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IL QUARTIER GENERALE

Apre i battenti Casa Siemens, l’hub a misura di smart working

Inaugurato a Milano il campus da 86mila metri quadrati all’insegna dell’ecosostenibilità. Sprint al lavoro agile: abolito l’orario d’ufficio. L’Ad Golla: “Ci siamo attrezzati per il cambiamento”

22 Mar 2018

Domenico Aliperto

Più che un nuovo quartier generale, Casa Siemens è la solidificazione di un nuovo approccio alla cultura del lavoro. La struttura inaugurata stamattina nel quartiere Adriano di Milano, in via Vipiteno, offre forse più contenuti intangibili di quanti ce ne siano sul piano pratico. E parliamo comunque di un’area interamente riqualificata da 86 mila metri quadrati, per innervare la quale è stato necessario addirittura aprire una nuova via (intitolata non a caso al patriarca del gruppo tedesco Werner Von Siemens).

Su di essa, proprietà di Siemens dai tempi in cui sorgeva lo storico stabilimento, ora si trova un vero e proprio campus che ospita due edifici: al primo, residuo dell’era precedente, è stata aggiunta una nuova struttura da 15.500 metri quadrati che è a tutti gli effetti uno smart building ecosostenibile, con luminosità, climatizzazione e consumi elettrici e idrici gestiti da un sistema integrato e intelligente a cui in futuro dovrebbe essere associata anche una smart grid per l’autosufficienza energetica. Completeranno il campus un parco, un campo da calcio (messo a disposizione anche degli abitanti del quartiere), un orto per le attività ricreative e un’isola per il parcheggio delle 75 biciclette messe personalmente a disposizione dei dipendenti che raggiungono via Vipiteno attraverso le vicine fermate della metropolitana. Il nuovo headquarter, progettato dallo studio Barreca & La Varra e simbolo tangibile dell’importanza del mercato italiano sul fronte dell’Industry 4.0, dispone di 740 postazioni di lavoro, tre social hub e un’area esperienziale, la MindSphere Lounge, ed è in grado di accogliere 1080 dipendenti, anche se l’obiettivo dichiarato è favorire nuove modalità di accesso alle attività aziendali.

“Grazie all’accordo siglato con tutte le parti in causa siamo riusciti a modificare il contratto, abolendo di fatto l’orario di lavoro”, ha spiegato Federico Golla, Presidente e Amministratore Delegato di Siemens Italia, nel discorso inaugurale della struttura. “Non ci sono più né le 48 né le 40 ore a settimana: esistono solo il mestiere, il network, i colleghi, che grazie alla tecnologia possono garantire l’impegno e restituire la fiducia nella qualità del lavoro”. Golla ha poi precisato che l’azienda non è ancora in grado di fornire statistiche sull’impatto che ha avuto questa scelta, dato che il nuovo piano è partito a gennaio, ma è sembrato molto ottimista, anche rispetto alla visione globale dell’evoluzione tecnologica: “Da che parte stiamo andando? È una direzione complicata, caotica, connotata da concetti come quello di cyber security, artificial intelligence o di robotica che spesso fanno vedere spettri, a partire dal problema della disoccupazione, che non appariranno mai. Le questioni davvero rilevanti riguardano la digitalizzazione degli ecosistemi. Non ha più senso parlare di aziende, e nemmeno di città. Le smart technology sono patrimonio dei Paesi che evolvono. È di smart country che dovremmo parlare, così come dovremmo fare di tutto per evitare di rimanere indietro da questo punto di vista. Le nuove tecnologie ci danno l’opportunità di raggiungere i nostri obiettivi attraverso il cambiamento, condizione imprescindibile in un mondo che continua a trasformarsi. La nuova sede è frutto di questa consapevolezza: anche noi ci siamo attrezzati per il cambiamento”.

Ottimismo condiviso ma in parte smorzato da Giulio Tremonti, Presidente Aspen Institute Italia, che ha partecipato alla conferenza inaugurale: “La dematerializzazione e la delocalizzazione della parte più strategica della ricchezza hanno radicalmente trasformato la nostra vita, non c’è mai stato nella storia un cambiamento così intenso in un tempo così breve. Questa settimana abbiamo assistito a due incidenti (la donna travolta dal veicolo autonomo di Uber e lo scandalo Facebook, ndr) che in sé non vogliono dire nulla, ma che dovrebbero indurci a un principio di precauzione, specie su temi delicati come quelli della quantità e della qualità del lavoro”.

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