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TRADE WAR USA CINA

Apple vittima dei dazi voluti da Trump? Intanto il titolo crolla in Borsa

La tassa aggiuntiva del 10% sui beni importati dal Paese asiatico colpisce l’azienda guidata da Tim Cook. Si teme che le nuove regole possano andare a impattare sull’approvvigionamento di componenti per smartphone e tablet

02 Ago 2019

Antonio Dini

Quel che non poterono i mercati, lo può il Presidente degli Stati Uniti. Che non ci pensa due volte ad affossare quello che una volta era il fiore all’occhiello dell’industria americana relegandolo al ruolo di “danno collaterale” della guerra tariffaria con la Cina.

Le azioni di Apple sono calate bruscamente dopo che il Presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno imposto una tariffa aggiuntiva del 10% su circa 300 miliardi di dollari di beni importati dalla Cina a partire dal primo settembre.

Ieri il titolo di Apple è sceso di oltre il 2%, cancellando i guadagni dei giorni precedenti. Il Dow ha perso oltre 200 punti a causa del tweet di Donald Trump. L’indice S&P 500 era in calo di meno dell’1%, ma tutti i precedenti guadagni erano stati spazzati via.

Apple sfrutta molto la Cina come centro di assemblaggio dell’iPhone e dei suoi altri prodotti, cosa che la rende vulnerabile agli aumenti dei prezzi causati da una tassazione sulle esportazioni cinesi, anche se non è confermato quali prodotti Apple potrebbero essere interessati dalla tariffa proposta da Trump.

Lo scorso 17 giugno Apple aveva dichiarato in una lettera al rappresentante commerciale statunitense Robert Lighthizer che la quarta lista di beni sottoposti a tariffe di importazioni coprendo ulteriori 300 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina, probabilmente lo stesso elenco di cui ha twittato Trump, coprirebbe “tutti i principali prodotti di Apple” e comprometterebbe il contributo dell’azienda all’economia americana. Apple può richiedere ulteriori esenzioni o eccezioni per i suoi prodotti.

Secondo quanto dichiarato ufficialmente da Apple “la lista proposta copre tutti i principali prodotti Apple, inclusi iPhone, iPad, Mac, AirPods e AppleTV, nonché le parti e le batterie utilizzate per riparare i prodotti negli Stati Uniti. Le tariffe proposte riguardano anche gli accessori realizzati da Apple per questi dispositivi, come monitor e tastiere”. Per questo, sostiene Apple “sollecitiamo il Governo degli Stati Uniti a non imporre tariffe su questi prodotti».

Tim Cook all’inizio di questa settimana, durante la relazione per la trimestrale, aveva detto agli analisti: “Per come la vedo io, la stragrande maggioranza dei nostri prodotti sono realizzati più o meno ovunque. Questa infatti è la natura di una catena di approvvigionamento globale. In gran parte, penso che anche in futuro non cambierà”.

Apple di regola si oppone alle tariffe imposte dal Governo americano, comprese quelle inserite in un elenco separato di prodotti entrate in vigore lo scorso autunno e portate al 25% a maggio. Questo elenco non includeva i prodotti Apple. Cook l’anno scorso ha dichiarato di aver detto personalmente a Trump che le tariffe sono un modo sbagliato per approcciarsi alla Cina. Questa settimana Cook ha anche affermato che Apple sta investendo in capacità produttiva negli Stati Uniti perché vuole “produrre” un computer desktop di fascia alta, il Mac Pro, negli Usa. Tuttavia, Trump ha affermato che la sua amministrazione non farà eccezioni e non concederà alcuna esenzione tariffaria per Apple sulle componenti chiave che vengono prese in Cina.

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