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PRIVACY

Anche Google nel mirino dell’Fbi per “sbloccare” i cellulari Android

Non solo Apple: diversi i mandati ottenuti dai procuratori federali contro il motore di ricerca. Per i paladini della privacy è abuso di potere. La protesta dell’azienda: “Non comprometteremmo mai la sicurezza di Android”

31 Mar 2016

Patrizia Licata

Apple non è l’unica azienda americana che ha ricevuto insistenti richieste dal governo federale per accedere ai dati contenuti nei cellulari: anche Google è stata oggetto di pressioni da parte dell’Fbi e di altre forze dell’ordine, dai Servizi segreti alla Sicurezza nazionale fino all’Anti-droga. A svelarlo sono le informazioni diffuse dall’American Civil Liberties Union, che ha portato alla luce 63 istanze con cui il governo Usa ha cercato di ottenere un mandato del tribunale in base alla legge (risalente al 1789) chiamata All Writs Act per obbligare Apple e Google a collaborare per accedere ai dati sui telefoni protetti da impostazioni di sicurezza e cifratura.

L’esito di questi procedimenti non è noto, scrive oggi il Wall Street Journal, ma finora, prima del clamoroso caso che ha visto al centro Apple e l’Fbi e l’iPhone dell’attentatore di San Bernardino, i giudici tendevano ad approvare senza problemi queste richieste da parte dei procuratori federali. Non si tratta nemmeno di un fenomeno nuovo, visto che i primi casi risalgono al 2008.

Il Wall Street Journal riferisce anche che Apple ha collaborato in più di 70 occasioni. La maggior parte delle 63 richieste individuate dell’ACLU coinvolgono la Mela, ma alcune ingiunzioni si sono indirizzate a Mountain View: gli investigatori chiedono di solito a Google di resettare le password dei device mobili (quelli con sistema operativo Android) per accedere ai dati. Per il dipartimento di Giustizia americano si tratta di situazioni in cui recuperare le informazioni dei device mobili è fondamentale per il buon esito delle indagini penali ma le associazioni a difesa della privacy pensano che il governo abusi di una legge obsoleta e assuma poteri che il Congresso non gli ha mai conferito.

Nel corso del procedimento giudiziario che ha visto nelle scorse settimane contrapporsi Apple e l’Fbi è emerso che attualmente ci sono almeno una dozzina di casi in cui il dipartimento di Giustizia americano sta cercando di ottenere da Cupertino l’accesso ad iPhone di sospetti criminali.

Uno dei casi che ha coinvolto Google, invece, è un’inchiesta all’interno di un’operazione anti-droga condotta nel 2015 in California: l’accusa ha ottenuto il mandato per costringere Big G a fornire assistenza nel recupero dei dati di un cellulare Alcatel e un cellulare Kyocera, entrambi con sistema Android. In un altro caso, sempre nel 2015, all’interno di indagini contro la pedopornografia a Sacramento, California, a Google è stato ordinato di resettare la password di un cellulare Samsung per permettere agli investigatori di accedere ai contenuti. Non è chiaro però se Google abbia sempre obbedito alle ingiunzioni ricevute. La situazione di Big G è diversa da quella di Apple: quest’ultima produce sia il software che l’hardware, mentre a Mountain View viene sviluppato solo il sistema operativo mobile; i telefoni sono di vendor diversi.

Google ha però commentato di non aver “mai ricevuto un’ingiunzione in base all’All Writs Act come quella di recente contestata da Apple con la richesta di sviluppare strumenti che compromettono la sicurezza dei nostri prodotti: noi siamo pronti a opporci con forza a un ordine del genere”.

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