Apple lavora a un nuovo processore "in house" per il Mac - CorCom

SCENARI

Apple lavora a un nuovo processore “in house” per il Mac

Il primo Mac equipaggiato Arm arriverà secondo gli analisti nel 2021. E potrebbe essere un primo passo per l’abbandono degli attuali fornitori, che lavorano con la casa di Cupertino dal 2006

24 Apr 2020

Antonio Dini

Secondo l’analista Ming Chi Kuo Apple sta finalizzando una nuova linea di computer Mac basati su processore Arm. Il primo modello ultraleggero con schermo da 12 pollici e processore A14 a 12 core verrà presentato entro il 2021. I nuovi processori utilizzeranno la tecnologia di produzione a 5 nanometri che verrà utilizzata anche sugli iPhone e successivamente entro il 2022 anche sugli iPad.

Si tratta di una evoluzione del progetto iniziale di processori basati sull’architettura open della britannica Arm (di proprietà del gruppo giapponese SoftBank) che vengono utilizzati attualmente su iPhone e iPad. Apple progetta internamente le versioni customizzate dei processori Arm a partire dalla versione A4 del 2010 per il primo iPad, e si appoggia su fonderie esterne per la loro realizzazione. L’A4 venne prodotto da Samsung ma negli anni successivi Apple ha lavorato sempre più spesso con la taiwanese Tsmc. Attualmente i processori A13 Bionic e A13 Bionic Z utilizzati su iPhone e iPad nei benchmark standard risultano più veloci dei processori Intel o Amd di medio livello.

Apple con il progetto interno “Kalamata” starebbe lavorando alla realizzazione di tre processori per Mac basati su A14, la prossima generazione di cpu. La prima versione a sbarcare sul mercato secondo le indiscrezioni raccolte da Kuo sarà quella a 12 core, con lavorazione a 5 nanometri e con parti del processore specializzate per la performance (otto core chiamati “Firestorm”) e altre per il risparmio energetico (quattro core chiamati “Icestorm”), in maniera tale da poter garantire un bilanciamento tra autonomia della batteria e potenza di calcolo. Il processore verrà realizzato da Tsmc.

Con questa mossa, di cui da tempo si parla con sempre maggiore insistenza, Apple abbandonerebbe il produttore dei chip attualmente utilizzati nei suoi Mac, cioè Intel, attraverso una serie di passaggi graduali, sino a sostituire il processori in tutti i suoi computer sia portatili che fissi. Intel ha iniziato a fornire i processori per i Mac nel 2006, sostituendo a sua volta il consorzio Ibm-Motorola che produceva i processori PowerPC con tecnologia Risc dagli anni Novanta.

Nonostante il Mac non sia più da tempo il principale business di Apple, cuba tuttavia ancora circa il 10% del fatturato dell’azienda, all’incirca come il business dell’iPad o quello degli indossabili e degli accessori (AirPods e Apple Watch) e un po’ meno dei servizi (cloud, musica, gaming, carta di credito e AppleTv).

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I vantaggi nel ricorso a un processore con design proprietario e integrato verticalmente sarebbero molteplici per l’azienda, che comunque non abbandonerebbe il sistema operativo macOS per sostituirlo con quello degli smartphone iOS e dei tablet ipadOS. In questo modo Apple potrebbe intanto gestire i ritmi di sviluppo dei processori, inserendo le specializzazioni che sono maggiormente funzionali alle tecnologie software del sistema operativo, degli applicativi e dei servizi come quelli di intelligenza artificiale che l’azienda sta sviluppando molto rapidamente per i suoi smartphone e tablet. Questo si tradurrebbe in una maggiore flessibilità nel pianificare i nuovi prodotti.

Inoltre, l’azienda potrebbe semplificare lo sviluppo del software attraverso le sue piattaforme, che utilizzerebbero tutte la medesima architettura logica: dalla Apple TV e Apple Watch passando per smart speaker, telefono e tablet, sino ai Mac portatili e in futuro alle workstation più potenti (per le quali Arm ha realizzato negli ultimi mesi processori competitivi con gli Xeon di Intel).

Il progetto Kalamata sarebbe attivo da diversi anni e sarebbe stato testato in maniera approfondita nel 2018, utilizzando il processore A12X usato dagli iPad Pro per realizzare un prototipo di Mac funzionante con Arm. Il principale ostacolo sarebbe la conversione dell’ecosistema di applicativi per Mac, spesso orientati al mercato professionale, che dovrebbero essere riscritti per la nuova architettura.

Secondo altre indiscrezioni raccolte dagli analisti, Apple sarebbe al lavoro non solo a questa prima generazione di processori per MacBook, ma anche a una seconda che vedrà la luce tra due anni e che sarà allineata con il ciclo di sviluppo dei processori per iPhone e iPad, mettendo sostanzialmente le tre piattaforme su un unico design declinato poi per le differenti necessità di impiego.

Le ripercussioni dirette per Apple non sono chiare, ma le conseguenze per Intel invece sì. Secondo Brad Gastwirth, chief technology strategist di Wedbush Securities, “tutto questo ha implicazioni di lungo termine negative per Intel, e contribuisce alle nostre preoccupazione relativamente al futuro della loro quota di mercato nel settore”. Il titolo di Intel ha perso il 2,2% a seguito della pubblicazione delle indiscrezioni sui Mac con processore Arm da parte della stampa internazionale.

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