno per continuare a rendere Amazon un ottimo posto dove lavorare”.

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