CONCORRENZA

Amazon, venditori “terzi” discriminati? Antitrust Ue pronta a formalizzare l’accusa

La società di Seattle sarebbe accusata, secondo le anticipazioni del Wsj, di aver raccolto e utilizzato i dati delle aziende per rendere più competitivi i prodotti distribuiti direttamente. Rischia una multa fino al 10% del fatturato

12 Giu 2020

Antonio Dini

L’Unione europea sta preparando una accusa formale contro Amazon per comportamenti anticompetitivi. Secondo il Wall Street Journal, che ha anticipato alcune indiscrezioni, Amazon avrebbe trattato i venditori terze parti presenti sulla sua piattaforma in maniera penalizzante sfruttando le informazioni raccolte per fare loro concorrenza in maniera scorretta.

Le accuse dovrebbero essere depositate ufficialmente nei prossimi giorni. La Commissione europea ha analizzato il caso e raccolto prove a lungo, mentre il gruppo incaricato di gestire il caso ha fatto circolare tra gli uffici di Bruxelles una versione preliminare delle accuse per un paio di mesi.

La richiesta di avvio di un giudizio dell’antitrust sarebbe l’ultimo passo di una indagine durata quasi due anni per cercare di capire se sono vere le presunti accuse di trattamento scorretto da parte di Amazon dei venditori che utilizzano la sua piattaforma. Le accuse derivano dal duplice ruolo di Amazon come operatore di mercato e come venditore dei propri prodotti. L’accusa dell’antitrust europeo è quella che Amazon abbia raccolto i dati da venditori terze parti e poi li abbia utilizzati per competere contro di loro lanciando ad esempio dei prodotti simili.

In passato Amazon aveva contestato di aver abusato del suo potere e delle sue dimensioni e aveva affermato che è comune il fatto che i rivenditori vendano anche prodotti in proprio usando delle private-label.

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L’eventuale decisione riguardo al caso che potrebbe essere aperto a breve richiederebbe almeno un altro anno. Se l’azienda risultasse colpevole delle violazioni della normativa antitrust europea la Commissione potrebbe multarla fino al 10% del suo fatturato annuo e obbligarla a cambiare alcune delle sue pratiche di business.

Negli ultimi anni Margrethe Vestager, la vicepresidente della Commissione responsabile per la competizione e le politiche digitali, negli ultimi anni ha multato Google complessivamente per nove miliardi di dollari a causa di comportamenti anticompetitivi in tre indagini separate. L’anno scorso Vestager ha avviato altre indagini su Google e Facebook, sempre per comportamenti anticompetitivi.

Alcune settimane fa Vestager aveva dichiarato che “l’applicazione della nostra normativa sulla concorrenza ci ha insegnato molto sui tipi di comportamenti delle piattaforme dominanti che possono impedire ai mercati di funzionare bene. Per questo ritengo che ci sia possibile attingere a questa esperienza per progettare regolamenti che stabiliscano chiaramente cosa quelle piattaforme possono e cosa non possono fare con il loro potere economico e di influenza del mercato”.

Amazon ha problemi di antitrust anche negli Stati Uniti: nell’ultimo anno l’House Judiciary Committe ha condotto una serie di investigazioni antitrust su varie aziende hi-tech inclusa Amazon, mentre l’azienda è stata indagata separatamente anche dal Dipartimento di giustizia e dalla Federal Trade Commission.

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