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ANTITRUST

Amazon, la Ue apre un’indagine sulle agevolazioni fiscali in Lussemburgo

Nel mirino dell’Antitrust europeo l’accordo stretto nel 2003 con il Lussemburgo che prevede la tassazione di appena l’1% degli utili generati in Europa. Almunia: “Basta con i trattamenti preferenziali”

07 Ott 2014

Patrizia Licata

La Commissione europea ha aperto un’indagine a tutto campo sul regime fiscale che il Lussemburgo applica ad Amazon: gli accordi che il colosso americano del commercio elettronico ha stretto con le autorità fiscali del Lussemburgo potrebbero aver sottovalutato il volume degli utili di Amazon e le avrebbero così concesso un vantaggio sleale sulla concorrenza.

“E’ giusto che le filiali delle multinazionali paghino la loro parte di tasse e non beneficino di un trattamento preferenziale che equivarrebbe a sovvenzioni mascherate”, ha dichiarato il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia.

La Commissione ha spegato che la delibera fiscale emanata nel 2003 dal Lussemburgo per la filale locale di Amazon, Amazon Eu Sarl, ha permesso all’azienda di pagare una royalty alla casamadre che ha ridotto la quota tassabile ad appena l’1% dell’utile prodotto in Europa. Ciò, indica ancora l’Ue, potrebbe non essere in linea con le condizioni di mercato; infatti darebbe ad Amazon un vantaggio economico permettendo all’azienda di pagare meno tasse di altre aziende i cui redditi sono dichiarati e registrati secondo i termini di mercato.

L’indagine della Commissione è l’ultima in ordine di tempo di una serie aperta contro grandi gruppi che beneficiano di pratiche fiscali “creative” e contro gli accordi che queste aziende hanno stretto con alcuni governi europei che favoriscono l’evasione delle tasse sui profitti aziendali.

In particolare, l’inchiesta lanciata oggi dall’Antitrust Ue si aggiunge a quelle già avviate a giugno nei confronti del Lussemburgo per il trattamento fiscale di Fiat Finance and Trade, dell’Olanda per Starbucks e dell’Irlanda per Apple. Il sistema delle delibere fiscali o “tax ruling” consiste in lettere d’intenti delle autorità fiscali di un paese che spiegano a un’azienda come verranno calcolate le imposte che dovrà pagare, in particolare per i prezzi dei trasferimenti di beni e servizi da una filiale all’altra dello stesso gruppo. Questo sistema, se non applicato correttamente, può influenzare i benefici netti di un gruppo e costituire un aiuto di stato anti-concorrenziale se dà un vantaggio selettivo a una società, come ipotizza oggi la Commissione europea.

Il sistema in vigore dal 2003 che il Lussemburgo applica ad Amazon Sarl è basato proprio su uno di questi “tax ruling”: secondo la Commissione ciò “potrebbe non essere conforme” alle regole Ue consentendo ad Amazon di “pagare meno tasse”.

I due casi del Lussemburgo, Amazon e Fiat, sono particolarmente delicati perché Jean-Claude Juncker, il nuovo presidente della Commissione europea, era premier del Lussemburgo al tempo degli accordi fiscali stretti con le due aziende.

Amazon ha guai col fisco anche negli Stati Uniti, dove le vengono contestate 1,5 miliardi di dollari di imposte non pagate, e in Francia, dove si ipotizza un’evasione di 250 milioni di dollari.

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