LA PROPOSTA

Antitrust, negli Usa è pronta la riforma: i Gafa a rischio spezzatino?

Il cerchio si stringe intorno a Google, Amazon, Apple e Facebook: la Camera ha presentato una radicale modifica delle norme sulla concorrenza che mette paletti ai merger e abbatte i conflitti di interesse

14 Giu 2021

Patrizia Licata

giornalista

ANTITRUST

Arriva la più grande stretta antitrust sulle Big tech degli Stati Uniti: un panel bipartisan della Camera dei rappresentanti ha presentato una proposta di riforma della regolamentazione sulla concorrenza che mira ad arginare il potere di mercato di  Amazon, Apple, Google e Facebook. Si tratta di un pacchetto di cinque nuove leggi (American Choice and innovation online act) che, se approvate, potrebbero costringere i colossi tecnologici a modificare in maniera sostanziale i loro modelli di business.

In particolare, il nuovo pacchetto legislativo rende più difficile per le piattaforme digitali dominanti completare operazioni di acquisizione e fusione con società concorrenti e vieta di possedere e condurre attività che presentano evidenti conlitti di interessi.

Prima di diventare legge le cinque proposte dovranno ottenere il voto favorevole della Commissione Giustizia della Camera, il sì del Senato e infine la firma del presidente Joe Biden.

Le quattro leggi anti-Big tech

Delle cinque bozze di legge, già visionate in anteprima da Reuters e da Cnbc.com, quattro riguardano specificamente le piattaforme digitali dominanti.

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Due delle leggi in discussione affrontano il tema del doppio ruolo di alcune piattaforme, come nel caso di Amazon che è un marketplace per venditori terzi ma vende anche prodotti propri, con un possibile conflitto di interessi. Nel mirino anche Apple, che gestisce l’App Store, dove vende applicazioni proprie e altre sviluppate da terzi. Una prima legge intende rendere illegale per le piattaforme dare un vantaggio ai propri prodotti e istituisce una sanzione fino al 30% dei ricavi Usa per chi viola le regole. La seconda esige dalle piattaforme online di vendere qualunque attività che possa costituire un incentivo per la stessa piattaforma ad avvantaggiar i propri prodotti.

La terza proposta di legge imporrebbe alle piattaforme digitali di non perseguire alcun merger a meno che non possano dimostrare che la società acquisita non è loro concorrente in alcun loro prodotto o servizio.

La quarta esige dalle piattaforme online di creare una modalità con cui gli utenti possono trasferire i loro dati se lo desiderano, anche verso player concorrenti.

Per la Camera Usa ci sono “poteri monopolistici”

L’American Choice and innovation online act scaturisce da una lunga indagine condotta su Amazon, Apple, Facebook e Google dalla sottocommissione Giustizia con delega all’antitrust della Camera dei rappresentanti e completata lo scorso anno.

Il panel ha concluso che i quattro big detengono un potere monopolistico e che le leggi antitrust andrebbero riformate per affrontare le nuove sfide della concorrenza sui mercati digitali.

La sottocommissione Giustizia è composta sia da esponenti Democratici che Repubblicani e non sono mancate le divergenze sulle soluzioni da adottare, ma l’accordo è stato quasi unanime sul fatto che le Big tech siano un “danno alla concorrenza” (nel parere del panel) e che le riforme sono necessarie per tutelare le corrette dinamiche di mercato.

I concorrenti: sì a “riforme aggressive”

Le associazioni vicine agli interessi delle Big tech hanno ovviamente criticato la proposta di riforma delle norme antitrust. “Adottare il modello regolatorio europeo renderebbe più difficile per le aziende hitech americane innovare e competere negli Usa e a livello globale”, ha commentato Geoffrey Manne, presidente e fondatore dell’International Center for law & economics, organizzazione vicina ai colossi tecnologici.

Se le leggi fossero approvate “Amazon non potrebbe più offrire la spedizione Prime per alcuni prodotti e Google non potrebbe presentare gli utenti in cima ai risultati di ricerca le attività commerciali di prossimità”, ha affermato Adam Kovacevich, Ceo della Chamber of Progress, altra organizzazione vicina alle Big tech. “Apple non potrebbe preinstallare sugli iPhone le sue app  “Find My” che aiutano a ritrovare i device persi. Facebook non potrebbe consentire la pubblicazione di un post direttamente anche Instagram”.

Sul versante opposto, le proposte della Camera americana sono state accolte con favore dalle concorrenti delle Big tech Usa.

L’American Choice and innovation online act “è un passo importante per affrontare la condotta anti-competitiva sull’ecosistema dell’App Store e un chiaro segnale che il vento è cambiato: il mondo sta realizzando la necessità si esigere che la concorrenza sia leale anche nell’App economy”, ha dichiarato il Chief legal officer di Spotify, Horacio Gutierrez.

“Roku ha sperimentato in prima persona che cosa vuol dire competere contro questi monopoli, li abbiamo visto ignorare in modo palese le leggi antitrust e danneggiare i consumatori grazie al loro predominio nel mondo online soffocando la concorrenza”, ha commentato Roku in una nota. “È necessario un pacchetto aggressivo di riforme per evitare abusi ulteriori sulla capacità di scelta e di accesso dei consumatori a prodotti indipendenti e innovativi”.

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