LA RELAZIONE ANNUALE

Antitrust, Rustichelli: “Fondo sovrano strada da percorrere con coraggio e determinazione”

Il presidente dell’Autorità: “Questa è la direttrice da seguire perché l’Europa possa rispondere alle nuove sfide in modo coordinato e mantenere così un ruolo da protagonista sullo scenario globale”. Urgente la global minimum tax: “La concorrenza fiscale sleale tra gli Stati membri continua ad essere una forma di sovvenzione indiretta che costituisce uno dei più gravi fattori di distorsione del level playing field”

Pubblicato il 27 Giu 2023

Rustichelli

Il Fondo sovrano europeo è “una strada da percorrere con coraggio e determinazione, perché il ricorso a misure di sostegno nazionali è effimero” e serve uno sforzo corale come previsto, del resto, dalla Commissione Ue. Lo ha dichiarato il presidente dell’Antitrust italiano, Roberto Rustichelli, nel discorso con cui ha presentato, al Senato italiano, la Relazione annuale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm).

“I tradizionali presidi antitrust contro l’abuso del potere di mercato possono garantire certamente pari opportunità alle imprese e con ciò favorire il gioco competitivo, ma sovente non bastano da soli a far nascere imprese innovative o a consentire a quelle esistenti di reggere la concorrenza di colossi extraeuropei, talvolta fortemente sostenuti dai rispettivi paesi. Per questo serve una forte iniziativa politica condivisa a livello europeo”, ha detto Rustichelli. “La Commissione ruropea ha dimostrato di averne chiara consapevolezza”.

Rustichelli ha anche evidenziato come “la concorrenza fiscale sleale tra gli Stati membri continua ad essere una forma di sovvenzione indiretta che costituisce uno dei più gravi fattori di distorsione del level playing field e, quindi, una minaccia ad eque condizioni competitive all’interno del mercato unico”.

In merito alla global minimum tax, uno dei “successi” del vertice del G20 a Venezia nel luglio 2021, che indicava un’aliquota di almeno il 15% a carico delle imprese di maggiori dimensioni, la proposta è finita con un nulla di fatto. “È un tema che ho posto con forza sin dal mio insediamento e che a tutt’oggi riveste carattere di urgenza”, ha indicato Rustichelli.

Investimenti, il fondo sovrano europeo

Lo scorso primo febbraio la Commissione europea ha presentato il Piano industriale del Green Deal per l’era a zero emissioni nette, al fine di promuovere lo sviluppo delle tecnologie pulite e l’autonomia strategica dell’Unione, riducendo la sua dipendenza dai paesi terzi. Nella relativa Comunicazione la Commissione prevede di concentrarsi, nel breve periodo, su strumenti esistenti (RePowerEu, Investe e Fondo innovazione), e di elaborare, guardando ad un orizzonte più ampio, una risposta strutturale al fabbisogno di investimenti attraverso la costituzione di un fondo sovrano europeo.

“È una strada da percorrere con coraggio e determinazione, mettendo da parte il più semplice, ma effimero ricorso a misure di sostegno nazionali, a maggior ragione in un frangente in cui il quadro della competizione internazionale si fa più sfidante e, dunque, occorre proseguire gli sforzi corali per dotarsi di strumenti adeguati. Questa è la direttrice da seguire perché l’Europa possa rispondere alle nuove sfide in modo coordinato e mantenere così un ruolo da protagonista sullo scenario globale”, ha affermato Rustichelli.

Mercato unico Ue: sussidi e concorrenza fiscale sleale

Una delle maggiori sfide che occorre affrontare per il pieno dispiegarsi delle potenzialità dell’Europa unita riguarda la salvaguardia del mercato unico, ha proseguito Rustichelli: un mercato finora fortemente ancorato al principio di concorrenza, che ha consentito a persone, beni, servizi e capitali di muoversi liberamente, garantendo sviluppo e prosperità per quasi settant’anni. “Tuttavia, mai come oggi il mercato unico è esposto a pericoli e a rischi di frammentazione. Il drastico peggioramento del contesto geopolitico e la vulnerabilità delle catene globali del valore hanno prodotto cambiamenti rilevanti nella politica industriale dei paesi, con la riemersione di linee di intervento che, pur volte a favorire anche processi evolutivi come la transizione ecologica, presentano tratti e risvolti marcatamente protezionistici”.

Emblematico è l’Inflaction Reduction Act statunitense, che destina la cospicua somma di circa 400 miliardi di dollari a sostegno della riconversione tecnologica delle imprese che operano sul territorio americano e incentiva l’acquisto di vetture elettriche prodotte negli Stati Uniti, con componenti prevalentemente americane, come pure il Chips and Science Act, che destina circa 52 miliardi di dollari di aiuti ed introduce uno sconto fiscale del 25% a imprese americane che producono semiconduttori: “entrambi i provvedimenti sono destinati a spiegare incisivi e negativi effetti sulla competitività di molte industrie e imprese europee”, ha sottolineato il presidente dell’Agcm.

Di fronte alle dinamiche globali, il tema dei sussidi pubblici alle imprese e del level playing field nel mercato interno si impone come uno snodo cruciale. Ma la risposta alle nuove sfide non può ridursi al frammentato sovvenzionamento delle imprese da parte di ciascun paese, attraverso l’erogazione di fondi che si sottrae alla disciplina degli aiuti di Stato.

Il sovvenzionamento a livello nazionale “potrebbe infatti ridurre, peraltro soltanto a favore di alcuni Stati membri, il divario rispetto alle altre aree economiche internazionali, al costo, tuttavia, di accentuare quello interno, di provocare una grave segmentazione del mercato unico e, in definitiva, di indebolire la capacità delle imprese di stare sul mercato in maniera efficiente e competitiva”, ha detto Rustichelli. “La direzione da intraprendere è invece quella di sviluppare un’autentica politica industriale comune per dare una risposta collettiva, organica e strutturale, alle sfide provenienti dall’economia americana e da quelle asiatiche, mantenendo il tenore concorrenziale nel mercato interno”.

Il recente Regolamento sulle sovvenzioni estere, entrato in vigore a gennaio 2023, rappresenta un primo e fondamentale passo perché, integrando il novero degli strumenti già messi in campo negli anni scorsi, consentirà all’Unione europea di rimanere aperta agli scambi e agli investimenti, garantendo al contempo condizioni di parità per tutte le imprese che operano nel mercato unico. Tale condizione, seppure sicuramente necessaria, non è però sufficiente, secondo Rustichelli.

Il presidente dell’Agcm ha aggiunto: “L’Autorità continua ad auspicare un più deciso impegno sull’armonizzazione fiscale dei Paesi membri poiché questo preliminare ostacolo alla leale competizione non lede soltanto il confronto tra le imprese, ma mina alla radice la solidità del progetto europeo”.

Le attività a tutela della concorrenza 

Lo scorso anno, l’attività a tutela della concorrenza si è consolidata nel solco delle direttrici di intervento tracciate negli ultimi anni e, al tempo stesso, si è sviluppata in direzioni innovative per le fattispecie trattate e per i settori esaminati, nonché per le tecniche di analisi impiegate.

In particolare, l’Autorità ha concluso 12 procedimenti per intese restrittive della concorrenza, riconducibili, in funzione della natura dell’accordo e dell’esito dell’istruttoria, a tre macro-aree.

La prima macro-area di intervento concerne la lotta ai cartelli – che, da sempre, riveste un ruolo di rilievo primario nell’ambito dell’attività istruttoria dell’Autorità – e ha interessato in larga parte la collusione in occasione di gare pubbliche.

La seconda macro-area di intervento comprende due istruttorie concluse con l’accettazione di impegni, volti a rimuovere i possibili effetti restrittivi della concorrenza di specifiche intese denunciate all’Autorità.

Il primo intervento ha portato alla rimozione dei rischi concorrenziali derivanti dallo scambio indiretto di informazioni relativo alle polizze RC Auto tra la maggior parte delle principali imprese assicurative attive in Italia, realizzato per il tramite delle principali società che offrono servizi online di comparazione di prezzo. Il secondo procedimento, nel settore dell’editoria scolastica, ha portato all’eliminazione delle cosiddette “clausole di gradimento” presenti nei contratti tra editori e promotori, assicurando che il mercato rimanga aperto all’entrata e alla crescita di nuovi editori.

La terza macro-area di intervento riguarda l’esame di due accordi che configurano dei progetti idonei a incidere prospetticamente sul funzionamento di alcuni importanti settori dell’economia. Il primo accordo concerne un progetto di coinvestimento nelle telecomunicazioni e va inquadrato nell’ambito del processo di sviluppo delle reti di accesso di nuova generazione, che costituisce un importante capitolo del progetto di ammodernamento tecnologico e infrastrutturale del Paese, previsto anche dal Pnrr.

L’Agcm risponde alle sfide dell’era digitale

Alcuni dei descritti interventi sono stati affiancati – in una relazione di complementarità sotto il profilo settoriale e/o sostanziale – da due istruttorie per abuso di posizione dominante.

In particolare, nel settore dei pagamenti, sono state affrontate, per la prima volta in un procedimento per abuso di posizione dominante, le ricadute concorrenziali della trasformazione digitale che sta investendo il settore. L’istruttoria ha riguardato l’interazione tra le regole dei circuiti di pagamento e i vincoli tecnologici posti dai sistemi operativi dei dispositivi mobili, che necessariamente si integrano per rendere possibile il funzionamento delle carte tramite smartphone.

L’Autorità ha reso obbligatori impegni che garantiscono al mercato la libertà di decidere come impostare i Pos per i pagamenti tramite smartphone, in base a scelte orientate unicamente da dinamiche imprenditoriali e concorrenziali.

Le istruttorie aperte nei confronti delle big tech

“Rimane, inoltre, elevata l’attenzione che l’Autorità rivolge alle piattaforme digitali e, in particolare, alle modalità di raccolta e di utilizzo dei dati personali”, ha proseguito Rustichelli.

Il presidente dell’Agcm ha fatto riferimento all’istruttoria in corso avente ad oggetto il rifiuto di Google di concedere l’interoperabilità nei confronti di un operatore innovativo che consente agli utenti di ottenere una remunerazione dai propri dati, attraverso l’esercizio del diritto alla loro portabilità.

Le regole che definiscono le modalità di acquisizione dei dati negli ecosistemi digitali sono al centro di una seconda indagine istruttoria, nei confronti di Apple, che sembrerebbe applicare agli sviluppatori di app una politica sulla tracciabilità dei dati di navigazione degli utenti più restrittiva di quella applicata a se stessa.

Tutti i casi digitali sono condotti dall’Autorità in stretto e costante coordinamento con la Commissione europea e le autorità degli altri Stati Membri, nell’ambito della Rete europea di concorrenza (Ecn). “È eloquente il fatto che a dicembre 2022 la Commissione abbia reso vincolanti per Amazon in tutta Europa impegni simili ai rimedi comportamentali che l’Autorità gli aveva imposto in Italia l’anno prima. Proprio qualche giorno fa, inoltre, la Commissione ha aperto un’indagine formale sulle attività di pubblicità online di Google, nella quale è confluita anche un’istruttoria che era stata precedentemente aperta dall’Autorità”, ha sottolineato Rustichelli.

La tutela dei consumatori online

Come già nel corso degli ultimi anni, l’Autorità ha dedicato un’attenzione particolare alla protezione degli interessi dei consumatori nel contesto digitale. Nella consapevolezza, ad esempio, che i video, le foto, i post e i tweet pubblicati sui social media sono divenuti strumenti abitualmente utilizzati per comunicare e per realizzare un coinvolgimento emotivo dei destinatari del proprio racconto, l’Autorità si è concentrata sulle caratteristiche dei servizi offerti da una delle principali piattaforme di condivisione particolarmente popolare tra gli adolescenti, nonché sulla necessità da parte della stessa di garantire la massima trasparenza sul contenuto pubblicitario dei post pubblicati, anche mediante l’adozione di misure di prevenzione del marketing occulto.

Sotto altro profilo, l’Autorità ha svolto un’intensa attività di verifica delle informazioni offerte dai fornitori di connettività sulle performance dei servizi di navigazione su Internet.

Nello specifico, è stato concluso un procedimento nei confronti di un importante operatore del settore, sanzionato per le informazioni ingannevoli e le omissioni informative nelle proprie offerte di telefonia fissa, oltre ad essere state intraprese sei iniziative di moral suasion nei confronti di altrettanti operatori, concernenti le modalità di pubblicizzazione delle offerte per navigare in Internet attraverso il sistema di connessione in fibra.

In un altro procedimento è stata accertata e sanzionata una pratica commerciale scorretta posta in essere da un altro primario operatore con riferimento alle comunicazioni promozionali relative alle offerte di telefonia mobile con tecnologia 5G inclusa.

I modelli di impresa fondati sulla raccolta e l’aggregazione di enormi quantità di dati, generati o condivisi dagli utenti, consentono ormai una profilazione puntuale dei comportamenti di consumo e per questa via una personalizzazione crescente dei messaggi promozionali, delle offerte commerciali e – più in generale – dell’esperienza digitale di ciascuno.

Tuttavia, se il disegno quasi “sartoriale” delle comunicazioni commerciali ne accresce la rilevanza per i destinatari, allo stesso tempo consente agli operatori meno corretti di individuare con maggior precisione le fragilità di ciascun consumatore e di sfruttarle a proprio vantaggio.

L’Autorità è più volte intervenuta per assicurare che ai consumatori siano fornite, sin dal primo contatto e in modo chiaro e comprensibile, tutte le informazioni rilevanti in ordine all’utilizzo dei dati da essi condivisi, i quali costituiscono l’indubbio corrispettivo di un servizio che solo in apparenza è gratuito.

In ambito digitale, acquista altresì rilievo la capacità delle imprese di sfruttare le comuni distorsioni cognitive dei consumatori, al fine di orientarne le decisioni economiche nella direzione voluta, ponendo complesse questioni in ordine alla più appropriata risposta regolatoria.

A tale riguardo, l’esperienza dell’Autorità induce a riflettere sull’opportunità di imporre alle imprese un obbligo generale di correttezza sin dalla ideazione e dalla realizzazione delle interfacce digitali destinate alla interazione con i consumatori.

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