LA TRUFFA

Apple, maxi truffa da 10 milioni di dollari: ex dipendente alla sbarra

Le accuse: tangenti, furto di dispositivi, riciclaggio di denaro e rimborsi gonfiati. Il giudice di San José ordina il sequestro di 5 immobili e di ulteriori 5 milioni. Intanto Foxconn tratta per aprire una mega fabbrica in Arabia saudita: sul piatto investimenti per 9 miliardi

21 Mar 2022
giustizia

Una maxi-frode da 10 milioni di dollari ai danni di Apple. A denunciarlo è la stessa casa di Cupertino, che ha portato in tribunale il suo ex dipendente Dhirendra Prasad, 52 anni, che per dieci anni è ha lavorato per il dipartimento Global Service Supply Chain di Apple.

Secondo l’accusa, depositata al tribunale di San José, in California, l’uomo avrebbe incassato tangenti, rubato attrezzature e device, riciclato denaro e si sarebbe fatto rimborsare per spese mai sostenute.

Secondo le anticipazioni pubblicate da Nbc News il processo inizierà la prossima settimana, e nell’attesa della sentenza il giudice a cui è stato assegnato il caso ha disposto che in via cautelativa vengano sequestrati all’uomo cinque immobili e cinque milioni di dollari dai suoi conti in banca. Dal fronte delle indagini emerge intanto che Prasad non avrebbe agito sa solo: due società fornitrici di Apple avrebbero infatti già ammesso di aver preso parte dalla frode e alle attività di riciclaggio.

Sempre sul fronte dei fornitori di Apple è degli ultimi giorni la notizia della possibile creazione di un maxi-stabilimento Foxconn in Arabia Saudita, per un investimento da nove miliardi di dollari. A dare i dettagli della possibile operazione è in questo caso il Wall Street Journal, secondo cui la società di Taiwan, che è il più grande assemblatore di Apple, vorrebbe trasferire nel nuovo centro del Golfo Persico una factory per l’assemblaggio di componenti elettronici, produzione di microchip e componenti per veicoli elettrici e altri dispositivi, come i display.

In parallelo, Foxconn avrebbe avviato dei contatti preliminari cha che gli Emirati Arabi Uniti. La strategia è quella di diversificare i siti di produzione per non incappare nelle conseguenze della tech-war a colpi di “ban” tra Cina e Stati Uniti. La convenienza per l’Arabia Saudita sarebbe invece quella di mettere le basi per la creazione di un distretto hi-tech che consentirebbe di diversificare l’economia locale, che punta quasi esclusivamente sui ricavi del petrolio, dando seguito alle linee guida del programma di riforme Vision 2030 voluto dal principe ereditario Mohammed bin Salman.

@RIPRODUZIONE RISERVATA